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La digitalizzazione come strumento di legalità, Melandro (PagoPA) a Trame: «Diventiamo un paese più trasparente»

Il direttore della società spiega i vantaggi dell’ecosistema digitale della PA: velocità e prevenzione dalle infiltrazioni criminali negli appalti. «Per l’Europa siamo un modello»

Pubblicato il: 20/06/2026 – 20:53
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La digitalizzazione come strumento di legalità, Melandro (PagoPA) a Trame: «Diventiamo un paese più trasparente»

LAMEZIA TERME La digitalizzazione come strumento di legalità per prevenire eventuali infiltrazioni criminali nella pubblica amministrazione. Dall’AppIo per i cittadini al nuovo sistema di interoperabilità per gli enti pubblici che consente di velocizzare gli iter e, soprattutto, renderli più trasparenti e difficili da raggirare. A spiegarlo, ospite del Festival Trame, è Pierdanilo Melandro, Direttore Procurement di PagoPA, la società che gestisce l’ecosistema digitale a disposizione della pubblica amministrazione. Originario della Calabria, Melandro ha spiegato come la digitalizzazione statale, su cui sono stati spesi oltre 15 miliardi di euro del Pnrr, ha fatto passi da gigante, consentendo di facilitare e velocizzare la burocrazia, garantendo al tempo stesso maggiore trasparenza. Con l’obiettivo, anche, di tutelare appalti e interessi pubblici dalle infiltrazioni della criminalità organizzata.

L’interoperabilità tra le banche dati

Tra le piattaforme realizzate e gestite da PagoPA c’è la nuova PNDN, la Piattaforma Digitale Nazionale Dati tramite cui passa l’intero ciclo di vita di un appalto. «Finalmente – ha spiegato Melandro – ha messo in connessione le banche dati delle singole pubbliche amministrazioni, che prima viaggiavano in silos separati, con i singoli enti pubblici». In sostanza, tutti i dati che in precedenza erano sparsi per le varie banche dati oggi sono stati riuniti. «Se un operatore economico vuole partecipare ad un appalto, devo verificare il suo casellario giudiziario, la sua regolarità fiscale e contributiva, le ottemperanze sui disabili, tutta una serie di certificati presenti nelle banche dati». Un ente pubblico prima doveva chiedere singolarmente ai vari enti certificatori, allungando i tempi burocratici, mentre oggi si fa un’unica richiesta ricevendo tutte le informazioni per verificare che quell’operatore abbia i requisiti morali. «Questo non è banale, perché consente di verificare velocemente un operatore pubblico per un eventuale affidamento». Garantendo trasparenza, anche perché gli appalti – ricorda Melandro – «sono sempre nel mirino delle infiltrazioni criminali, come possiamo notare dalle notizie recenti in Calabria». Mentre oggi la procedura rende tutto più difficile, costringendo gli operatori interessati a «costituire una società di comodo che abbia tutti i requisiti». «Questo ci aiuta a diventare un paese trasparente e digitale. Chi ha frequentato negli anni passati le pubbliche amministrazioni sa che gli appalto si gestivano con le buste cartacee, mentre oggi tutto l’iter è interamente tracciabile».

La sfida, adesso, è ridurre il digital divide

Un processo, quello dell’interoperabilità delle banche dati, non senza difficoltà: «Ci dicevano che era una chimera, invece è un ottimo risultato raggiungo anche grazie al Pnrr». La sfida adesso è ridurre il digital divide, presente soprattutto in Calabria per via della sua organizzazione in piccoli centri. «Nei grandi centri c’è più conoscenza dei servizi, a prescindere dalla fascia d’età, mentre nei territori dove c’è una forte polverizzazione è più difficile. Dobbiamo aiutare i cittadini a usare i nuovi strumenti digitali, ma anche a fidarsi di loro».

Le piattaforme di PagoPA

PagoPa, ricorda Melandro, gestisce diverse piattaforme: l’AppIo, che consente di ricevere multe, avvisi, ma anche di conservare patente e documenti digitali, la stessa PagoPA per i pagamenti alla Pubblica amministrazione, l’app PARI, nata da poco per i servizi di welfare, come l’erogazione di bonus. «In Europa siamo tra i primi paesi che hanno digitalizzato queste funzioni, ora i paesi europei ci hanno guardato come modello e hanno i nostri stessi problemi, ovvero la distanza tra centro e periferia. Il metodo più efficace dal nostro punto di vista, che ovviamente è un punto di vista tecnologico, è promuovere la cultura della legalità e dare degli strumenti ai cittadini che siano trasparenti, efficaci e digitali». (redazione@corrierecal.it)

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