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svolta investigativa

Omicidio Filippo Ceravolo, la ricostruzione della Dda di Catanzaro. Curcio: «Abbiamo ridato dignità al dolore di una famiglia»

La conferenza stampa sull’operazione odierna. Fatta luce sull’omicidio della vittima innocente di ’ndrangheta, avvenuto 13 anni fa, e sulla “guerra” nelle Preserre vibonesi

Pubblicato il: 15/04/2026 – 11:15
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Omicidio Filippo Ceravolo, la ricostruzione della Dda di Catanzaro. Curcio: «Abbiamo ridato dignità al dolore di una famiglia»

CATANZARO «L’operazione di oggi è un nuovo step significativo, particolarmente importante dal punto di vista investigativo, perché ha fatto luce su una serie di fatti di sangue legati alla guerra per il controllo del territorio nelle Preserre vibonesi tra le ’ndrine Emanuele e Loielo». Lo ha detto il procuratore capo della Dda di Catanzaro, Salvatore Curcio, nella conferenza stampa sull’esito dell’operazione odierna dell’Arma dei carabinieri che ha portato all’esecuzione di 15 misure cautelari e soprattutto ha fatto luce, dopo più di 13 anni, sull’omicidio del 19enne Filippo Ceravolo, ucciso per errore in un agguato contro il vero obiettivo dei killer. «Oggi – ha aggiunto Curcio – il cielo è plumbeo ma è una gran bella giornata, pur con i limiti della fase in cui ci troviamo. Riteniamo di aver fatto un gran passo in avanti, specie con riferimento all’omicidio di una vittima innocente, Filippo Ceravolo, che ha perso tragicamente la vita la sera del 25 ottobre 2012 ed era assolutamente avulso da qualunque contesto mafioso. Sicuramente sarà necessaria la verifica giurisdizionale, e vale per tutti la presunzione di innocenza, ma oggi possiamo dire anche con una certa soddisfazione di aver quantomeno contribuito effettivamente a restituire dignità al dolore di due genitori. Io penso che il dolore di una persona che sopravvive a un figlio sia una delle disgrazie peggiori che possano capitare a un essere umano, e perdere un figlio in questa circostanza è ancora più doloroso, specie se per tredici anni si è aspettato di avere una risposta certa quantomeno sulle ragioni che hanno portato alla perdita del proprio figlio. Un pensiero – ha proseguito il procuratore capo della Dda di Catanzaro – va a tutte le vittime innocenti di mafia, e un pensiero particolare voglio esprimerlo, nel momento di difficoltà che stanno vivendo, a Francesca, Anastasio e Giovanni Gabriele, genitori del piccolo Cocò. Francesca sta combattendo una battaglia durissima e, ovviamente, a lei e a Giovanni auguro veramente ogni bene».

L’importanza dell’indagine

Tornando all’indagine, la sua importanza per Curcio è «il fatto che si colloca in sequenza rispetto anche alle ultime due operazioni e che questa volta lo spaccato è relativo alla guerra per il controllo del territorio delle Preserre vibonesi. Dal 2002, dopo l’omicidio dei fratelli Loiero del 22 aprile 2002, quel territoro ha visto il controllo saldamente nelle mani dell’‘ndrina Emanuele. Il gruppo avverso dei Loielo ha tentato di riacquisire il controllo del territorio, come spesso accade in questi casi, scatenando una cruenta guerra che ha portato a numerosi fatti di sangue, culminati addirittura in un’attività di elevata pericolosità sociale, come un’autobomba del settembre 2017. Lo spettro dell’investigazione – ha aggiunto il procuratore capo della Dda di Catanzaro – ha avuto ad oggetto una serie di fatti di sangue, tra cui quello di Antonio Zupo, soggetto appartenente alla ‘ndrina degli Emanuele, assassinato il 22 settembre 2012 dopo due tentativi di omicidio, pure contestati in atti, che hanno avuto una risposta ritorsiva e che preludono al successivo tentato omicidio di Domenico Tassone, uno degli esponenti di spicco della cosca Emanuele e quindi oggetto dell’attenzione del gruppo rivale. Questo si è materializzato tra le 21:57 e le 21:58 del 25 ottobre 2012, quando è stato predisposto un agguato curato nei minimi dettagli che, per un errore nell’uso dei mezzi di esecuzione – in particolare l’utilizzo di un’arma lunga, un fucile da caccia – ha finito per colpire proprio Filippo Ceravolo, reo soltanto di aver accettato un passaggio da Domenico Tassone dopo essersi recato a trovare la propria fidanzata, mentre la vittima designata è rimasta ferita in modo lieve».

L’omicidio Ceravolo

Curcio ha poi ulterormente dettagliato sull’omcidio Ceravolo «Le attività di indagine dei carabinieri, assolutamente minuziose e particolareggiate, non hanno trascurato il più piccolo indizio. E’ stato come comporre un mosaico, in cui tutte le tessere sono state collocate al posto giusto. Oggi possiamo dire di aver raggiunto e acquisito gravi indizi di colpevolezza – parliamo sempre in termini di gravità indiziaria e non di responsabilità – nei confronti di alcuni soggetti, cosiddetti “specchietti”, ovvero posizionati a bordo di una Fiat Punto di colore grigio, hanno atteso l’arrivo dell’autovettura su cui viaggiava la vittima designata, Domenico Tassone, e, al passaggio della stessa, attraverso segnali luminosi, hanno dato il via al gruppo di fuoco. Allo stesso segnale è stato aperto il fuoco, colpendo mortalmente Filippo Ceravolo e ferendo soltanto in maniera lieve la vittima designata». Secondo quanto riferito da Curcio in conferenza stampa, «gravi indizi di colpevolezza sono stati raggiunti nei confronti di Ciconte Nicola e Lazzaro Bruno, che hanno avuto il ruolo dei cosiddetti “specchietti” che hanno dato il segnale al gruppo di fuoco, in riferimento al quale è stata eseguita la misura cautelare nei confronti di Nesci Giovanni Alessandro». Curcio ha quindi concluso: «Questa operazione è un ulteriore segmento di indagine che si colloca in una progressione investigativa che non è terminata, perché l’attenzione su questa area geografica è massima in ragione della spiccata pericolosità sociale di questi gruppi di ’ndrangheta». (a. c.)

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