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Tumore al cervello, cellule “dormienti” potrebbero causare la recidiva del glioblastoma: uno studio Unical apre strada a nuove terapie

È firmato da Emmanuel Pio Pastore, studente dell’Università della Calabria, e dal docente Francesco De Rango

Pubblicato il: 26/06/2026 – 20:08
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Tumore al cervello, cellule “dormienti” potrebbero causare la recidiva del glioblastoma: uno studio Unical apre strada a nuove terapie

COSENZA Una rara popolazione di cellule tumorali, pari a circa il 5-6% della massa analizzata, potrebbe contribuire alla resistenza alle terapie e alla recidiva del glioblastoma, uno dei tumori cerebrali più aggressivi. E’ quanto emerge da uno studio condotto all’Università della Calabria, nel Dipartimento di Biologia, Ecologia e Scienze della Terra, e pubblicato sulla rivista internazionale “Computers in Biology and Medicine“, riferimento nel campo della Medicina computazionale e dell’Intelligenza artificiale applicata alla biomedicina. Il lavoro, dal titolo “A recurrent interferon, stress, and survival axis identifies a rare malignant programme across glioblastoma single-cell, spatial, and longitudinal cohorts”, è firmato da Emmanuel Pio Pastore e Francesco De Rango. Pastore è uno studente di Biologia all’Università della Calabria e sta svolgendo un tirocinio nella Clinica di Malattie Infettive dell’ospedale Policlinico San Martino di Genova, diretta dal professor Matteo Bassetti, nell’ambito di progetti dedicati all’Intelligenza artificiale applicata alle malattie infettive. De Rango è professore associato di Genetica e componente del laboratorio di Genetica e longevità dell’Università della Calabria.

Lo studio

Lo studio utilizza dati di singola cellula e strumenti di intelligenza artificiale per osservare con maggiore precisione l’eterogeneità del glioblastoma. I ricercatori hanno sviluppato un modello interpretabile, basato su 40 geni, capace di assegnare a ogni cellula una probabilità di appartenenza al gruppo potenzialmente più resistente. Un segnale difficile da isolare diventa così un parametro misurabile, confrontabile tra pazienti e studi diversi. Il modello è stato verificato su dati indipendenti rispetto a quelli utilizzati per costruirlo e ha continuato a riconoscere la stessa popolazione cellulare rara. Il risultato rafforza l’ipotesi che queste cellule possano avere un ruolo nella ricomparsa della malattia e apre la strada a ulteriori approfondimenti su possibili bersagli terapeutici più mirati.

Lo studio potrebbe aiutare le terapie

«Lo studio – ha spiegato all’Agi Pastore – individua una popolazione cellulare associata alla resistenza allo stress e potenzialmente legata alle recidive del glioblastoma. Questo non serve soltanto a classificare il tumore tramite i 40 geni usati nell’analisi, ma potrebbe aiutare in futuro a pianificare meglio le terapie. Alcune cellule, infatti, sembrano arrendersi alle cure ma in realtà sopravvivono in silenzio, permettendo al cancro di tornare anche dopo un’apparente sconfitta. Capire la loro presenza potrebbe aiutare i medici a valutare meglio come proseguire i trattamenti e concentrare le future sperimentazioni proprio su queste cellule resistenti. Personalmente, mi piace ricordare che in questo studio l’IA non è uno strumento fine a se stesso, quanto più una metodologia semplice che permette di discriminare molto meglio di tecniche tradizionali. Oggi l’Intelligenza artificiale è l’ultimo grido in Medicina e me ne accorgo svolgendo attività editoriale per vari giornali scientifici: è una corsa al modello più elegante, complesso e indecifrabile, che mai verrebbe usato su pazienti reali. Ecco, io mi batto contro questa degenerazione, promuovendo modelli più intuitivi e usufruibili, dove l’algoritmo è davvero utile ma il clinico è al centro della decisione. Un modello predice il rischio, ma l’essere umano compie la scelta».

«Un risultato raro e di grande rilievo»

«Sono particolarmente orgoglioso della pubblicazione di questo lavoro su Computers in Biology and Medicine, una delle riviste scientifiche internazionali più autorevoli nel campo della medicina computazionale – ha affermato il professor De Rango – . Lo studio nasce dalla collaborazione con Emmanuel Pio Pastore, mio tesista del corso di laurea triennale in Biologia e primo autore dell’articolo. Pubblicare come primo autore su una rivista di questo livello, prima ancora del conseguimento della laurea, rappresenta un risultato raro e di grande rilievo, sia sul piano scientifico sia su quello formativo. Questo traguardo è stato possibile anche dal contesto didattico e di ricerca offerto dal DiBEST, diretto dal professor Mauro La Russa, e dall’Università della Calabria, il cui rettore, il professor Gianluigi Greco, è oggi tra i principali punti di riferimento nazionali nel campo dell’intelligenza artificiale».

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