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“amministratori sotto tiro”

I sindaci nel mirino e la piaga degli attentati incendiari: la Calabria nella morsa delle intimidazioni

A livello nazionale, nel 2025, 309 casi. Calabria al quarto posto. Le province di Reggio e Cosenza nell’epicentro dell’emergenza

Pubblicato il: 19/06/2026 – 12:33
di Mariateresa Ripolo
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I sindaci nel mirino e la piaga degli attentati incendiari: la Calabria nella morsa delle intimidazioni

Se a livello nazionale si osserva «il numero di casi più basso registrato in 16 anni di monitoraggio del fenomeno», a preoccupare è la capillarità della minaccia, che vede aumentare i territori coinvolti in una rete che stringe l’Italia al ritmo di «una intimidazione ogni 28 ore». La XVI edizione del Rapporto “Amministratori Sotto Tiro” di Avviso Pubblico, presentata questa mattina a Napoli, scatta una fotografia nitida del fenomeno: nel corso del 2025 sono stati censiti 309 atti intimidatori contro sindaci, assessori e dipendenti pubblici. Un contesto in cui la Calabria si colloca al quarto posto della classifica con 32 episodi registrati, alle spalle di Puglia, Campania e Sicilia. Un dato che, se da un lato segna una riduzione delle minacce registrate rispetto a dodici mesi prima, dall’altro non permette di abbassare la guardia.
L’iniziativa è promossa da Anci Nazionale, Anci Campania, Comune di Napoli, Avviso Pubblico e Prefettura di Napoli. L’evento si è aperto con un flash mob sul piazzale antistante la Prefettura, al quale hanno preso parte i sindaci campani indossando la fascia tricolore, in segno di vicinanza e sostegno agli amministratori locali vittime di intimidazioni e pressioni.

La mappa del rischio

La Calabria resta purtroppo protagonista: il dossier evidenzia infatti che il 57% dei casi è stato registrato nelle quattro regioni in cui sono nate «le cosiddette mafie storiche», concentrando la maggior parte delle violenze totali censite dal 2010 a oggi. E la capillarità sul territorio è evidente: nella classifica «oltre un Comune su tre fra quelli finiti sotto tiro» si trova proprio in Campania, Sicilia e Calabria, con quest’ultima che conta ben 210 municipalità colpite in sedici anni.

La contabilità delle province calabresi

Guardando la mappa interna, la pressione si concentra soprattutto in due aree. La provincia di Reggio Calabria registra 11 atti intimidatori distribuiti su 8 comuni (Reggio Calabria, Campo Calabro, Cinquefrondi, Condofuri, Gioia Tauro, San Giovanni di Gerace, Seminara e Taurianova). Subito dietro si posiziona la provincia di Cosenza, con 10 atti in 9 comuni (Amantea, Cariati, Corigliano Rossano, Crosia, San Lorenzo del Vallo, San Lucido, San Nicola Arcella, Santa Maria del Cedro e Villapiana). Entrambe le province si posizionano nella “top ten” nazionale. Inoltre, Reggio Calabria condivide con Napoli un preoccupante primato, essendo «le province a far registrare il maggior numero di Comuni colpiti da atti intimidatori», con ben 62 municipalità per ciascuna area territoriale. Numeri più contenuti si registrano a Vibo Valentia con 6 casi (Jonadi, Serra San Bruno e Tropea), Catanzaro con 3 (divisi tra il capoluogo e Lamezia Terme) e Crotone con 2 casi concentrati a Caccuri.

Primi cittadini bersagliati 

Il report mette in luce dinamiche consolidate e nuove vulnerabilità, confermando che l’84% delle intimidazioni sono state «di tipo diretto», ovvero rivolte a persone specifiche. Tra i soggetti maggiormente presi di mira «si confermano gli amministratori locali», e all’interno di questa categoria «sono i sindaci i più bersagliati», registrando un aumento di 7 punti percentuali rispetto al 2024. C’è poi «una netta distinzione tra il modo di intimidire nel Mezzogiorno rispetto al Centro-Nord». Mentre al Nord si prediligono lettere e messaggi, al Sud lo strumento principale resta il fuoco: «gli incendi si confermano la prima tipologia di minaccia al Sud e nelle Isole», rappresentando quasi un caso su tre.

La vulnerabilità dei piccoli centri e l’ombra dei commissariamenti

Due elementi cruciali spiegano la complessità della situazione calabrese. Il primo riguarda la fragilità dei piccoli contesti: il 57% dei casi nazionali si è verificato in comuni al di sotto dei 20mila abitanti. Nei piccoli centri «il rapporto tra cittadini e amministratori locali in questi contesti è più diretto, quotidiano», il che esaspera le tensioni legate a «un vero e proprio disagio sociale» o al «malcontento suscitato da una scelta amministrativa sgradita». Ma i piccoli comuni sono anche bersagli dei clan. Le mafie infatti «prediligono tali contesti per diverse motivazioni», tra cui spiccano evidenti «vantaggi in termini di controllo del territorio e della società» e un «minor numero di presidi delle forze dell’ordine», sfruttando una certa distanza dai riflettori che consente loro di «infiltrarsi più rapidamente nell’economia e nelle amministrazioni».
Altro dato drammatico riguarda i territori soggetti a infiltrazioni mafiose e scioglimenti: il 15% degli atti del 2025 è avvenuto in «Comuni che in un passato più o meno recente sono stati sciolti per infiltrazioni mafiose». La Calabria ha pagato un prezzo altissimo anche nel corso dell’ultimo anno, vedendo finire sotto commissariamento per «fenomeni di infiltrazione e condizionamento di tipo mafioso» realtà come San Luca, Casabona, Badolato e Altomonte.

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