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la decisione del riesame

Strage di Amendolara, Safeer Ahmed e Ali Raza restano in carcere

I due sono accusati della morte di quattro giovani bruciati vivi. Il primo luglio la Commissione parlamentare di inchiesta sulle condizioni di lavoro sarà in Calabria

Pubblicato il: 26/06/2026 – 10:20
di Fabio Benincasa
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Strage di Amendolara, Safeer Ahmed e Ali Raza restano in carcere

COSENZA Il tribunale del Riesame di Catanzaro ha confermato la misura della custodia cautelare in carcere disposta nei confronti di Safeer Ahmed e Ali Raza, i due 31enni pakistani, in carcere perché accusati dell’omicidio dei braccianti Waseem Khan, di 29 anni, pakistano, Amin Fazal Khogjani (28), Ullah Ismat Qiemi (19) e Safi Iayjad (27) afghani, uccisi bruciati vivi il primo giugno scorso ad Amendolara. La decisione arriva a seguito del ricorso presentato dai legali dei due indagati, gli avvocati Giovanni Brandi Cordasco Salmena e Giulia Montilli. La Procura di Castrovillari, guidata da Alessandro D’Alessio, aveva chiesto la conferma della detenzione in carcere e delle aggravanti, contestate invece dalla difesa. Nel corso dell’udienza dinanzi al Tdl, gli avvocati Brandi e Montilli hanno proposto una diversa ricostruzione relativamente al movente, diverso rispetto all’ipotesi legata al caporalato individuata dalla procura. «Il movente, per quanto abbiamo ricostruito nelle nostre indagini difensive, non riguarda motivi lavorativi o sfruttamento del lavoro, ma fatti personali», avevano commentato i legali. Sul punto sarà necessario attendere le motivazioni della decisione del Riesame, che arriveranno entro 45 giorni.

La strage di Amendolara

Secondo l’accusa, condivisa dal gip nella valutazione cautelare, «Raza Ali avrebbe cosparso di benzina il bagagliaio della Fiat Ulysse in cui si trovavano le vittime e avrebbe appiccato il fuoco», attorno alle 13 presso il distributore di carburante “IP” in Contrada Falconara. Ahmed Safeer, invece, «avrebbe rotto dall’interno la maniglia della portiera lato passeggero e poi avrebbe bloccato fisicamente lo sportello per impedire ai migranti seduti dietro di uscire dall’abitacolo». Una condotta, scrive il giudice, che dimostrerebbe una piena collaborazione tra i due indagati, fino al punto di «intrappolare» le vittime mentre le fiamme avvolgevano il mezzo. Khan Waseem, Khogyani Fazal Amin, Qiemi Ismat Ullah e Safi Amjad hanno perso la vita nel rogo. I due indagati sono accusati anche del tentato omicidio di un quinto passeggero, Alamyar Taj Mohammad, unico sopravvissuto all’incendio.

I frame della videosorveglianza

La ricostruzione proposta dall’accusa poggia sui filmati del sistema di videosorveglianza della stazione di servizio Ip di Amendolara, lungo la Statale 106. Le immagini mostrano prima l’intervento di un carabiniere scelto, Antonio Donadeo, che aveva notato alcuni occupanti dell’auto gettare rifiuti dal finestrino. Poi la sequenza dell’azione: il conducente che scende, apre il portellone posteriore, si dirige verso la pompa di benzina. E poi il passeggero che apre lo sportello, rompe anche la maniglia e la lancia fuori. A questo punto la coltre di fumo e le fiamme avvolgono il veicolo. Nell’ordinanza viene richiamato anche un altro video, da diversa angolazione, in cui si nota «il piede di un occupante» mentre tenta di sfondare il parabrezza per sottrarsi alla trappola. Il superstite riesce invece a uscire dal portellone posteriore, con gli abiti in fiamme, e si rotola a terra per spegnerle. 

La Commissione di inchiesta

Il prossimo primo luglio la Commissione parlamentare di inchiesta sulle condizioni di lavoro in Italia, sullo sfruttamento e sulla tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro pubblici e privati, sarà ad Amendolara per discutere di quanto accaduto lo scorso primo giugno. (f.benincasa@corrierecal.it)

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