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Dalla sanità ai comuni, la moltiplicazione dei commissariamenti nella «democrazia sospesa». La ricerca dell’Unical

Il Mezzogiorno resta epicentro del fenomeno. Gli studiosi: «Notiamo una disaffezione della gente comune di fronte a queste pratiche»

Pubblicato il: 07/05/2026 – 17:25
di Fabio Benincasa
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Dalla sanità ai comuni, la moltiplicazione dei commissariamenti nella «democrazia sospesa». La ricerca dell’Unical

RENDE Il commissariamento è un fenomeno multidimensionale: dal 2010 al 2024 ricercatori, ricercatrici e docenti dell’Università della Calabria hanno lavorato alacremente per concludere una corposa ricerca. I risultati sono stati presentati, questa mattina, nell’Aula Caldora dell’Ateneo calabrese.
Il commissariamento è concepito spesso come una sorta di dotazione genetica della nostra storia, dal 2008 è in atto una moltiplicazione dei ricorsi alla sospensione degli organi ordinari. Nella maggior parte dei casi è quasi del tutto assente il coinvolgimento delle comunità rispetto a pratiche necessarie e opportune a ricostruire un tessuto di legalità.

Il «commissariamento sostitutivo»

«La riflessione sul commissariamento non riguarda soltanto i comuni, anche se la realtà degli enti locali e territoriali è quella forse per certi versi e per l’opinione pubblica più immediatamente percepibile. Il fenomeno è molto più generalizzato e ha diverse facce, come hanno scritto bene i ricercatori, gli studiosi che si sono impegnati in questa lunga ricerca, che copre quasi 15 anni», sottolinea il politologo e docente Unical Francesco Raniolo al Corriere della Calabria. «C’è effettivamente un commissariamento sostitutivo che mette in mora la rappresentanza, la dimensione elettorale partecipativa, ma ha una funzione di temperamento, di riequilibrio di un sistema diventato ingovernabile. Per esempio, penso all’instabilità delle giunte o alla difficoltà di produrre degli atti importanti in tema di bilancio o di finanza pubblica. C’è un commissariamento che ha una funzionalità importante e la dimensione sostitutiva naturalmente ha questo ruolo, ma deve essere circoscritta nel tempo e nei modi», prosegue Raniolo. Il rischio è che la gestione commissariale possa da un lato ricucire un rapporto con i territori e con la comunità, ma dall’altro mostrarsi solo come strumento meramente burocratico. «Abbiamo altri casi, in cui il commissariamento diventa una longa manus del Governo nazionale per realizzare o indirizzare delle politiche settoriali molto rilevanti, dal tema della sanità alle bonifiche di aree particolarmente inquinate, penso al caso dei SIN». Esistono diverse dimensioni del commissariamento, «dimensioni funzionali ad una ripresa del regolare corso della vita democratica e funzioni dove prevale la dimensione centralista», chiosa Raniolo.

La «disaffezione» al commissariamento

Il presupposto dello scioglimento dei Consigli comunali e provinciali è rappresentato da significative risultanze, sufficienti a rilevare un condizionamento mafioso sugli organi dell’amministrazione in carica. Non si tratta solo di ristabilire la democrazia in situazioni di emergenza. «Il meccanismo del commissariamento dei comuni presenta delle necessità, è opportuno che lo Stato intervenga, ma allo stesso tempo è bene che si facciano anche dei ripensamenti, perché troppo spesso notiamo una disaffezione della gente comune di fronte a queste pratiche, in questo caso bisogna anche cercare di mettere a punto uno strumento che ristabilisca la fiducia», sottolinea il direttore del dipartimento DiSpes dell’Unical, Ercole Giap Parini. «Spesso il commissariamento è un percorso che sospende dei processi e difficilmente cambia le cose». E’ una legge da cambiare? «E’ una legge sicuramente da aggiornare». 

Vivere in una «Democrazia sospesa»

Antonio Costabile, professore ordinario di sociologia politica in quescienza, è tra i principali autori della ricerca presentata stamane all’Università della Calabria. «Raccogliendo dati in tutto il Paese ci siamo resi conto che la moltiplicazione dei commissariamenti è un fenomeno nazionale che però ha un’accentuazione evidente nel Mezzogiorno: in Campania, Calabria e Sicilia». Alle nostre latitudini, il ricorso ad una gestione provvisoria arriva a seguito di ingovernabilità, instabilità dei comuni, crisi politiche, maggioranze fragili e difficoltà nel redigere bilanci, «ma accanto segnaliamo le questioni che riguardano la qualità della vita dei cittadini: i dissesti municipali, la sanità e soprattutto le questioni legate alla criminalità. Queste impattano direttamente e in maniera grave». Qual è il risultato? «Milioni di persone si trovano a vivere in una democrazia sospesa, commissariata. Ai sensi della legge è perfettamente comprensibile che ci siano dei commissariamenti quando un’amministrazione non funziona, però quando questo numero si dilata e va dalle Fondazioni alle Camere di Commercio, allora si ha a che fare con qualcosa che rischia di alterare profondamente il funzionamento della democrazia». (f.benincasa@corrierecal.it)

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