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le dichiarazioni di Cerbo

’Ndrangheta, così nacque la coalizione con Cosa nostra e camorra. Il pentito: «Cantarella e Vestiti erano i capi insieme a Santo Crea»

Nel verbale di William Cerbo la mappa dei gruppi al centro del processo Hydra. Poi la riunione a Milano e il riferimento agli «agganci grossi di coca»

Pubblicato il: 23/06/2026 – 6:55
di Giorgio Curcio
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’Ndrangheta, così nacque la coalizione con Cosa nostra e camorra. Il pentito: «Cantarella e Vestiti erano i capi insieme a Santo Crea»

LAMEZIA TERME «Al centro ci sto io». È una frase breve ma cruciale per leggere la nascita della presunta coalizione criminale al centro del processo “Hydra”, il maxi procedimento della Dda di Milano sulla rete mafiosa attiva in Lombardia, composta – secondo l’impianto accusatorio – da ’ndrangheta, Cosa nostra e camorra. Il passaggio emerge dal verbale di William Alfonso Cerbo, il collaboratore di giustizia che ai pm della Dda di Milano ha già raccontato il «tavolo di mafia» e il ruolo dei calabresi dietro Santo Crea. Dopo le prime udienze nell’aula bunker milanese, il suo contributo è destinato a pesare nel dibattimento: Cerbo ricostruisce la genesi dei rapporti tra gruppi diversi, l’incontro tra le componenti della coalizione e il suo ruolo di cerniera tra ambienti criminali che, fino a quel momento, si sarebbero mossi su binari separati.

Le relazioni interne

Cerbo richiama i precedenti interrogatori e si presenta come soggetto in grado di riferire sui fatti contestati nel procedimento Hydra e su ulteriori vicende di cui sarebbe a conoscenza. Ma è soprattutto quando ricostruisce le relazioni interne al gruppo che il suo racconto si fa più dettagliato.
Il collaboratore parte da una sorta di mappa. Da una parte colloca Gaetano “Tano” Cantarella, Amico e Castiglia. «Primo gruppo», li definisce. Subito vicino a loro, aggiunge, ci sono i Nicastro, indicati come il gruppo di Busto Arsizio. Dall’altra parte, invece, Cerbo colloca Giancarlo Vestiti e Santo Crea, boss di Melito Porto Salvo. È qui che si inserisce il suo ruolo. «A destra, Vestiti e Crea. Al centro ci sto io, che conoscevo sia l’uno che l’altro», dice Cerbo ai pm. Poi il passaggio centrale: «Recupero Crea, si sono conosciuti tramite me, e da lì è nata questa coalizione».

Le “coalizioni”

Secondo il racconto del pentito, dunque, la coalizione Hydra sarebbe nata dall’incontro tra due blocchi: da un lato Cantarella, Amico, Castiglia e i Nicastro; dall’altro Vestiti e Crea. In mezzo Cerbo, che rivendica di avere conosciuto entrambi gli ambienti e di avere favorito il contatto con il boss calabrese. Nel verbale, Cerbo attribuisce un ruolo centrale anche al rapporto tra Cantarella e Vestiti. Alla domanda del pm Rosario Ferracane su come vedesse quel rapporto, il collaboratore risponde che erano «i due capi di questa coalizione in quel momento, oltre a Santo Crea». E aggiunge: «Erano gli artefici di questa coalizione che avevano fatto, quindi l’uno si faceva forte del gruppo dell’altro e viceversa». La frase restituisce il senso dell’alleanza descritta dal pentito: ogni gruppo avrebbe portato in dote il proprio peso, la propria reputazione e la propria capacità di intimidazione. L’uno si rafforzava attraverso l’altro. E la presenza di Santo Crea, nella ricostruzione di Cerbo, avrebbe garantito il collegamento con la componente calabrese. Ma la nascita della coalizione non è l’unico passaggio rilevante. Nel verbale compare anche il racconto di una riunione a Milano che Cerbo collega, almeno per sua deduzione, al traffico di droga. Il nome che introduce quel passaggio è quello di Cristian Marietta, cugino del collaboratore.
Cerbo racconta di avere ricollegato alcuni fatti dopo aver saputo che Cristian era salito a Milano senza dirgli nulla. «Cristian a dicembre è salito, è salito e non mi ha detto niente a me», dice. E aggiunge che si sarebbe visto «con Vestiti, Santo Crea e Calabrò», mentre alla riunione sarebbe stato presente anche Gaetano Cantarella. Il collaboratore precisa di non sapere dove si sia svolto l’incontro e di non conoscere con certezza l’oggetto della discussione. Ma aggiunge una valutazione significativa: «Credo di traffico di droga, perché quello è stato il periodo che Cristian, anche tramite me, cercava agganci grossi di coca».

La ricerca di «agganci grossi di coca»

Il racconto prosegue con un dettaglio ulteriore. Cerbo dice di avere incontrato Cristian dopo quella riunione e di avergli chiesto conto della sua presenza a Milano: «Scusa, e me lo stai dicendo ora che sei a Milano?». La risposta riferita dal collaboratore è sfumata: «No, parlammo di cose…». Secondo Cerbo, Cristian lo avrebbe tenuto fuori «per il mio bene». La scena descritta dal pentito è quella di una rete in movimento. Incontri, contatti, soggetti che salgono a Milano, rapporti tra siciliani e calabresi, figure di peso come Vestiti, Crea, Calabrò e Cantarella, e sullo sfondo la ricerca di «agganci grossi di coca». È la materia che la Dda di Milano punta a portare nel dibattimento per ricostruire non soltanto la composizione del gruppo, ma anche le sue direttrici operative. Dentro questa ricostruzione, Cerbo si assegna un ruolo preciso: quello dell’uomo di collegamento. Non un semplice osservatore, ma il soggetto che, secondo le sue stesse parole, avrebbe conosciuto entrambi i blocchi e favorito il contatto con Crea. «Al centro ci sto io», dice. Una frase che diventa il perno narrativo della sua collaborazione.
Il primo pezzo del mosaico è il gruppo composto da Cantarella, Amico, Castiglia e i Nicastro. Il secondo è quello formato da Vestiti e Crea. La saldatura tra i due mondi, nella versione di Cerbo, passa attraverso di lui. Da lì, dice, «è nata questa coalizione». Una coalizione che, sempre secondo il collaboratore, avrebbe avuto una struttura fatta di capi, garanti, rapporti di forza e sospetti interni. Cantarella e Vestiti, da un lato, indicati come «artefici» dell’alleanza. Santo Crea, dall’altro, come figura calabrese di peso. E poi Peppe Calabrò, “’u Dutturicchiu”, il nome che nel racconto di Cerbo compare nella riunione milanese e, in altri passaggi, come soggetto ritenuto superiore a Crea.

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