Quando la povertà fa ammalare: le persone fragili rinunciano sempre di più alle cure
Dati preoccupanti nel report statistico nazionale 2026 di Caritas Italiana

ROMA La povertà in Italia non è più soltanto una questione di reddito, lavoro o casa ma ormai è anche una questione di salute e accesso diseguale alla salute. È uno dei messaggi più forti che emerge dal Report statistico nazionale 2026 di Caritas Italiana, “La povertà in Italia secondo i dati della rete Caritas”, che – riporta “Quotidiano Sanità” – nel 2025 ha monitorato l’attività di 3.520 servizi in 206 diocesi, pari al 94,5% del totale, registrando 282.539 persone accompagnate. Il dato complessivo racconta una povertà ormai strutturale: rispetto al 2024 l’aumento degli assistiti è contenuto, pari al +1,7%, ma nell’ultimo decennio le persone seguite dalla rete Caritas sono cresciute del 48%. Soprattutto, aumenta la durata del disagio: il 28,1% degli assistiti è seguito da almeno cinque anni e il numero medio di incontri annui per persona è salito a 8,7. Non più emergenza episodica, dunque, ma vulnerabilità che si sedimentano e si cronicizzano. Dentro questo quadro, la dimensione sanitaria assume un peso sempre più evidente. Nel 2025 il 16,1% degli assistiti Caritas, oltre 44mila persone, ha manifestato una fragilità sanitaria. Si tratta di persone spesso affette da patologie croniche, problemi di salute mentale, disabilità o condizioni di salute aggravate dalla povertà e dall’esclusione sociale. Un fenomeno che, sottolinea il Rapporto, è in costante aumento e che mostra come le disuguaglianze sociali possano trasformarsi in vere e proprie inequità di salute. Il Focus dedicato a “Povertà e bisogni sanitari” – spiega ancora “Quotidiano Sanità” – parte da un dato nazionale già noto ma sempre più allarmante: in Italia quasi 5,8 milioni di persone, pari al 9,9% della popolazione, hanno rinunciato almeno una volta a una visita specialistica o a un accertamento diagnostico pur avendone bisogno. Una quota in netto aumento rispetto al 7,6% registrato nel 2023. Le cause principali sono le liste d’attesa e le difficoltà economiche, che impediscono a molte famiglie di sostenere i costi delle prestazioni. Ma la rinuncia alle cure non colpisce tutti allo stesso modo. Secondo Caritas, le persone con minori risorse economiche e livelli di istruzione più bassi sono più esposte al rischio di esclusione sanitaria. Le difficoltà non sono solo economiche: pesano anche la scarsa familiarità con le procedure amministrative, gli ostacoli nell’uso degli strumenti digitali di prenotazione, la minore capacità di orientarsi tra servizi, percorsi e opportunità disponibili. È qui che la povertà diventa un determinante di salute. Le condizioni economiche, abitative, lavorative, educative e relazionali influenzano direttamente la possibilità di prevenire, diagnosticare e curare. La malattia, a sua volta, può aggravare la povertà, rendendo più difficile lavorare, mantenere una casa, sostenere le spese quotidiane o seguire correttamente le terapie. I dati Caritas fotografano bene questo effetto moltiplicatore. Tra le persone con fragilità sanitaria, quasi sei su dieci, il 59,7%, presentano tre o più ambiti di bisogno contemporaneamente. Tra chi soffre di problemi di salute mentale la quota sale addirittura al 79,9%. La salute mentale appare quindi come una delle aree più critiche, perché si accompagna più spesso a povertà economica, precarietà abitativa, isolamento sociale, fragilità lavorativa e carenza di reti di sostegno. Anche la durata della presa in carico conferma la tendenza alla cronicizzazione. Oltre un terzo delle persone con fragilità sanitarie, il 36,4%, è seguito dalla rete Caritas da almeno cinque anni. Tra chi presenta sofferenza mentale la quota sale al 40,8%. La malattia, quando si intreccia con povertà e marginalità, tende quindi a consolidare percorsi di vulnerabilità di lungo periodo, che richiedono accompagnamento continuativo e integrazione tra interventi sociali e sanitari. Le problematiche di salute più frequenti intercettate dalla rete riguardano condizioni sanitarie generiche, depressione, malattie mentali, patologie cardiovascolari, tumori, problemi odontoiatrici, patologie post-traumatiche, perdita di autosufficienza, malattie respiratorie, condizioni post-operatorie, malattie renali e dialisi. In dieci anni, rileva il Rapporto, le persone con problemi di salute sono aumentate del 69,4%, mentre quelle con disabilità sono cresciute del 102,6%, a fronte di un aumento medio dell’utenza del 48%. È il segno di una povertà che assume sempre più anche una dimensione sanitaria, assistenziale e sociosanitaria.
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