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Un nuovo Piano Fanfani per la Calabria

Dall’edilizia pubblica al mercato delle locazioni, la Calabria ha bisogno di una strategia capace di garantire case accessibili, quartieri vivibili e comunità più forti

Pubblicato il: 27/06/2026 – 10:44
di Salvatore Magarò*
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Un nuovo Piano Fanfani per la Calabria

La Calabria ha bisogno di una nuova politica per l’abitare. Ci sono diritti che non possono essere considerati privilegi. E quello alla casa lo è senza ombra di dubbio. Rappresenta una delle grandi battaglie del riformismo italiano.
In Calabria, per migliaia di famiglie, giovani coppie, anziani, persone con disabilità e lavoratori precari, avere un’abitazione dignitosa rappresenta ancora oggi una delle più grandi emergenze sociali. Eppure, troppo spesso, il tema dell’edilizia residenziale pubblica scompare dall’agenda politica, come se il tempo avesse risolto un problema che, invece, è diventato sempre più grave.
La nostra regione non conosce un vero piano organico di edilizia pubblica dagli anni Ottanta. Eppure proprio in quegli anni si realizzavano interventi che ancora oggi rappresentano un modello di programmazione urbanistica. Penso al Villaggio Europa di Rende, concepito non come un semplice insieme di abitazioni, ma come un quartiere dotato di scuole, aree verdi, parcheggi, attività commerciali e spazi di socialità. Una visione moderna dell’abitare, capace di mettere al centro la qualità della vita delle persone.
Da allora il mondo è cambiato. Sono cambiati i bisogni delle famiglie, l’età media della popolazione, le norme sull’efficienza energetica, i criteri costruttivi e le esigenze di accessibilità. Gran parte del patrimonio di edilizia pubblica è rimasto fermo a quarant’anni fa e necessita oggi di una profonda opera di riqualificazione, efficientamento energetico, abbattimento delle barriere architettoniche e manutenzione straordinaria.
Da riformisti crediamo che una moderna politica della casa non possa ridursi a costruire nuovi alloggi. Occorre programmare quartieri vivi, dotati di servizi, integrati con il tessuto urbano, sostenibili dal punto di vista ambientale e capaci di favorire relazioni, sicurezza e inclusione. Serve una programmazione intelligente, capace di coniugare il recupero del patrimonio edilizio con nuovi interventi urbanistici laddove siano realmente necessari. Allo stesso tempo, gli strumenti urbanistici dei Comuni devono tornare a riservare spazi adeguati all’edilizia sociale, perché il diritto alla casa non può essere lasciato esclusivamente alle dinamiche del mercato. Il principio del consumo responsabile del suolo deve convivere con la necessità di dare risposte concrete a chi una casa non ce l’ha. In molti casi recuperare un edificio esistente rappresenta la scelta migliore; in altri, quando gli immobili sono ormai obsoleti, energivori o strutturalmente inadeguati, può risultare più conveniente demolire e ricostruire secondo criteri moderni di sicurezza, sostenibilità, efficienza energetica e qualità dell’abitare. La storia italiana ci insegna che quando la politica sceglie di affrontare seriamente un problema, i risultati arrivano. Negli anni Cinquanta, il ministro del Lavoro Amintore Fanfani promosse il grande Piano Ina-Casa, che portò alla costruzione di oltre 350.000 abitazioni, offrì occupazione a centinaia di migliaia di lavoratori e consentì a milioni di italiani di accedere a una casa attraverso percorsi di assegnazione e riscatto. Quell’esperienza dimostra che una politica della casa è anche una politica per il lavoro, per la crescita economica e per la coesione sociale.
La casa è anche una leva fondamentale per contrastare lo spopolamento della Calabria. Ogni anno decine di piccoli comuni perdono residenti, servizi e opportunità, mentre migliaia di abitazioni restano inutilizzate. Servono incentivi per le giovani coppie che scelgono di vivere nei borghi, programmi di recupero dei centri storici, contributi per il recupero del patrimonio edilizio esistente e nuove forme di housing sociale destinate a studenti, giovani lavoratori e famiglie.
Infine, è necessario che la Regione Calabria elabori un vero “Piano regionale per l’abitare”, capace di mettere insieme edilizia pubblica, rigenerazione urbana, politiche sociali, sviluppo economico e riequilibrio territoriale. Non interventi episodici, ma una strategia che guardi ai prossimi vent’anni. Occorre intervenire anche sul mercato delle locazioni. Il diritto alla casa non può essere compromesso da canoni d’affitto fuori dalla portata di lavoratori, giovani coppie e famiglie. La Regione, d’intesa con lo Stato e i Comuni, deve promuovere strumenti che favoriscano contratti a canone concordato, incentivi fiscali per i proprietari che applicano affitti calmierati, fondi di garanzia per gli inquilini e misure capaci di contrastare le speculazioni nelle aree a maggiore tensione abitativa. Si avverte l’esigenza quindi di un “nuovo Piano Fanfani”, che, oltre ad attuare concrete misure di semplificazione dei procedimenti attuativi, ponga in essere le basi per una vera e propria alleanza tra Stato, Regioni, Comuni, imprese, territori e parti sociali.
Perché la casa non è soltanto un tetto. È sicurezza, famiglia, dignità, lavoro, futuro. Perché una vera politica dell’abitare non riguarda soltanto chi acquista una casa. Riguarda anche chi vive in affitto. Occorre promuovere per questo un mercato delle locazioni più equo, con incentivi ai proprietari che applicano canoni sostenibili, maggiori tutele per gli inquilini, strumenti di garanzia pubblica e formule contrattuali che favoriscano giovani coppie, studenti, lavoratori e famiglie in difficoltà.
Il riformismo nasce proprio da qui: dall’idea che i diritti non si proclamano, ma si realizzano attraverso politiche pubbliche serie, coraggiose e lungimiranti.
Gli strumenti urbanistici dei Comuni devono tornare a prevedere spazi destinati all’edilizia sociale, evitando che il diritto alla casa venga affidato esclusivamente alle dinamiche del mercato.
Solo così la casa potrà tornare a essere un diritto accessibile e non un fattore di esclusione sociale. Solo così potremo costruire comunità più forti, contrastare lo spopolamento dei nostri territori e restituire fiducia alle nuove generazioni.
Noi continueremo a fare la nostra parte. Non promettendo ciò che non può essere mantenuto, ma avanzando proposte concrete e sostenibili. Perché una buona politica non si misura dal numero dei proclami, ma dalla capacità di migliorare la vita delle persone.

*Segretario Regionale “I Riformisti”

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