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l’inchiesta Acquarium

«Mi serve un pacco di Bianca». Dalla Puglia alla Locride per un chilo di cocaina: il viaggio della droga nelle chat

Negli atti dell’operazione la ricostruzione di una cessione di stupefacenti: messaggi cifrati, staffetta e scambio nel parcheggio di un centro commerciale calabrese

Pubblicato il: 10/04/2026 – 18:16
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«Mi serve un pacco di Bianca». Dalla Puglia alla Locride per un chilo di cocaina: il viaggio della droga nelle chat

VIBO VALENTIA Non sono pochi i passaggi rilevanti emersi dagli atti dell’operazione “Aquarium”, l’inchiesta che, alla fine dello scorso mese di marzo, ha condotto all’emissione di un’ordinanza cautelare nei confronti di 15 persone ritenute, a vario titolo, coinvolte in un’organizzazione dedita al traffico di sostanze stupefacenti e collegata alla ’ndrina Maiolo di Acquaro, nel Vibonese. Tra gli episodi ricostruiti dagli investigatori, uno dei più significativi riguarda una complessa operazione di cessione di cocaina, organizzata attraverso canali criptati e sviluppatasi tra la Calabria e la Puglia. Al centro della vicenda, secondo quanto emerge dagli atti, ancora una volta la figura di Angelo Maiolo, ritenuto il promotore e coordinatore dell’intera transazione.

La richiesta urgente e l’attivazione della rete

L’episodio prende avvio nel pomeriggio del 23 settembre 2020, quando un acquirente pugliese – identificato attraverso il sistema criptato SkyECC – contatta Maiolo manifestando l’urgenza di acquistare un chilogrammo di cocaina. Il tono della richiesta appare immediato e pressante: «Compare mio domani mi serve un pacco di Bianca, quanto me la fai urgente – X cominciare, poi facciamo di più – Fammi questo favore compà». L’interlocutore si dice pronto a partire subito o, al più tardi, l’indomani mattina: «Posso venire pure adesso – Anche domani mattina compà, vedi come devi fare».
Nonostante l’assenza dei messaggi di risposta – verosimilmente cancellati – la sequenza delle comunicazioni consente agli inquirenti di ricostruire l’intera operazione.

Il reperimento della droga e l’accordo economico

Ricevuta la richiesta, Maiolo si attiva immediatamente per reperire lo stupefacente, contattando un fornitore della locride. Il contatto viene stabilito nel giro di pochi minuti e, nel corso della stessa serata, viene definito anche il prezzo: 33.500 euro per un chilogrammo di cocaina. Il fornitore invia anche immagini del panetto e conferma la disponibilità:«C’e ancora qualche pacco di questa a 33,5».Maiolo, da parte sua, rassicura sulla modalità di consegna, chiarendo che gli acquirenti avrebbero ritirato direttamente la merce e pagato contestualmente.

L’organizzazione logistica: dalla Puglia alla Calabria

Parallelamente, viene pianificato nei dettagli il viaggio dell’acquirente pugliese, che comunica la partenza da Bari nelle prime ore del mattino. L’incontro viene fissato inizialmente nei pressi dello svincolo autostradale di Sant’Onofrio, per poi spostarsi nella locride, a Bovalino, dove dovrà avvenire la consegna. Per facilitare l’operazione, Maiolo coinvolge il sodale Antonio Maiolo, incaricato di intercettare l’acquirente e accompagnarlo fino al luogo dello scambio, poiché quest’ultimo non conosce la strada: «Allora verso le 11 e 30 vengono a ritirare un pacco – A Bovalino». «Solo accompagnare all’appuntamento – Ma loro non sanno la strada – E li accompagni». Per questo servizio, emerge anche un compenso pattuito: «Che mi servono quei 500».

Il giorno della consegna

La mattina del 24 settembre 2020 le comunicazioni riprendono con ritmo serrato. L’acquirente pugliese annuncia il suo arrivo in Calabria: «Preparali che sto arrivando – Falerna, sono arrivato».
Nel frattempo, il fornitore indica il punto di incontro: il parcheggio del centro commerciale “I Gelsomini” di Bovalino, da cui spostarsi poi in un luogo più appartato: «Compà ci vediamo nei parcheggi del centro commerciale I gelsomini e poi venite dietro di me in un posto tranquillo ok?».
Le fasi di avvicinamento vengono coordinate nei minimi dettagli: veicoli, colori delle auto, posizioni e modalità di aggancio tra soggetti che, in molti casi, non si conoscono direttamente
. Antonio Maiolo, ad esempio, comunica: «Sono con juk nera». «Digli di non uscire dall’autostrada che lo fermo sulla piazzola – Dopo Sant’Onofrio».E ancora, per facilitare il riconoscimento: «Arrivato punto Bianca». «Diglielo agli amici di là che hanno una punto Bianca e sono in 2».Per rendere più fluida la comunicazione, gli indagati creano una chat di gruppo su piattaforma criptata. Qui vengono condivise le ultime indicazioni operative: «Ok compà…noi siamo con 2 macchine vi faccio seguire dalla macchina che deve caricare che è una punto Bianca… ok??». Il fornitore ribadisce le modalità dello scambio: «Ok ok campà non vi preoccupate fateli accodare a me che andiamo in un posto tran…».
Alle 11:26 viene segnalato l’arrivo al centro commerciale: «Arrivati compà». Pochi minuti dopo, il contatto visivo tra le parti. E quindi la fase più delicata, gestita con cautela per evitare controlli: «A dopo compà scusate se non sono sceso a salutarvi ma e meglio in quel posto non vorrei ci fossero occhi indiscreti».
Dalle comunicazioni successive emerge che la consegna del chilogrammo di cocaina è avvenuta regolarmente. Gli acquirenti vengono ricondotti nel punto concordato, mentre il denaro viene suddiviso e consegnato. E poco dopo arriva la conferma dell’avvenuto pagamento: «Mi ha dato soldi l’amico». Infine, viene comunicato il rientro: «Apposto io sto arrivando – Si sono partiti».

Un sistema rodato

L’episodio, nella ricostruzione degli investigatori, evidenzia un sistema strutturato e collaudato, capace di gestire traffici di stupefacenti su scala interregionale attraverso l’uso di piattaforme criptate, una precisa divisione dei ruoli e una logistica dettagliata. Un modello operativo che, secondo gli inquirenti, si inserisce in un contesto più ampio di attività illecite riconducibili all’organizzazione oggetto dell’operazione “Aquarium”, confermando la capacità della rete di operare ben oltre i confini locali. (f.v.)

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