Dsp Calabria, Modafferi difende il proprio ruolo: «La sfiducia non fa decadere il mio incarico»
Il coordinatore regionale replica alla componente vicina a Toscano e richiama le regole statutarie. La frattura interna passa dal nodo Vannacci al congresso straordinario del 26 luglio

Dopo l’articolo di ieri sullo scontro interno a Democrazia sovrana popolare in Calabria, al Corriere della Calabria è stata trasmessa una comunicazione del coordinatore regionale Giuseppe Modafferi, indirizzata ai firmatari del documento di sfiducia nei suoi confronti e agli organismi nazionali del partito. Il testo, che non è indirizzato alla stampa, ricostruisce dall’interno la posizione di Modafferi su una vicenda che da ultimo ha reso più evidente la frattura interna a Dsp.
Nei giorni scorsi una parte consistente della struttura calabrese del partito aveva preso posizione a favore del presidente nazionale Francesco Toscano e aveva revocato sul piano politico la fiducia a Modafferi, accusato di avere sostenuto una linea distante dalla volontà della base calabrese. Lo scontro è su tre questioni: il rapporto con il coordinatore nazionale Marco Rizzo, il possibile avvicinamento all’area di Roberto Vannacci e il congresso straordinario convocato da Toscano per il prossimo 26 luglio. Modafferi sposta subito il confronto sul piano statutario. «La funzione di Coordinatore regionale – scrive nella sua comunicazione – non deriva da un Congresso regionale della Calabria, che non si è ancora celebrato, ma da una nomina fiduciaria proveniente dagli organismi nazionali competenti». E aggiunge: «Nessun gruppo di iscritti, per quanto rispettabile, può unilateralmente revocare un incarico che non ha conferito». Modafferi chiarisce che una cosa è la sfiducia politica, altra è la revoca formale dell’incarico. Il documento della componente calabrese vicina a Toscano ha un peso politico notevole, ma non determina in automatico la decadenza di Modafferi. Il coordinatore regionale di Dsp contesta anche il racconto di una Calabria compatta contro di lui. «I firmatari – precisa – costituiscono una parte degli iscritti, non la comunità regionale nel suo complesso». E sostiene che «nessuna minoranza organizzata può intestarsi la voce di tutti».
Chi rappresenta Dsp in Calabria? La componente vicina a Toscano sostiene di interpretare il sentimento prevalente della base. Modafferi replica, invece, che quella rappresentazione «non corrisponde alla realtà» e rischia di «alimentare confusione, divisione e disorientamento tra gli iscritti».
Il vero dissenso politico riguarda il rapporto con Vannacci. Nel documento di sfiducia, i sostenitori di Toscano avevano escluso qualunque convergenza con forze politiche presenti negli attuali schieramenti parlamentari e ritenuto Futuro nazionale incompatibile con l’identità di Dsp. Al riguardo, Modafferi scrive che «nessuna decisione di alleanza politica con Roberto Vannacci, con il suo movimento o con altri partiti è stata assunta dagli organi nazionali di Dsp». Lo stesso coordinatore della Calabria afferma, quindi, che continuare a sostenere questa tesi significa attribuire agli organismi nazionali «intenzioni che non risultano da alcuna deliberazione».
Il punto sollevato dai sostenitori di Toscano è però un altro. Il loro dissenso non è su un accordo già concluso, ma sulla direzione politica che una parte del gruppo dirigente potrebbe imprimere al partito. Lo scontro riguarda anche il congresso straordinario del prossimo 26 luglio. I sostenitori di Toscano lo considerano il luogo nel quale gli iscritti devono decidere la linea del partito. Modafferi non mette in discussione il valore del congresso, ma contesta tempi e modalità della convocazione. Nel documento scrive che un congresso convocato «nel pieno di una controversia politica interna» e «senza un percorso collegiale» finisce per svilire la funzione democratica che dovrebbe avere. Nella sua comunicazione, Modafferi annuncia infine anche la revoca delle nomine conferite ad alcuni responsabili territoriali, dopo il venir meno del rapporto di fiducia. È una mossa suggerita dall’alto. Ed è segno che lo scontro politico si sta già riflettendo sugli assetti interni del partito in Calabria.
La comunicazione inviata al Corriere della Calabria rende esplicito il conflitto. In Dsp si confrontano oggi due linee diverse: da una parte quella di Toscano, che insiste sull’autonomia del partito e sulla distanza dagli schieramenti tradizionali; dall’altra quella sostenuta da Rizzo e dagli organismi nazionali del partito, che richiama il primato delle regole interne e degli organismi collegiali. Il congresso di luglio dirà se questa frattura potrà essere ricomposta o se diventerà insanabile. (redazione@corrierecal.it)
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