Il nuovo ospedale di Catanzaro e l’inerzia del Comune: “anatomia” di un fallimento politico
La decisione di Occhiuto di rivolgersi al Politecnico di Milano per la localizzazione rivela l’incapacità della politica catanzarese di governare il processo

CATANZARO L’incapacità della politica catanzarese di volare alto. Sulla vicenda del progetto del nuovo ospedale di Catanzaro emerge praticamente il fallimento di un’intera classe dirigente, quella che ha trovato rappresentanza a Palazzo De Nobili, nell’amministrazione comunale e nel Consiglio comunale. Al di là del merito, che ovviamente è sempre opinabile così come anche la forma, la decisione del commissario per l’edilizia straordinaria Claudio Moroni – ma, di fatto, del presidente della Regione Roberto Occhiuto – di rivolgersi al Politecnico di Milano per individuare le ipotesi di localizzazione dell’infrastruttura è sicuramente un “commissariamento” del Comune in tutte le sue componenti ma soprattutto è la certificazione di una sempre più impalpabile e imbarazzante debolezza della politica del capoluogo, ormai talmente abituata al piccolo cabotaggio da aver smarrito la propria storica vocazione, quella di saper governare i processi. Il perché è presto detto: l’indecisionismo del Consiglio comunale di Catanzaro, completamente fermo su questo dossier (come su tanti altri, a onor del vero, ma qui è inutile allargare il campo). Ricostruiamo le tappe per contestualizzare meglio la vicenda.
L’inerzia del Comune
Il punto centrale riguarda la localizzazione del nuovo ospedale: l’alternativa – lo è anche adesso – è tra un’area tra l’attuale ospedale Pugliese e il presidio del Ciaccio nell’area nord di Catanzaro, già individuata dal Consiglio comunale di Catanzaro tanti anni fa e in tempi sicuramente diversi da quelli attuali, e un’area invece adiacente al Policlinico Mater Domini a Germaneto. Si segnala che la prima opzione aveva il sostegno di buona parte dell’attuale Consiglio comunale ma non di tutta l’aula mentre la seconda, a Germaneto, era quella gradita a Occhiuto, che tuttavia ha sempre detto di volersi rimettere alle decisioni del territorio, quindi della politica catanzarese. Si è provato a rilanciare il progetto a giugno del 2025, con un Consiglio comunale ad hoc che avrebbe dovuto esprimere una posizione possibilmente unitaria sulla localizzazione, da trasmettere poi alla Regione e al governatore Occhiuto, e invece quel Consiglio comunale si rivelò sostanzialmente un fallimento, saltando per la mancanza del numero legale e rivelando le profonde divisioni all’interno dei due schieramenti, sia del centrosinistra sia – per la verità – anche del centrodestra e dell’opposizione in generale. Una pagina abbastanza indecorosa che gli analisti presumevano potesse essere “sanata” in breve tempo, con la convocazione di una nuova seduta del Consiglio comunale da dedicare al nuovo ospedale di Catanzaro. Ma di questa convocazione non c’è mai stata traccia, in tutti questi mesi. La realtà è che nella politica catanzarese, anche qui trasversalmente, molti in realtà temono la “fine” dell’attuale presidio del Pugliese e con esso di un intero quartiere a nord di Catanzaro, rivelando però una visione ancora molto provinciale delle cose.
Le posizioni in campo
A novembre comunque il tema era ritornato di attualità con un intervento di Occhiuto a margine dell’intesa per il nuovo ospedale di Cosenza: il governatore e commissario in buona sostanza in quell’occasione aveva ribadito la volontà di attendere le determinazioni del Comune sulla localizzazione, facendo però trasparire una certa fretta, anche perché il nuovo ospedale di Catanzaro rientra tra quelli per i quali si possono sfruttare i poteri straordinari di protezione civile già attivati per altri presìdi. In una seduta di Consiglio comunale di qualche ora successiva il sindaco Nicola Fiorita, che evidentemente aveva “fiutato” l’aria, aveva provato a dare una “sveglia” alla politica del capoluogo lanciando un messaggio piuttosto eloquente, paventando il rischio (reale) per Catanzaro di restare fuori da una partita comunque importantissima. Una partita che muove anche risorse consistenti: il nuovo ospedale di Catanzaro potrebbe essere finanziato con due canali, quello ex articolo 20 e quello delle risorse Inail, per complessivi 350 milioni. Ovviamente, soldi di carta e sulla carta, fin quando non ci saranno passi avanti. «Condivido – disse quel giorno di novembre Fiorita – che è urgente affrontare la questione. Noi adesso dobbiamo decidere cosa vorremmo, non cosa vogliamo, perché la questione non è esattamente nelle nostre mani. Abbiamo rivendicato il diritto ad avere un potere di interlocuzione e questa nostra rivendicazione adesso la dobbiamo concretizzare. Cosa penso io? Penso – rimarcò il sindaco di Catanzaro – che dovremmo provare a essere uniti, perché se non saremo uniti e se non saremo capaci di avere una proposta unitaria saremo molto deboli di fronte a una possibilità, che è quella di esercitare poteri commissariali, e di fronte a un pericolo, che le nostre divisioni portino per mille ragioni a non fare nulla. Allora non c’è più tempo da perdere ma su questo ci dobbiamo riunire e discutere».
L’epilogo
Parole che però sembrano essere scivolate come acqua sulle pietre, alimentando la narrazione di una consiliatura di fatto ferma, e che rischia di restare ancora più ferma di com’è considerando che tra qualche mese sarà di nuovo tempo di campagna elettorale per Palazzo De Nobili. E il futuro nuovo ospedale di Catanzaro è sempre più futuribile. Per non dire irrealizzabile. Ovviamente, non mancherà chi adesso accuserà Occhiuto di voler colpire e comunque penalizzare Catanzaro ma il governatore in tempi non sospetti ha detto come la pensava e soprattutto ha concesso alla politica di Catanzaro tutto il tempo che poteva, prima di “commissariarla” delegando il Politecnico di Milano. Che ora ha tempo fino a luglio per dire e fare quello che avrebbero dovuto dire e fare gli attori locali, se solo ne fossero stati capaci… (a. cant.)
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