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la cavalcata rossoblù

Quando i playoff diventano una seconda stagione: il precedente (con promozione in B) del Cosenza

Nel 2018 una squadra in difficoltà si trasformò in un rullo compressore. Ora i ragazzi di Buscè ci riprovano in un clima più difficile

Pubblicato il: 28/04/2026 – 11:57
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Quando i playoff diventano una seconda stagione: il precedente (con promozione in B) del Cosenza

COSENZA C’è una stagione che a Cosenza non appartiene solo al passato, ma continua a vivere come una sorta di linguaggio segreto. È il 2017-2018, l’anno in cui una squadra spesso fragile, discontinua, quasi irrisolta, ha smesso improvvisamente di essere ciò che sembrava.
E ha cominciato a diventare altro.
Il Cosenza di Piero Braglia arriva ai playoff dal quinto posto nel girone C, dentro una stagione piena di alti e bassi e attraversata anche da tensioni ambientali. Non è una favorita, non è una squadra costruita per dominare. Eppure, quando si aprono le partite dentro o fuori, cambia qualcosa che non sta nei numeri.
Al “Marulla” il primo passaggio è già una prova di sopravvivenza. Contro la Sicula Leonzio è una partita ruvida, sporca, da nervi più che da estetica. Sotto nel punteggio, il Cosenza resta in piedi e poi ribalta tutto nel finale: Okereke, Baclet, e la sensazione netta che quella squadra abbia trovato un’altra pelle. Più compatta, più cinica, più viva.
Nel turno successivo contro la Casertana non serve nemmeno vincere. Basta un pareggio, un gol di Tutino, e soprattutto la forza di un piazzamento che diventa già un vantaggio mentale prima ancora che regolamentare.
Poi arrivano i playoff “veri”, quelli che alzano il livello e accorciano ulteriomente il margine d’errore.
Il Trapani viene affrontato come una squadra adulta affronta un esame: 2-1 al Marulla, poi un 2-0 in trasferta. Il Cosenza cresce w comincia a riconoscersi nella difficoltà.
La Sambenedettese nei quarti segue lo stesso copione, quasi come se la squadra avesse imparato una grammatica nuova: soffrire senza spezzarsi, colpire nei momenti giusti, non farsi mai travolgere. Ancora vittoria all’andata, ancora successo al ritorno.
E poi c’è la semifinale.
Bolzano, Sudtirol, la sconfitta per 1-0 che avrebbe potuto essere una frattura. E invece diventa un punto di partenza. Perché al ritorno, davanti a oltre ventimila persone, il Marulla non è solo uno stadio: è una pressione che spinge, una spinta collettiva che non lascia alternative. Baclet segna, il Cosenza resiste, e alla fine ribalta tutto ancora una volta. È una notte che non si spiega, si attraversa.
La finale di Pescara contro il Siena è il punto in cui tutto si condensa. Gara secca, tensione assoluta: il Cosenza di quei playoff non è più quello della stagione regolare. È una squadra che ha scelto il proprio tempo. Finisce 3-1, con i gol di Bruccini, Tutino e Baclet. E con una promozione che non arriva come un premio, ma come una trasformazione compiuta.
Quella squadra non era perfetta. Ma nei playoff è diventata inevitabile. Tutino, Okereke, Baclet davanti; Bruccini e Palmiero in mezzo; una difesa che smette di tremare e inizia a reggere il peso della storia.
Oggi, a distanza di anni, quel ricordo torna non come nostalgia, ma come parametro.
Il Cosenza di oggi arriva ai playoff in un’altra stagione complessa, forse ancora più stratificata. Il quarto posto della squadra di Buscè è un risultato tecnico importante, ma attorno c’è un contesto pesante: uno stadio Marulla rimasto silenzioso per mesi, segno di una frattura profonda tra squadra e piazza.
Eppure, dentro questa apparente distanza, resta un dato che i regolamenti trasformano in opportunità: il quarto posto, nella fase nazionale, vale come il terzo. Il ritorno si giocherebbe al Marulla, e il passaggio del turno sarebbe possibile anche in caso di parità complessiva, senza supplementari né rigori. Un vantaggio costruito sui 67 punti, più di Lecco e Campobasso, che proietta i rossoblù tra le teste di serie.
Il primo appuntamento è fissato per il 6 maggio, al Marulla, contro una tra Casarano, Monopoli, Atalanta U23 e Audace Cerignola. Poi inizierà un’altra storia.
Ma a Cosenza, certe storie hanno già insegnato una cosa: i playoff non premiano chi arriva meglio. Premiano chi, in un istante preciso, cambia natura.
Nel 2018 è successo questo.E da allora, nessuno può dire che sia impossibile che succeda di nuovo. (f.v.)

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