Mille euro per un matrimonio di comodo: a Lamezia il presunto “sistema” per ottenere pensioni e reddito di cittadinanza
Nell’inchiesta anche le contestazioni su una pensione di reversibilità ritenuta indebita e sulle domande per Rdc e Rem presentate, secondo l’accusa, con dichiarazioni false

LAMEZIA TERME Un matrimonio organizzato per ottenere documenti utili alla permanenza in Italia, dietro il pagamento di mille euro. C’è anche questo nell’inchiesta dalla Guardia di Finanza, con il coordinamento della Procura della Repubblica di Lamezia Terme. Un episodio tra i più eloquenti della chiusura indagini notificata a 61 persone. Nella vicenda ci sono tutti gli attori possibili: la coppia – un 71 enne di Lamezia – una donna marocchina e un intermediario che, proprio dietro il pagamento di mille euro, avrebbe agevolato il rilascio di un certificato che sarebbe poi stato utilizzato per «giustificare lo scopo e le condizioni del soggiorno in Italia nelle pratiche davanti all’Ufficio immigrazione della Questura di Catanzaro».
Il sistema
I protagonisti della vicenda e per i quali la Procura lametina ha chiuso le indagini sono Pasquale Perri come promotore e organizzatore, Bouazza El Miftahy detto “Giovanni” come intermediario, Michele Ugo Caruso come pubblico ufficiale che avrebbe agevolato gli adempimenti amministrativi, Michele Muraca come soggetto che avrebbe accettato il matrimonio di comodo con la cittadina marocchina Hayat Daoui e Valeria Muraca come persona che avrebbe contribuito al disbrigo delle pratiche e alla predisposizione di una falsa attestazione di ospitalità.
Le contestazioni della Procura di Lamezia Terme
La ricostruzione dell’accusa è puntuale nel definire il quadro degli avvenimenti, scanditi lungo una sequenza temporale precisa. Già perché attorno a quel presunto matrimonio “di comodo”, sempre secondo l’accusa, si sarebbe poi sviluppata un’intera catena di atti conseguenti. La Procura contesta infatti false dichiarazioni rese per l’allaccio alla rete idrica, per il trasferimento della dimora abituale e per la residenza del nucleo familiare, sostenendo che Muraca non avrebbe mai realmente trasferito la propria residenza nell’abitazione indicata insieme a Daoui, continuando invece a vivere altrove con la figlia. In questo quadro rientra anche il verbale di accertamento che, per gli inquirenti, avrebbe attestato falsamente la presenza stabile della coppia nell’immobile di via Raffaele Matarazzo.
Occhi puntati su Rdc e reversibilità
Dalla chiusura indagini, poi, emergono altri due aspettati altrettanti rilevanti ovvero le presunte «prestazioni economiche ottenute o richieste indebitamente» e «l’indebita percezione del reddito di cittadinanza». Nel primo caso, sotto accusa c’è Touaf Souad che avrebbe ottenuto la pensione di reversibilità dell’Inps «sulla base di un matrimonio ritenuto simulato con il defunto V. M.» sostiene l’accusa secondo cui, inoltre, la donna avrebbe indotto in errore i funzionari dell’ente, «ottenendo dal febbraio 2021 un assegno mensile di circa 670 euro, con un danno patrimoniale di pari importo per le casse pubbliche». Nel secondo caso, invece, un indagato avrebbe ottenuto il reddito di cittadinanza con domande presentate nel marzo 2019 e nell’ottobre 2020, percependo somme mensili variabili nel tempo tra circa 718 e 818 euro, oltre a integrazioni, per poi attestare falsamente, nelle domande di REM, che nessun componente del nucleo familiare fosse percettore di reddito o pensione di cittadinanza.
Il CAF di via Torre
È in questo che, secondo il quadro accusatorio, entrerebbe in gioco il CAF di via Torre a Lamezia Terme, indicato come luogo in cui «sarebbero state inserite sui sistemi informatici dell’Inps richieste e dichiarazioni ritenute false». Come nel caso delle posizioni di Sano Youssuf e Akther Tasleem, per i quali la Procura ipotizza «richieste di Reddito di emergenza presentate attestando che nessun membro del nucleo familiare fosse percettore di reddito o pensione di cittadinanza». Un quadro ben diverso da quello ricostruito dalla Guardia di Finanza secondo cui il beneficio del Rdc era già stato richiesto o riconosciuto. In questi episodi vengono chiamati in causa Pingitore Luigi detto “Luciano” e Domenicano Caterina, indicati come «addetti al patronato Caf e all’inserimento dei dati nei sistemi informatici dell’Inps».
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