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oltre il mondo al contrario

La tentazione vannacciana

Consensi, reclutamento e attenzione mediatica accompagnano l’ascesa di Futuro Nazionale

Pubblicato il: 22/06/2026 – 17:14
di Clemente Angotti
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La tentazione vannacciana

E’ partita a spron battuto, come si conviene ad un ex parà della Folgore, la campagna di arruolamento del generale Vannacci. Anche in Calabria. E non sarebbero in pochi ad avere subìto, più o meno dichiaratamente, il richiamo del teorico del Mondo al contrario, aderendo al neonato partito Futuro Nazionale in una regione che di esperienze del genere ne ha sperimentate più d’una nel recente passato: basti pensare solo a Matteo Salvini con la Lega post bossiana griffata col suo nome che, a queste latitudini, nel tempo e anche oggigiorno, ha ottenuto voti e posizioni di potere. Certo il Capitano che, qualche anno addietro batteva le contrade calabresi da nord a sud infiammandole e mietendo consenti e simpatie oggi, pur tornando a farsi vedere a scadenze regolari soprattutto per sponsorizzare il “suo” ponte sullo Stretto, è costretto a fare i conti con fughe e cambi di casacca continui, possibili travasi di voti e inchieste giudiziarie che coinvolgono esponenti a lui anche molto vicini. E adesso anche con un sorpasso, per ora solo nei sondaggi. Situazioni che riverberano il loro effetti all’interno degli equilibri di governo stante la volontà mai venuta meno nel vicepremier e titolare del dicastero dei Trasporti di tornare alla guida del ministero dell’Interno. Postazione strategica, quest’ultima, anche in funzione della costruzione di un argine all’offensiva dellex generale che punta a svuotare a proprio favore il serbatoio elettorale della Lega.
E proprio in materia di transfughi del resto, l’esponente parlamentare calabrese maggiormente riconoscibile della nuova formazione di “destra destra” creata da Vannacci, ovvero Domenico Furgiuele, è stato politicamente forse il primo, in tempi per lui non certo facili, ad avere professato in Calabria il credo del Carroccio. E adesso che dire pure di Domenico Tallini, già presidente del Consiglio regionale, amministratore e politico di lungo corso con alle spalle esperienze varie in più partiti del centro e della destra, che ha da poco manifestato la propria adesione alla politica vannacciana.
Sul possibile esito elettorale dell’esperienza agli esordi di Futuro Nazionale (meteora?) si interrogano ormai quotidianamente sui mass media fior di esperti e politologi nell’intento di intuire il corso dell’iniziativa che un certo scompiglio lo ha creato nella coalizione di centrodestra. Attualmente i sondaggi sembrano confortare in linea di massima la scelta di rottura compiuta dall’ex generale. E a poco sembrano servire le recenti esperienze legate al voto amministrativo in alcune realtà dove pur non partecipando in modo diretto come partito, FN ha ottenuto risultati di rilievo: è il caso di Vigevano dove il candidato vannacciano ha segnato il 14% superando la Lega o a Brindisi e in altri centri, che hanno visto la sigla o i suoi esponenti fare il loro ingresso nei consigli comunali. Dati che hanno fatto esultare il generale e i suoi accoliti essendo pervenuti dopo il raggiungimento, comunicato dallo stesso interessato, di circa 80 mila iscritti in pochi mesi (l’obiettivo dichiarato è quota 100 mila). Altre e più importanti scadenze si appropinquano per questa nuova formazione, soprattutto le politiche del prossimo anno. Solo allora si vedrà quanto questa ondata di consensi, al momento solo virtuale o forse anche un po’ alterata da situazioni contingenti, sarà poi dimostrata o meno dai voti reali depositati dagli elettori nelle urne. Per l’intanto Vannacci&Co si godono l’ampio richiamo mediatico ottenuto grazie all’attenzione riservata a questo nuovo fenomeno politico dalla grande stampa. Di sicuro, però, lo scossone c’è stato soprattutto nel centrodestra anche se Vannacci, con le su posizioni filorusse e senza sconti verso l’Ucraina impegnata nella sua strenua lotta di resistenza contro l’aggressore, non fa mistero di guardare anche in alcuni ambienti della sinistra. In una sorta di revival “rossobruno” ad indicare l’ibridazione, non del tutto inedita anche a livello italiano, tra le posizioni politiche di estrema sinistra e di estrema destra.

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Foto: LaPresse

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