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L’ANALISI

’Ndrangheta, cellule calabresi nel nuovo hub africano della cocaina: il Senegal crocevia verso l’Europa

I gruppi mafiosi puntano a controllare l’intera filiera, dall’approvvigionamento alla redistribuzione. In Africa occidentale sequestrate oltre 30 tonnellate nel 2025

Pubblicato il: 08/08/2026 – 6:55
di Giorgio Curcio
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LAMEZIA TERME Il controllo parte dai porti dell’America Latina, attraversa l’Atlantico, fa tappa lungo le coste dell’Africa occidentale e prosegue verso l’Europa. Una rotta sempre più battuta dai grandi gruppi del narcotraffico internazionale, sulla quale avrebbero messo radici anche cellule della ’ndrangheta. A ricostruire il nuovo scenario è un reportage pubblicato da Le Monde, dedicato al ruolo assunto dal Senegal nel mercato mondiale della cocaina. Il Paese africano non sarebbe ormai soltanto uno dei territori utilizzati per il passaggio dei carichi provenienti dal Sudamerica. Il porto di Dakar e i collegamenti terrestri con gli Stati confinanti avrebbero trasformato il Senegal in una vera piattaforma logistica, utilizzata per ricevere, nascondere, lavorare e successivamente redistribuire la droga destinata soprattutto al mercato europeo.

La “Highway 10” della cocaina

La nuova autostrada della cocaina viene chiamata “Highway 10”, dal decimo parallelo nord lungo il quale si sviluppa la rotta marittima tra America Latina e Africa occidentale. I carichi viaggiano all’interno di container regolarmente registrati, attraverso il sistema del “rip-on, rip-off”, con la droga inserita e poi recuperata rompendo e sostituendo i sigilli. Ma vengono utilizzati anche pescherecci, velieri e imbarcazioni semisommergibili. Secondo le stime contenute in un rapporto della Global Initiative Against Transnational Organized Crime, richiamato da Le Monde, più di un terzo della cocaina consumata in Europa transiterebbe già attraverso i porti dell’Africa occidentale. Una quota che potrebbe raggiungere il 50 per cento entro il 2030. Il passaggio africano consentirebbe ai trafficanti anche di confondere l’origine delle spedizioni. Un container proveniente dal Senegal, osservano gli esperti interpellati dal quotidiano francese, può attirare meno attenzioni rispetto a un carico arrivato direttamente da Colombia, Brasile o Ecuador.

Il porto di Dakar e le rotte terrestri

Dakar rappresenta uno snodo strategico per la presenza di collegamenti diretti con diversi porti europei. Dal Senegal partono inoltre corridoi terrestri verso Guinea-Bissau, Guinea, Sierra Leone e Mali, territori che possono essere utilizzati alternativamente come punti di arrivo, deposito o ripartenza della cocaina. A mostrare la crescita del fenomeno sono i sequestri. Prima del 2018, nell’intera Africa occidentale, le quantità intercettate oscillavano generalmente tra le tre e le cinque tonnellate all’anno. Nel 2025 avrebbero invece superato complessivamente le 30 tonnellate. I maggiori controlli nei porti avrebbero spinto le organizzazioni a trasferire una parte dei trasporti sulle strade interne. Nel giugno scorso, a Ida Mouride, nel centro del Senegal, sono stati sequestrati circa 970 chili di cocaina nascosti in un carico di frutta proveniente da un Paese confinante.

Le cellule della ’ndrangheta

È in questo sistema che, secondo il reportage, sarebbero entrate anche cellule della mafia calabrese e gruppi criminali provenienti dai Balcani, in particolare albanesi. La strategia sarebbe quella già sperimentata sulle grandi rotte internazionali: essere presenti in ogni fase della catena, dall’acquisto della cocaina al trasporto, fino alla consegna e alla redistribuzione sui mercati europei. Le organizzazioni straniere si affiderebbero a una rete limitata di intermediari locali, incaricati di fornire appoggio logistico, informazioni sui controlli delle forze dell’ordine e contatti sul territorio. Il sistema, secondo gli analisti citati da Le Monde, sarebbe favorito anche dalla capacità dei gruppi criminali di avvicinare funzionari e infiltrarsi all’interno delle istituzioni. Il rapporto del GI-TOC inserisce la presenza della ’ndrangheta in un quadro ancora più ampio. Il Primeiro Comando da Capital, tra le principali organizzazioni criminali brasiliane e uno dei maggiori protagonisti del mercato della cocaina, affiderebbe normalmente le partite dirette attraverso l’Africa occidentale ad alleati locali, tra i quali vengono indicate proprio la ’ndrangheta e le reti dei Balcani occidentali.

Non più soltanto un territorio di transito

Il Senegal sarebbe diventato anche un luogo di lavorazione della droga. Due laboratori clandestini sono stati smantellati a Ngaparou nel 2021 e a Popenguine nel 2024. Secondo gli esperti delle Nazioni Unite, potrebbero essere stati utilizzati per tagliare, purificare o riconfezionare la cocaina. Le tecniche diventano sempre più sofisticate. In alcuni casi la sostanza viene sciolta nel carburante e successivamente recuperata attraverso procedimenti chimici. Una parte dei carichi, inoltre, non riparte più verso l’Europa: viene utilizzata come pagamento per gli intermediari e alimenta un mercato locale in espansione, nel quale la cocaina viene spesso trasformata in crack. Il “rimbalzo” africano, dunque, non rappresenta più soltanto una deviazione sulle rotte tradizionali ma un nuovo segmento della filiera globale della cocaina. (g.curcio@corrierecal.it)

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