Il caso dell’albero secolare tagliato a Pizzo, un «attentato alla bellezza». Il Comune si difende
La “diffida” contestata, il sopralluogo dei Carabinieri. L’amministrazione si rivolge alle autorità. Indetta per sabato una manifestazione pubblica

PIZZO Continua a far discutere il taglio dell’araucaria di Pizzo, l’albero secolare che svettava nel centro storico e divenuto negli anni uno dei simboli della città. Lo scorso lunedì, alle luci dell’alba, erano iniziate le operazioni di abbattimento dell’albero, su decisione della nuova proprietà di Palazzo Bisogni. Un gesto che aveva scatenato la reazione dei cittadini: lo storico Antonio Montesanti aveva parlato di «omicidio dell’essere vivente più adulto del paese», il content creator, originario della città napitina, Giuseppe Scuticchio ha pubblicato un video in cui denuncia il taglio lamentando che «a Pizzo manca il senso del bello». Ma sono solo alcune delle centinaia di reazioni indignate al taglio dell’albero, che avevano “costretto” il Comune a intervenire nell’immediato, bloccando con la Polizia Locale le operazioni. Con una successiva nota era poi intervenuto spiegando di aver diffidato i proprietari a procedere al taglio di un albero per cui era già stato avviato l’iter di inserimento nella lista degli arbusti “monumentali” e, di conseguenza, sotto tutela.
Comune sotto accusa
Se da una parte i proprietari sostengono di aver agito nel giusto, dall’altra a finire sotto contestazione dei cittadini è il Comune, accusato di aver vigilato poco e essere intervenuto tardivamente per la protezione dell’albero nonostante i sentori di un taglio imminente. L’amministrazione guidata da Sergio Pititto ha fatto sapere di aver avvertito le autorità per accertare eventuali responsabilità, avendo posto precedentemente il divieto all’operazione di abbattimento. In particolare ha precisato di aver avviato l’iter lo scorso 26 febbraio e di aver comunicato alla proprietà «che attesa la monumentalità, ovvero il valore paesaggistico della fattispecie, eventuali interventi anche di manutenzione ordinaria dovevano essere richiesti, con apposita istanza, e autorizzati dall’Ente per le valutazioni di competenza». Tanto che i carabinieri forestali, in un sopralluogo del 16 marzo, rilasciavano un verbale in cui si «attestava la salubrità dell’arbusto e nello stesso veniva comunicato di sospendere ogni azione sull’albero stesso». «Sopralluogo – scrive ancora – a cui erano presenti i “custodi”, non formalmente proprietari dell’immobile e il loro legale». «Purtroppo – conclude il Comune – l’azione posta in essere lunedì 30 marzo di soppiatto e alle prime luci dell’alba, rivela un intendimento proteso a vanificare la procedura di monumentalità messa in campo dal Comune a tutela dell’albero. Di questa condotta ne è stata data informazione a tutte le Autorità competenti per accertare eventuali responsabilità».
«Se tutti sapevano, chi doveva impedire il taglio?»
«Se tutti sapevano, chi doveva impedire il taglio?» è la domanda posta da Montesanti. «Perché se tutto era noto, segnalato e monitorato e l’ albero secolare viene tagliato ugualmente… quel taglio non è più solo un taglio, ma un vero fallimento». E ancora: «Il nostro albero secolare, a cui dobbiamo garantire la vita, adesso che è ferito e bisognoso di cura, chi lo tutela dal suo custode? Il resto sono parole e carte confutabili. L’ unica realtà che vediamo mozzata è l’albero. Su questi due quesiti sarebbe illuminante una risposta istituzionale pubblica ed autorevole».
Il “lutto cittadino” e la manifestazione di sabato
Intanto, i cittadini si preparano a scendere in piazza: sabato 4 aprile, è stata indetta una manifestazione pubblica in Piazza della Repubblica dal titolo “In memoria di un albero, mobilitazione contro la sfida alla bellezza di Pizzo”. L’associazione Italia Nostra ha chiesto che venga proclamato lutto cittadino per uno dei simboli della città, invitando il procuratore della Repubblica di Vibo Valentia Camillo Falvo e il sostituto procuratore Concettina Iannazzo a partecipare alla manifestazione. «Una partecipazione corale ed autentica. Quasi un passaggio, di mano in mano, dello sdegno e del distacco da chi ancora e da ultimo tenta di giustificare, con cavilli pretestuosi ed insostenibili, un misfatto e un delitto di tal genere. E così proprio ieri che Italia Nostra aps., a fronte di tal clima di partecipazione generale e diffusa, ha invitato, personalmente ed ufficialmente, il Procuratore della Repubblica, Camillo Falvo, e il Sostituto Procuratore della Repubblica, Concettina Iannazzo, a partecipare essi stessi alla manifestazione pubblica del 4 aprile a Pizzo. Probabilmente – scrive l’associazione – per impegni già assunti altrove ed in precedenza, il dottor Falvo e la dottoressa Iannazzo, loro malgrado, non potranno esserci, sebbene siamo sicuri che seguiranno la vicenda con attenzione, personale ed istituzionale. In fondo se una sfida al rispetto della legalità, così plateale come quella che si è consumata a Pizzo il 30 marzo scorso, non attenziona quella che è la massima Autorità sul territorio chiamata a contrastare tali sfide, chi altri mai potrebbe attenzionare? Oltre alla vera società civile?». (ma.ru.)
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