Skip to main content

Ultimo aggiornamento alle 16:52
Corriere della Calabria - Home

I nostri canali


Si legge in: 2 minuti
Cambia colore:
 

la strategia dell’invisibilità

Dal cuore dell’Aspromonte ai centri abitati: «l’evoluzione radicale» dei bunker della ’ndrangheta

Stanze sotterranee e un cunicolo di 120 metri ad Ardore. Il comandante dei Cacciatori di Calabria: «Rimanere sul proprio territorio per il boss una priorità»

Pubblicato il: 04/06/2026 – 16:00
di Mariateresa Ripolo
00:00
00:00
Ascolta la versione audio dell'articolo
Dal cuore dell’Aspromonte ai centri abitati: «l’evoluzione radicale» dei bunker della ’ndrangheta

REGGIO CALABRIA Luoghi sempre meno periferici e isolati in zone montane nel cuore dell’Aspromonte, al contrario vengono scelti edifici spesso posizionati nel centro abitato. Si evolve anche la strategia con cui i latitanti di ‘ndrangheta si nascondono per sottrarsi alla giustizia. Parla di una «evoluzione radicale», il tenente colonnello Davide Montinaro, Comandante Squadrone Carabinieri Cacciatori Calabria, illustrando i risultati di un’operazione che ha fatto emergere ad Ardore, nella Locride, una struttura che fungeva da bunker, una delle più sofisticate mai rinvenute in zona. I militari, che stavano svolgendo una normale attività di perquisizione finalizzata alla ricerca di armi, si sono trovati davanti a un meccanismo studiato nei minimi dettagli.

La camera di fuga e il tunnel di 120 metri

La struttura era composta da camera da letto, servizi igienici, ma soprattutto da una vera e propria “camera di fuga” collegata con l’esterno. Nascosta agli occhi di chiunque, una pesantissima botola in cemento armato si sollevava solo attraverso un sofisticato e invisibile meccanismo elettrico. Una volta attivato il passaggio segreto, ci si ritrovava in un cunicolo sotterraneo, stretto e buio, che si snoda per ben 120 metri. Un labirinto progettato per garantire una fuga fulminea verso una vicina area rurale.

Sul posto hanno lavorato per ore, al fine di mappare l’intera area interessata, i Carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia di Locri e della locale Stazione, con il supporto tecnico dello Squadrone Eliportato Cacciatori “Calabria” e con l’ausilio logistico dei Vigili del Fuoco di Bianco. Adesso le indagini proseguiranno per capire chi abbia realizzato una simile struttura e a chi possa essere servita.

La strategia criminale

Commentando l’immane lavoro dei Cacciatori di Calabria, il tenente colonnello Montinaro ha deliato i contorni di una strategia ben precisa: «Rimanere sul proprio territorio resta per il boss una priorità, serve a garantire operatività, controllo e protezione e a dimostrare il proprio potere. Ogni bunker ha una sua organizzazione specifica. Ogni struttura può avere stanze, bagni e sofisticati sistemi di video sorveglianza, e all’interno può nascondere armi, droga e ingenti quantitativi denaro».

Il Corriere della Calabria è anche su Whatsapp. Basta cliccare qui per iscriverti al canale ed essere sempre aggiornato

Argomenti
Categorie collegate

x

x