Case e Ospedali di comunità, la promessa fragile del Pnrr: nuove strutture ma pochi medici
Cantieri in ritardo, organici insufficienti e il nodo irrisolto del commissariamento: la riforma dell’assistenza territoriale resta appesa alla capacità di garantire servizi reali

L’approfondimento odierno si basa sull’analisi di fonti istituzionali, parlamentari e giornalistiche relative allo stato di attuazione della Missione 6 Salute del Pnrr in Calabria. In particolare, sono stati esaminati documenti ministeriali sul Pnrr Salute, dati e report di Agenas, rilevazioni di OpenPnrr e Openpolis, documenti dell’Ufficio parlamentare di bilancio, atti della Corte dei conti, atti di sindacato ispettivo di Camera e Senato, oltre a fonti sindacali e contributi di stampa specializzata. Per la ricostruzione dell’attività parlamentare, la ricerca è stata condotta mediante consultazione delle banche dati pubbliche di Camera dei deputati, Senato della Repubblica e Parlamento europeo, attraverso ricerche per parole chiave relative a Pnrr, Missione 6, Case di comunità, Ospedali di comunità, assistenza territoriale e Calabria. Le diverse fonti utilizzano criteri di rilevazione, aggiornamenti temporali e perimetri di analisi non sempre coincidenti. Pertanto, alcuni dati numerici possono presentare scostamenti. Nel testo tali divergenze sono segnalate e contestualizzate. La ricognizione degli atti parlamentari riguarda esclusivamente gli atti formalmente pubblicati e consultabili nelle banche dati istituzionali. Restano pertanto fuori da questa analisi eventuali interlocuzioni informali, attività politico-istituzionali non verbalizzate o iniziative prive di riferimenti testuali espliciti alla Missione 6 Salute o al Pnrr sanitario calabrese. Questa metodologia consente di fondare l’analisi su elementi documentabili e pubblicamente accessibili.
La promessa del Pnrr e l’avvertimento di Brisinda e Laino
La Missione 6 Salute del Pnrr aveva per la Calabria un valore particolare. Offriva, cioè, l’opportunità di correggere risaputi squilibri storici, determinati dai 16 anni di commissariamento sanitario, da una pesante mobilità passiva e da persistenti difficoltà di accesso alle cure nelle aree interne e montane. L’obiettivo del Piano, non senza enfasi e confusione conseguenti ai drammi del Covid, era rafforzare l’assistenza territoriale e alleggerire la pressione sui presidi ospedalieri tramite Case e Ospedali di comunità, Centrali operative territoriali, telemedicina e digitalizzazione. Tuttavia, gli esperti di sanità Giuseppe Brisinda e Tullio Laino avevano già inquadrato i problemi venturi, in un’intervista rilasciata nel febbraio 2022 al Corriere della Calabria (leggi qui). Brisinda era sfavorevole a concentrare l’attenzione sull’infrastruttura fisica della nuova assistenza territoriale, se contestualmente non fosse stato affrontato il tema degli organici, dell’organizzazione sanitaria e della sostenibilità operativa dei presìdi previsti. Laino aggiungeva che il modello nazionale, oltremodo standardizzato, si sarebbe adattato male a una regione come la Calabria, caratterizzata da aree montane, Comuni di piccole dimensioni, collegamenti piuttosto problematici e una pronunciata dispersione territoriale. Col senno di poi, quelle osservazioni appaiono fra le analisi più lucide sull’esito della Missione 6 in Calabria. Brisinda e Laino avevano individuato il rischio di realizzare strutture prive di reale funzionalità assistenziale.
