La Calabria che incanta i Giurati del Concours Mondial de Bruxelles 2026
A evento concluso, gli esperti restano per scoprire una terra che conquista tra vini identitari e bellezza senza tempo.

REGGIO CALABRIA La competizione è finita, ma loro non sono andati via. I giurati del Concours Mondial de Bruxelles 2026 hanno scelto di restare in Calabria anche dopo la chiusura ufficiale dell’evento, che ha avuto il suo cuore pulsante a Cirò, nel crotonese. Una scelta che dice molto su questa terra: chi la conosce, fatica a lasciarla.
Il gruppo di esperti, degustatori e giornalisti provenienti da ogni angolo del mondo ha percorso la regione da nord a sud, toccando le suggestioni medievali di Gerace e scendendo poi fino a Reggio Calabria, dove il Museo Nazionale custodisce uno dei capolavori assoluti dell’antichità: i Bronzi di Riace, quei guerrieri greci emersi dal mare che continuano a lasciare senza fiato chiunque li incontri.
«Vengo in Calabria da 26 anni, sono sempre felice di esserci»
Tra i giurati che hanno voluto raccontare la propria esperienza c’è Ole Utz, danese, giornalista e importatore di vino con una lunghissima familiarità con questo territorio.
«Com’è andata questo periodo in Calabria?» gli chiediamo. «Molto bene, molto bene», risponde con un sorriso immediato. «Vengo in Calabria da almeno 26 anni e sono sempre molto felice di esserci».
Un legame che va ben oltre il vino. Ma è proprio sul vino che Utz offre una riflessione lucida e appassionata sul valore del Concours Mondial de Bruxelles nel panorama internazionale.
«Il Concours stesso è una cosa speciale perché non solo degustiamo vini di tutto il mondo, ma andiamo in un posto dove fanno vino, spiega. E poi il Concours utilizza anche la tecnica moderna, i Big Data, tutti gli schemi di degustazione: questo è molto utile per i produttori, perché sanno come vengono recepiti i loro vini. È una cosa davvero interessante».
Il rosato che ritrova la sua anima
Ole Utz partecipa alla sessione dedicata ai vini rosati — la sua quinta volta con questa specifica giuria del Concours — e le sue parole sulla qualità riscontrata sono entusiaste, pur nella prudenza che impone il segreto delle medaglie.
«Abbiamo degustato vini di tutto il mondo: alcuni sono veramente fantastici, altri mediocri, e c’è un mare di ottimi vini in mezzo», racconta. «Non so ancora quali otterranno le medaglie, ma è sempre interessante vedere dove sta andando il mondo del rosato. Negli ultimi anni il mondo aveva preso la direzione dei rosati ‘provinciali’, molto pallidi, privi di senso del luogo. Ma negli ultimi due o tre anni vedo sempre più vini che sono caratteristici del posto, che hanno identità, che hanno senso del territorio. E sono molto felice di vedere questo».
Poi aggiunge una frase che vale come chiave di lettura dell’intera esperienza calabrese: «Il vino ha un gioco molto speciale: può mandarti in un posto che non conosci. È una cosa veramente magica. Ed è molto importante per me avere vini che siano veri rappresentanti del luogo».
La voce della Romania: «Gaglioppo e Mantonico nel cuore»
Accanto a lui, Diana Pavalescu, giudice internazionale proveniente dalla Romania, giornalista freelance specializzata nelle denominazioni di origine e nelle indicazioni geografiche dei vini rumeni. Per lei, il Concours Mondial de Bruxelles è già un appuntamento familiare con la Calabria: era presente anche quattro anni fa, quando la manifestazione era dedicata ai vini bianchi e rossi.
«È sempre un piacere scoprire nuovi vini e nuovi vigneti. E dalla Calabria mi restano nel cuore il Gaglioppo e il Mantonico: due vitigni che danno vini capaci davvero di promuovere questa regione».
In tre o quattro giorni di permanenza, Diana ha visitato numerose cantine, accumulando ricordi e impressioni positive. Ma a colpirla, più ancora dei calici, è stata l’atmosfera umana.
«L’ospitalità che ho incontrato — anche già quattro anni fa — è sempre la stessa: persone buone, che ti fanno sentire il benvenuto».
Adesso resta solo da sapere chi vincerà!
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