Ecco perché Cosenza ha ancora bisogno di un Mancini
Un anno fa la brutale rimozione della statua del leader socialista

COSENZA Esattamente un anno fa, il 18 giugno 2025, a Cosenza veniva commesso un atto di inaudita violenza e barbarie politica: la rimozione della statua eretta davanti a Palazzo dei Bruzi in onore di Giacomo Mancini, il più grande e illustre politico della Calabria, il ministro del fare, il difensore dei diritti civili, l’indimenticabile sindaco che aveva fatto di Cosenza una città europea, degna della sua tradizione illuministica.
E’ stato un rozzo e malriuscito tentativo di “cancel culture”, di eliminazione fisica di una memoria collettiva, legata ad un epoca dorata e forse irripetibile della storia cittadina. E forse proprio la presenza ingombrante di un simbolo luminoso del passato ad avere suggerito un’operazione così brutale che ha gettato un’inquietante ombra su quella che fu l’Atene della Calabria.
Rimuovere una statua con una gru non è una grande impresa. Basta spendere qualche migliaio di euro dalle casse comunali. Molto più difficile rimuovere le cause di una crisi profonda che attraversa la città che, proprio grazie a Mancini, era riuscita a guadagnarsi la leadership regionale sul piano politico e culturale.
La perdita costante di abitanti, lo sfascio di un centro storico che cade a pezzi, il rischio concreto di perdere l’ospedale, la forte ascesa di altre realtà urbane come Rende e Corigliano-Rossano, la stessa crisi del Cosenza Calcio sprofondato in serie C e senza stadio, sono solo alcuni dei segnali di un arretramento che onestamente nessuno può negare.
Cosenza ha bisogno di risposte alte. Per riparare una buca, per asfaltare cento metri di strada, per seguire una pratica presso gli sportelli comunali, non serve un sindaco.A Cosenza serve un primo cittadino che abbia coraggio, idee, visione, modernità, sensibilità. In altre parole, c’è bisogno di un Mancini.Io penso che il giovane Giacomo Mancini, erede della migliore tradizione riformista, abbia le caratteristiche giuste. Intanto perché ha dimostrato di non essere solo e soltanto il “nipote di”. Ha ormai raggiunto una maturità politica autonoma, a cui si aggiunge una visione moderna e contemporanea. Il mondo attuale è ben diverso da quello in cui ha operato il famoso nonno. Oggi un sindaco deve sapersi connettere con interessi complessi e globali, sapere leggere e affrontare sfide che nessuno poteva immaginare fino a qualche anno fa. Un sindaco che deve sapere guardarsi intorno, capire che le nostre città sono organismi complessi, che bisogna fare i conti con nuove emergenze e con nuove prospettive. Una città dei nostri tempi non si può governare senza cultura, senza attenzione alle nuove tecnologie, senza un disegno complessivo di sviluppo.Giacomo Mancini sta costruendo così, giorno dopo giorno, la sua candidatura: studiando i problemi, guardando cosa succede nei Comuni più virtuosi, proponendo soluzioni credibili e serie su questioni molto delicate come la sicurezza. La sua battaglia per la difesa e il risanamento del centro storico non è un atto romantico e sentimentale, ma la consapevolezza che il recupero dell’acropoli cosentina è il pilastro su cui giocare la rinascita della città. La riapertura dei luoghi della cultura tristemente chiusi è un’altra sfida che ovviamente comporterà una ricerca di risorse importanti.Giacomo sogna una città ambiziosa, che non si accontenta della riparazione di una buca su segnalazione di un cittadino, capace di riprendersi il ruolo guida in una Calabria dove ogni città dovrà recitare la sua parte.Ma c’è anche un altro aspetto nella lunga e paziente campagna elettorale di Mancini che mi convince: l’attenzione verso i diritti civili e chi ha bisogno, sia esso il cittadino vessato dalle cartelle ingiuste o la famiglia che non può mandare i figli al mare. E’ l’alleanza strategica tra i meriti e i bisogni, su cui Mancini potrebbe costruire la Cosenza del futuro.
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