Le strutture previste e i ritardi accumulati
Secondo la programmazione Pnrr e le successive ricognizioni pubbliche, in Calabria sono previsti un centinaio di nuove strutture: tra 57 e 63 Case di comunità, 20 Ospedali di comunità e 19 Centrali operative territoriali. I numeri variano a seconda della fonte e delle rimodulazioni intervenute, ma il punto politico è invariato, nel senso che adesso la Regione deve completare una rete territoriale di notevole ampiezza. Si tratta di interventi per almeno 170 milioni di euro, considerando i soli Case e Ospedali di comunità, destinati a ridisegnare la geografia dell’assistenza sanitaria regionale. Ma a che punto si trova la Calabria nell’attuazione della Missione 6? Nel merito, i dati disponibili provengono da fonti diverse – Regione Calabria, Agenas, OpenPnrr, atti parlamentari e documentazione ministeriale – e si riferiscono a periodi differenti. Il quadro d’insieme appare però abbastanza definito. L’attuazione in Calabria ha subito ritardi significativi, soprattutto nelle fasi iniziali di progettazione, affidamento dei lavori e apertura dei cantieri. I rallentamenti hanno riguardato in particolare le strutture su cui si regge l’impianto della riforma, cioè Case e Ospedali di comunità. Secondo i dati contenuti nell’interrogazione del 2025 numero 4/04425 – presentata da Anna Laura Orrico e firmata anche da Riccardo Tucci e Vittoria Baldino –, basati su un report della Cgil, in Calabria risultavano previsti 61 progetti di Case di comunità e 20 di Ospedali di comunità. Di questi, rispettivamente, ne risultavano avviati soltanto 4 e 2.
I dati successivi hanno registrato alcuni avanzamenti, ma non tali da superare il problema di fondo. Fra l’assegnazione delle risorse e l’apertura dei cantieri si sono assommati ritardi, emersi già nella progettazione esecutiva, nei tempi di affidamento, nelle pratiche autorizzative e nell’adeguamento degli immobili destinati ai nuovi servizi. Fermarsi ai cantieri, tuttavia, vorrebbe dire guardare soltanto una parte della questione. Il punto più delicato riguarda il funzionamento delle nuove strutture di assistenza territoriale. Una Casa di comunità può essere completata in quanto opera fisica, dotata di arredi, provvista di apparecchiature e persino inaugurata. Tuttavia, ciò non garantirebbe di per sé l’erogazione di servizi sanitari adeguati. Il Pnrr finanzia edifici, ristrutturazioni, tecnologie e sistemi informatici. Non risolve invece il deficit strutturale degli organici; problema molto sentito, in Italia, a partire dall’entrata in vigore, nel novembre 2014, della Legge 161/2014 sui turni e i riposi obbligatori del personale sanitario. Soprattutto a causa del regime commissariale per il Piano di rientro, e nonostante gli sforzi assunzionali più recenti, la Calabria continua a scontare carenze di medici specialisti, difficoltà nel reclutamento del personale sanitario, insufficienza di infermieri, sofferenze nella medicina d’urgenza e problemi crescenti nella continuità assistenziale. Per questo i pareri di Brisinda e Laino tornano prepotentemente attuali.
La vigilanza parlamentare (limitata)
Dall’analisi dell’attività dei deputati e senatori eletti in Calabria emerge che gli atti parlamentari specificamente dedicati al Pnrr sanitario calabrese sono pochi e la vigilanza istituzionale appare nel complesso limitata. Ciò non implica che i parlamentari calabresi non abbiano affrontato il tema della sanità. Significa, piuttosto, che risultano scarse – e in molti casi assenti – interrogazioni, mozioni o iniziative formali dedicate allo stato di attuazione della Missione 6 in Calabria, con riferimento specifico a Case di comunità, Ospedali di comunità e assistenza territoriale. Alla Camera dei deputati, l’iniziativa più pertinente è la