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le accuse della procura

Inchiesta sul Ponte, l’ex presidente della Corte dei Conti intercettato: «I miei amici del governo si aspettavano una presa di distanza»

Tommaso Miele, tra gli indagati, è accusato di aver rivelato informazioni riservate. La ricostruzione degli inquirenti

Pubblicato il: 09/06/2026 – 17:01
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Inchiesta sul Ponte, l’ex presidente della Corte dei Conti intercettato: «I miei amici del governo si aspettavano una presa di distanza»

ROMA Tra gli indagati nell’inchiesta della Procura di Roma sul progetto del Ponte sullo Stretto c’è anche Tommaso Miele, ex presidente aggiunto della Corte dei Conti. L’inchiesta, condotta dalla Procura di Roma, riguarda i controlli di legittimità sull’iter approvativo del Cipess, il Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica e lo Sviluppo Sostenibile. Insieme a Miele risultano iscritti nel registro degli indagati anche Vincenzo Virgiglio, indicato come responsabile delle relazioni esterne dell’associazione “Accademia Calabria“, e Giacomo Francesco Saccomanno, già componente del cda della società Stretto di Messina Spa.

Le accuse a Miele

Miele è indagato perché avrebbe favorito «la società Stretto di Messina concretamente interessata al parere positivo della sezione di Controllo della Corte dei Conti per l’esame di legittimità della delibera Cipess n. 41/25, con cui è stato approvato il progetto definitivo del Ponte sullo Stretto con prescrizioni e raccomandazioni». Miele avrebbe rivelato informazioni riservate sugli orientamenti di altri componenti della Corte dei Conti e sull’andamento della Camera di consiglio chiamata a pronunciarsi sulla legittimità dell’atto, nonché di aver messo a disposizione il proprio ruolo istituzionale per favorire un esito positivo del controllo contabile. In cambio, sempre secondo l’impostazione accusatoria, Miele avrebbe ricevuto e accettato la promessa di utilità da parte di Virgiglio e Saccomanno. Le utilità contestate consisterebbero in raccomandazioni, partecipazioni a eventi promossi da “Accademia Calabria” e interventi presso terzi finalizzati a sostenere le aspirazioni professionali e lavorative del magistrato dopo il pensionamento. I fatti contestati sarebbero avvenuti a Roma a partire dall’autunno del 2025.

L’intercettazione: «Una situazione critica…»

In una intercettazione ambientale, pubblicata dall’Ansa, si legge Miele avrebbe parlato di una situazione «in salita», pur non ritenendosi preoccupato dall’ultimo rigetto della Corte del 17 novembre, considerato «logica conseguenza del rigetto del 29 ottobre», aggiungendo: «il problema da risolvere è sempre quello…cioè, non cambia una virgola, però se ci scriviamo, ci parliamo, ci vediamo». Gli inquirenti riportano anche il riferimento a un report riservato predisposto sulla vicenda da consegnare ai privati coinvolti: «l’importante che tu dai comunque il report…. che io sto sul pezzo… noi stiamo sul pezzo». Miele avrebbe anche esclamato: «Ehh… però è una situazione… critica!».

Il rapporto con Virgiglio

Dalle carte dell’inchieste emerge anche il rapporto che avrebbero avuto Miele e l’imprenditore, indagato, Vincenzo Virgiglio. Secondo l’accusa – riporta l’Ansa – il magistrato si sarebbe rivolto all’imprenditore anche per individuare architetti di fiducia per lavori nelle abitazioni dei figli. Sempre secondo l’accusa Miele, prossimo al pensionamento avvenuto nel febbraio 2026, era interessato a ottenere «cariche apicali in organismi di diritto pubblico successivamente al pensionamento». In una intercettazione avrebbe anche ipotizzato un ruolo da “presidente” dopo aver terminato la carriera: «quando andrò in pensione ora l’anno nuovo, io dovrei fare il Presidente di non so che ancora… però mi hanno chiesto la disponibilità… io ho sparato alto…c’ho l’imbarazzo della scelta e ti dico la verità… se gli arriva un bell’endorsment… certo che va bene». 

Miele e gli «amici del governo»

«I miei amici del governo a cominciare da Salvini …si sarebbero aspettati… una presa di distanza». Il magistrato contabile avrebbe poi raccontato all’imprenditore di avere evitato di partecipare ad una manifestazione per non trovarsi in difficoltà davanti alla domande dei giornalisti sulla decisione della Corte dei Conti di stoppare il progetto dell’opera, in quanto lui non era «assolutamente allineato a questi deficienti dei miei colleghi» e, al tempo stesso – come viene riportato nel decreto – non poteva esprimere la sua vicinanza di pensiero al gruppo politico favorevole al progetto Ponte («i miei amici del governo a cominciare da Salvini …si sarebbero aspettati… una presa di distanza») senza creare crisi istituzionali». Nel decreto viene citata una intercettazione del 31 ottobre 2025 tra gli altri due indagati in cui l’imprenditore Virgiglio riferisce all’avvocato Saccomanno le confidenze ricevute da Miele sullo svolgimento della camera di consiglio della Corte dei Conti: «Tommaso Miele mi diceva ieri hanno avuto una spaccatura interna pazzesca… e lui se n’è andato per non votare…». (redazione@corrierecal.it)

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