Skip to main content

Ultimo aggiornamento alle 10:41
Corriere della Calabria - Home

I nostri canali


Si legge in: 4 minuti
Cambia colore:
 

Bando concilia

ANGSA, Spadafora: «Troppi bambini esclusi dai centri estivi»

A denunciare la situazione è la presidente dell’Associazione che evidenzia le difficoltà incontrate dalle famiglie nel “Bando Concilia”

Pubblicato il: 22/06/2026 – 9:18
00:00
00:00
Ascolta la versione audio dell'articolo
ANGSA, Spadafora: «Troppi bambini esclusi dai centri estivi»

COSENZA Con la fine dell’anno scolastico e l’inizio delle attività estive, torna a emergere una criticità che ogni anno coinvolge numerose famiglie di bambini e ragazzi con disturbo dello spettro autistico. Se per molti coetanei l’estate rappresenta un periodo di svago, amicizia e socializzazione nei centri estivi, per tanti minori con disabilità il rischio è invece quello di ritrovarsi esclusi dalle opportunità offerte sul territorio. A denunciare la situazione è Caterina Spadafora, presidente di ANGSA Cosenza APS (Associazione Nazionale Genitori Persone con Autismo), che richiama l’attenzione delle istituzioni sulle difficoltà incontrate dalle famiglie nell’accesso ai servizi finanziati attraverso il “Bando Concilia”, lo strumento regionale nato per sostenere la conciliazione tra vita familiare e lavorativa durante il periodo estivo. «Le famiglie ci segnalano ogni anno le stesse problematiche», afferma Spadafora. «Sulla carta esistono opportunità e sostegni economici, ma nella realtà molti genitori si trovano a ricevere risposte negative da parte delle strutture accreditate, che dichiarano di non essere in grado di accogliere bambini con bisogni complessi. Questo significa che proprio chi avrebbe maggiore necessità di inclusione rischia di restare escluso».

Il nodo accreditamento

Secondo ANGSA Cosenza, il problema non riguarda l’impianto del bando regionale, che nasce con finalità condivisibili, ma le modalità con cui viene attuato sul territorio. L’accreditamento delle strutture, osserva l’associazione, rischia infatti di trasformarsi in un passaggio meramente formale se non viene verificata preventivamente la reale capacità di garantire l’accoglienza di tutti i bambini, compresi quelli che necessitano di supporti specialistici. «Quando un sistema pubblico non riesce a intercettare i bisogni delle persone più fragili, si crea inevitabilmente una disparità di accesso ai servizi», sottolinea la presidente di ANGSA Cosenza. «È una situazione che rischia di produrre effetti riconducibili alla discriminazione indiretta, perché un’opportunità teoricamente aperta a tutti diventa, nei fatti, difficilmente accessibile per alcune categorie di cittadini». L’associazione evidenzia inoltre come le difficoltà siano spesso accompagnate da un approccio culturale ancora inadeguato. Emblematico, in questo senso, il caso segnalato da una famiglia associata, alla quale una struttura accreditata ha comunicato per iscritto di non disporre di personale formato per il “seguente caso”.

Le parole che pesano

«Le parole hanno un peso», osserva Caterina Spadafora. «Definire un bambino un “caso” significa perdere di vista la persona, la sua dignità e i suoi diritti. Non stiamo parlando di problemi da gestire, ma di bambini che hanno diritto, come tutti gli altri, al gioco, alla socialità e alla partecipazione. Non esistono situazioni impossibili da accogliere in assoluto; esistono percorsi di formazione, strumenti e competenze che devono essere sostenuti e incentivati. Non possiamo accettare che la risposta sia semplicemente un rifiuto o una partecipazione limitata a poche ore al giorno».

L’appello al Garante

Per questo motivo ANGSA Cosenza rivolge un appello al Garante regionale dei diritti delle persone con disabilità della Calabria, l’avvocato Ernesto Siclari, chiedendo il suo coinvolgimento in un’attività di monitoraggio e ascolto delle famiglie. «Conosciamo l’attenzione che il Garante ha sempre dimostrato verso il progetto di vita personalizzato delle persone con disabilità», afferma Spadafora. «Chiediamo il suo supporto per comprendere quale sia la situazione reale sul territorio cosentino e calabrese, verificando quante famiglie abbiano effettivamente trovato accoglienza e quante, invece, siano rimaste senza risposte adeguate». L’associazione propone inoltre l’apertura di un tavolo di confronto che coinvolga Regione Calabria, Comuni, Ambiti Territoriali Sociali, gestori dei centri estivi e associazioni del Terzo Settore. Tra le priorità indicate vi sono il finanziamento di figure educative specializzate in rapporto individuale, l’introduzione di criteri di accreditamento maggiormente orientati all’inclusione e una programmazione condivisa delle attività estive già nei mesi primaverili, così da consentire alle strutture di organizzarsi e formare adeguatamente il personale.

Fare rete

«La stanchezza delle famiglie è ormai evidente e non può essere ignorata», conclude Caterina Spadafora. «Serve una rete tra istituzioni, enti gestori e associazioni affinché nessun bambino venga escluso dalle opportunità educative e sociali del territorio. L’inclusione non può essere soltanto un principio da richiamare nei documenti: deve tradursi in scelte concrete e in servizi realmente accessibili a tutti».

Argomenti
Categorie collegate

x

x