suddetta interrogazione del Movimento Cinque Stelle. Nel testo si riassume lo stato di avanzamento delle strutture territoriali, si precisano gli impegni su Case e Ospedali di comunità e si domandano al ministro della Salute chiarimenti sul rischio di ritardi e definanziamenti. L’atto ha rilievo per due ragioni. Da un lato, utilizza materiali provenienti da fonti sindacali e dati pubblicamente disponibili; dall’altro, pone un monito politico: se la Calabria è fra le regioni che hanno più bisogno della riforma territoriale, eventuali ritardi produrrebbero effetti alquanto gravi. Alla Camera va inoltre segnalata la mozione numero 1/00191 a prima firma Chiara Braga, sottoscritta anche dal deputato calabrese del Pd Nico Stumpo, per agevolare la funzionalità delle nuove strutture di assistenza territoriale finanziate dal Pnrr. Va altresì ricordata la mozione numero 1/00527, presentata dalla deputata di Fratelli d’Italia Imma Vietri e firmata anche dalla deputata calabrese della Lega Simona Loizzo, che, nel citare la Missione «Salute» del Pnrr come «la più grande trasformazione della sanità territoriale degli ultimi anni», ha impegnato il governo «a prevedere misure volte a garantire l’attuazione del piano straordinario di assunzioni». Al Senato, non emergono interrogazioni a prima firma di parlamentari eletti in Calabria sull’attuazione della Missione 6 nel territorio calabrese. Va però segnalata l’interrogazione a risposta orale numero 3-01958, a prima firma della senatrice del Pd Sandra Zampa e sottoscritta anche dal senatore dello stesso partito Nicola Irto, che evidenzia i ritardi nazionali della Missione 6, il rischio di mancato riequilibrio territoriale a sfavore del Mezzogiorno e il problema della sostenibilità operativa delle nuove strutture assistenziali. Si tratta di un’iniziativa che affronta questioni politiche di peso, ma non è centrata sul caso calabrese. Per gli altri parlamentari nazionali eletti in Calabria – fra maggioranza e opposizione – non emergono, dalle banche dati pubblicamente consultabili, atti formalmente dedicati al monitoraggio del Pnrr sanitario regionale. Parte dell’attività politica può svolgersi anche fuori dagli atti formali, mediante interlocuzioni ministeriali, lavoro di Commissione e rapporti istituzionali. Dai documenti disponibili si deduce, però, una vigilanza parlamentare modesta. I parlamentari di maggioranza hanno concentrato la loro comunicazione soprattutto su altri aspetti della sanità calabrese: nuovi ospedali, assunzioni, governance commissariale e sostegno all’azione del presidente Roberto Occhiuto.
La vertenza mancata a Bruxelles
Sul piano europeo, il bilancio sembra finanche più modesto. Nonostante la presenza di Pasquale Tridico, Giusi Princi e Mimmo Lucano al Parlamento Ue, il Pnrr sanitario calabrese non è stato oggetto di significativa attenzione. Pur senza competenze dirette sull’attuazione del Piano, Bruxelles avrebbe potuto offrire ulteriori margini di iniziativa politica, anche con interrogazioni alla Commissione o audizioni pubbliche. Sul Pnrr sanitario calabrese, però, i tre europarlamentari eletti in Calabria non hanno finora assunto iniziative di particolare rilievo. Per le competenze economiche e il profilo tecnico, Tridico appariva il parlamentare più attrezzato per sollevare la questione. Per il legame con l’attuale governance regionale, Princi avrebbe potuto svolgere una funzione di raccordo istituzionale. Per la sensibilità politica e le battaglie sui diritti, Lucano avrebbe potuto ricondurre il tema anche alle diseguaglianze nell’accesso alle cure. Finora i ritardi della Missione 6 Salute non si sono tradotti in una pressione politica in sede europea. Di fatto, il dossier è rimasto confinato quasi interamente nel confronto nazionale e regionale.
