Strage di Amendolara, i legali degli indagati eccepiscono ipotesi alternative sul movente
Le posizioni di Raza Ali e Ahmed Safeer alla prova del Riesame. I pachistani fermati per il rogo costato la vita a quattro persone

COSENZA Gli avvocati Giovanni Brando Cordasco Salmena e Giulia Montilli, legali difensori di Raza Ali e Ahmed Safeer – i due pachistani fermati per la strage di Amendolara – hanno inoltrato istanza di Riesame al tribunale della libertà di Catanzaro. Gli avvocati hanno eccepito vizi formali e ipotesi alternative a quella proposta dagli inquirenti soprattutto per quanto riguarda il movente. Adesso è attesa la fissazione della Camera di consiglio. I legali hanno chiesto anche l’attenuazione delle misure cautelari.
La strage di Amendolara
Secondo l’accusa, condivisa dal gip nella valutazione cautelare, «Raza Ali avrebbe cosparso di benzina il bagagliaio della Fiat Ulysse in cui si trovavano le vittime e avrebbe appiccato il fuoco», attorno alle 13 presso il distributore di carburante “IP” in Contrada Falconara. Ahmed Safeer, invece, «avrebbe rotto dall’interno la maniglia della portiera lato passeggero e poi avrebbe bloccato fisicamente lo sportello per impedire ai migranti seduti dietro di uscire dall’abitacolo». Una condotta, scrive il giudice, che dimostrerebbe una piena collaborazione tra i due indagati, fino al punto di «intrappolare» le vittime mentre le fiamme avvolgevano il mezzo. Khan Waseem, Khogyani Fazal Amin, Qiemi Ismat Ullah e Safi Amjad hanno perso la vita nel rogo. I due indagati sono accusati anche del tentato omicidio di un quinto passeggero, Alamyar Taj Mohammad, unico sopravvissuto all’incendio.
I frame della videosorveglianza
La ricostruzione proposta dall’accusa poggia sui filmati del sistema di videosorveglianza della stazione di servizio Ip di Amendolara, lungo la Statale 106. Le immagini mostrano prima l’intervento di un carabiniere scelto, Antonio Donadeo, che aveva notato alcuni occupanti dell’auto gettare rifiuti dal finestrino. Poi la sequenza dell’azione: il conducente che scende, apre il portellone posteriore, si dirige verso la pompa di benzina. E poi il passeggero che apre lo sportello, rompe anche la maniglia e la lancia fuori. A questo punto la coltre di fumo e le fiamme avvolgono il veicolo. Nell’ordinanza viene richiamato anche un altro video, da diversa angolazione, in cui si nota «il piede di un occupante» mentre tenta di sfondare il parabrezza per sottrarsi alla trappola. Il superstite riesce invece a uscire dal portellone posteriore, con gli abiti in fiamme, e si rotola a terra per spegnerle. (f.benincasa@corrierecal.it)
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