’Ndrangheta, il calabrese picchiato nel bar di Busto Arsizio. Il pentito: «Solo Cristello poteva autorizzare la reazione»
Nel verbale di Francesco Bellusci l’episodio legato a una presunta truffa. Il dettaglio del locale pieno in cui «nessuno sarebbe intervenuto»

MILANO Un bar pieno di gente, un uomo convocato per una presunta truffa, il sangue, la fuga e nessuno che interviene. Nel verbale reso da Francesco Bellusci ai pm della Dda di Milano Alessandra Cerreti e Rosario Ferracane c’è anche un episodio che, più di altri, racconta il peso delle gerarchie criminali e delle autorizzazioni nei rapporti tra gruppi attivi in Lombardia. Estate 2021. La scena, raccontata dal collaboratore di giustizia e ambientata a Busto Arsizio, sotto il bowling, riguarda i Mangiapane, «siciliani d’origine», che secondo Bellusci «comandavano su Rescaldina». Il gruppo avrebbe subito una truffa da parte di un calabrese. Da qui la convocazione del soggetto e la reazione violenta.
Il calabrese convocato al bar
Bellusci racconta di avere incontrato i Mangiapane insieme a Dario Nicastro e Giacomo Cristello. Il motivo dell’incontro, secondo il collaboratore, sarebbe stato proprio la truffa subita dai Mangiapane da parte di un calabrese. Il soggetto viene convocato e poi, nel racconto del pentito, arriva il passaggio centrale: il calabrese sarebbe stato picchiato da Rosario Bonvissuto dopo un cenno di Cristello. Ma, «trattandosi di un calabrese», spiega Bellusci, «solo Cristello poteva autorizzare la reazione nei confronti del soggetto calabrese». E così, nella ricostruzione del collaboratore, il pestaggio diventa qualcosa di più di un regolamento di conti: il segnale di un equilibrio criminale e di regole interne da rispettare.
Il cenno di Cristello e il pestaggio
Secondo Bellusci, dunque, la reazione non sarebbe stata casuale né immediata. Sarebbe servita un’autorizzazione. E quell’autorizzazione, trattandosi di un calabrese, poteva arrivare soltanto da Cristello. Dopo il cenno, Bonvissuto avrebbe picchiato l’uomo. Nel verbale, il collaboratore descrive una scena pubblica, consumata davanti agli occhi dei presenti, perché, dice, «il bar era pieno» ma «nessuno sarebbe intervenuto in favore del soggetto aggredito» mentre il calabrese, nel frattempo, «continuava a perdere sangue». Poi sarebbe riuscito a scappare, approfittando della confusione generata dall’arrivo di Giuseppe Rispoli. Bellusci racconta che Cristello si sarebbe arrabbiato, pensando che Rispoli fosse arrivato per inserirsi sul controllo del territorio. Nel verbale questo passaggio restituisce l’immagine di una forza intimidatrice percepita e capace di produrre silenzio e immobilità anche senza bisogno di spiegazioni, trasformando la scena del bar di Busto Arsizio in un episodio-simbolo delle dinamiche criminali raccontate nel processo Hydra.
I Nicastro, i Mangiapane e il controllo del territorio
Nel racconto di Bellusci l’episodio si inserisce in una trama più ampia di rapporti tra gruppi. I Mangiapane vengono indicati come soggetti che «comandavano su Rescaldina». I Nicastro, invece, compaiono in più passaggi del verbale come figure capaci di muoversi sul territorio di Busto Arsizio con rispetto e timore da parte dell’ambiente circostante. Bellusci racconta che ovunque incontrasse Dario Nicastro e Rosario Bonvissuto a Busto Arsizio, notava «molto rispetto» da parte delle persone intorno. Nei bar, riferisce, non pagavano mai le consumazioni perché c’era sempre qualcuno degli avventori che pagava per loro. Quindi, secondo il pentito, il pestaggio del calabrese non sarebbe stato un episodio isolato ma lo specchio dei ruoli, delle appartenenze e dei rapporti di forza. (g.curcio@corrierecal.it)
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