I rilievi della Corte dei conti e il paradosso calabrese
Inoltre, l’iter che avrebbe dovuto sancire l’uscita della Calabria dal commissariamento sanitario non si è concluso. In sede di controllo di legittimità, la Corte dei conti ha mosso dei rilievi al governo e i tempi tecnici si sono perciò allungati. Nel contesto, rimane aperta la questione del riordino della rete ospedaliera, uno dei terreni su cui la Regione non è ancora nella pienezza della propria autonomia decisionale. Negli ultimi mesi, il presidente della Regione e commissario alla sanità, Occhiuto, aveva più volte indicato come imminente la fine del commissariamento, in linea con gli annunci del governo nazionale. I rilievi formulati dalla Corte dei conti hanno però rallentato, almeno per ora, il completamento dell’iter che avrebbe dovuto sancire l’uscita della Calabria dal regime commissariale e il conseguente ritorno all’autonomia programmatoria regionale. Va comunque precisato che negli ultimi anni la gestione commissariale ha fatto registrare alcuni avanzamenti sul piano contabile e amministrativo, rivendicati da Occhiuto come base per il superamento del regime straordinario. Ciò, tuttavia, non risolve il problema dell’effettiva riorganizzazione dell’offerta sanitaria. La Missione 6 Salute punta soprattutto a migliorare l’assistenza territoriale: la medicina di prossimità, l’assistenza domiciliare, i servizi intermedi fra territorio e ospedale. Da sola, però, questa “riforma” non basta a riequilibrare il Servizio sanitario regionale. Brisinda e Laino lo avevano chiarito già nel 2022. Il potenziamento dell’assistenza territoriale può produrre risultati limitati, se resta inalterato l’assetto della rete ospedaliera, ancora largamente ancorato all’impianto delineato nel 2010. Case di comunità, Ospedali di comunità, continuità assistenziale e presa in carico dei pazienti cronici possono funzionare bene solo in presenza di una rete coerente di hub, spoke, pronto soccorso, posti letto per acuti, post-acuti, riabilitazione e lungodegenza. Se questo equilibrio manca, il sistema è inevitabilmente sbilanciato. Ed è proprio il punto calabrese. Il riordino della rete ospedaliera è uno dei problemi più delicati della programmazione sanitaria regionale. Finché il commissariamento persiste, tale riordino continua a dipendere in larga misura dai poteri commissariali. Allora spunta un grosso paradosso: la Regione, chiamata a realizzare una delle più importanti iniziative sanitarie degli ultimi decenni, continua a operare in un regime straordinario che dura dal 2010 e che, dopo quasi 16 anni, non ha ancora trovato una soluzione definitiva.
Le responsabilità della politica
Con il Pnrr, la Calabria ha ricevuto una possibilità molto importante per migliorare il proprio Servizio sanitario. Le risorse stanziate hanno aperto la prospettiva di correggere squilibri storici che da anni penalizzano i cittadini, i pazienti e gli operatori. Su questo dossier, tuttavia, la politica non ha espresso un livello di vigilanza proporzionato alla posta in gioco. La ricognizione compiuta in questo lavoro mostra che, sul piano degli atti formali, l’attività dedicata al Pnrr sanitario calabrese si concentra in un numero assai ristretto di iniziative parlamentari. Come detto: alla Camera, l’atto più mirato appare l’interrogazione numero 4/04425 presentata da esponenti del Movimento 5 Stelle; al Senato, si segnala l’interrogazione numero 3-01958 di senatori del Pd, però dedicata all’attuazione nazionale della Missione 6 e non specificamente al caso della Calabria. Sul versante dell’Ue, gli europarlamentari calabresi Tridico, Princi e Lucano non hanno trasformato il tema in una vertenza politica strutturata presso le istituzioni dell’Unione europea. Ciò non significa affatto che l’intera responsabilità dei ritardi debba essere attribuita alla classe parlamentare. La realizzazione della Missione 6 dipende soprattutto dai soggetti attuatori, dagli apparati tecnici, dalle procedure amministrative e dalle capacità di esecuzione. Vi è però una questione democratica essenziale. Il controllo politico serve anche a sollecitare delle azioni, a verificare le procedure, a portare alla luce ritardi e criticità prima che diventino irreversibili. Nel merito, la vigilanza parlamentare è apparsa alquanto discontinua.
Il rischio da evitare
A conclusione del Pnrr sanitario in Calabria, le strutture previste dalla Missione 6 potranno risultare completate, collaudate e rendicontate. Riusciranno, però, a garantire le cure, ad assistere i pazienti e ad alleggerire la pressione sugli ospedali? Come ricordato, i medici Brisinda e Laino avevano paventato nel 2022 il rischio di realizzare strutture prive di effettiva funzionalità assistenziale. I dati disponibili, i ritardi accumulati, le carenze di personale, le difficoltà organizzative e le incertezze della governance sanitaria indicano che quel rischio è oggi ancora più presente. Se dovesse concretizzarsi, la Calabria perderebbe una delle ultime grandi occasioni di riequilibrio del proprio Servizio sanitario. E questa sarebbe in primo luogo una responsabilità politica.