Dai Borboni all’Unesco, la Strada Regia delle Calabrie torna protagonista
Il progetto per valorizzare l’antica arteria

È stata inaugurata ufficialmente nel 1779 da Ferdinando IV di Borbone, ma la Strada Regia delle Calabrie ha radici ben più remote. Da quando, in epoca romana, la Capua-Regium collegava l’odierna Reggio Calabria al centro d’Italia, a sua volta costruita su antiche strade della Magna Grecia. Oggi la Strada Regia delle Calabrie, che collegava Napoli e la città dello Stretto, è stata in parte fisicamente sepolta dall’Autostrada A3, nata il secolo scorso. A ripercorrerne la storia, in un articolo di oggi, è LaStampa, che racconta di come l’ingegnere Luca Esposito sia riuscito a ricostruirne nel dettaglio le tappe grazie ad un lavoro certosino durato circa 15 anni.
La candidatura all’Unesco
Lo ha fatto anche grazie al supporto dell’Associazione Archeoclub Italia Aps e del suo presidente Rosario Santanastasio: tra droni e mezzi tecnologici ha fatto partire l’iter per la valorizzazione del tragitto coinvolgendo la Regione Campania e 45 Comuni, fino alla candidatura per il riconoscimento da parte dell’Unesco. Contatti sono in corso anche con la Basilicata e la Calabria. L’antica via attraversa alcuni dei luoghi più ricchi di storia del Sud Italia. Non solo Napoli, ma tra le prima tappe spiccano Portici, sede della Reggia borbonico, ed Ercolano, la cui scoperta nel 700 trasformò l’area in una meta del Grand Tour europeo, favorendo la nascita del celebre Miglio d’Oro. Si passa poi da Nocera Superiore, dove si conserva il suggestivo Battistero paleocristiano di Santa Maria Maggiore. A Salerno la strada attraversa il centro storico fino al Duomo, con la preziosa cripta, per poi raggiungere l’Abbazia della Santissima Trinità di Cava de’ Tirreni, custode di un patrimonio documentario millenario. Proseguendo verso l’interno si incontrano testimonianze di epoche diverse: la Taverna della Duchessa a Postiglione, antica stazione di posta lungo il tracciato storico, le Grotte di Pertosa-Auletta con reperti preistorici e romani, e la monumentale Certosa di Padula, uno dei più grandi complessi monastici d’Europa. (redazione@corrierecal.it)
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