Amicizie con i grandi della terra e polemiche. Infantino, lo svizzero di Calabria che ha arroventato i Mondiali di calcio
Il presidente della Fifa, originario di Reggio, nell’occhio del ciclone dopo il “caso Balogun”, l’ultimo episodio di una carriera molto discussa

LAMEZIA TERME Un tocco di Calabria sul palcoscenico dei Mondiali di calcio. E’ quello del presidente della Fifa, Gianni Infantino, supermanager di origini calabresi finito al centro delle polemiche per il “caso Balogun”, il giocatore americano che secondo i mass media internazionali è stato “graziato” su pressione del presidente Donald Trump, di cui Infantino è grande amico. Ne è seguita un’autentica bufera per una presunta “sottomissione” anche del mondo del calcio alle volontà dei potentati politici. Una vicenda che arriva al fondo di una carriera irresistibile, partita dal basso come si suole dire. Giovanni Vincenzo Infantino è infatti nato il 23 marzo 1970 a Briga, in Svizzera, da genitori italiani: il padre originario di Reggio Calabria, emigrato e poi lavoratore nelle ferrovie svizzere, la madre bresciana. Possiede la cittadinanza svizzera, quella italiana e, dal febbraio 2026, anche quella libanese. Entrato all’Uefa nel 2000, Infantino ne diventa direttore degli affari legali nel 2004, vice segretario generale nel 2007 e infine segretario generale dal 2009 sotto la presidenza di Michel Platini. In quegli anni contribuisce all’introduzione del Fair Play Finanziario, all’ampliamento dell’Europeo a 24 squadre e all’ideazione della Nations League. Dopo le dimissioni di Sepp Blatter travolto dallo scandalo corruzione, il 26 febbraio 2016 Infantino viene eletto presidente Fifa al secondo scrutinio con 115 voti su 207. Sarà rieletto all’unanimità nel 2019 con 211 voti e per acclamazione nel 2023, con mandato in corso fino al 2027.
Un mandato pieno di polemiche
Il sito di Sky Tg 24 nei giorni scorsi ha raccontato gli exploit di Infantino, che sono diventati altrettanti motivi di polemica: «L’assegnazione di grandi eventi a Paesi accusati di violazioni dei diritti umani è tra i capitoli più contestati della sua presidenza. Alla vigilia del Mondiale in Qatar del 2022, Infantino difese con forza il torneo nonostante le denunce di Ong come Human Rights Watch e Amnesty International sulle condizioni dei lavoratori migranti, pronunciando la frase divenuta simbolo: “Mi sento qatariota, arabo, africano, gay, disabile come un lavoratore migrante”. Nel 2024 la Fifa ha assegnato il Mondiale 2034 all’Arabia Saudita, unica candidata al termine di un processo di selezione ristretto sul piano geografico…». E ancora «i rapporti di Infantino con leader politici discussi sono un altro nodo ricorrente. Nel 2019 Vladimir Putin gli ha conferito l’Ordine dell’Amicizia della Federazione Russa. Secondo accademici ed ex dirigenti, il presidente Fifa avrebbe consolidato consenso tra le federazioni distribuendo risorse economiche, un modello che alcuni critici hanno definito di “legal bribery”. Le contestazioni si sono acuite con l’avvicinamento a Trump culminato nel Fifa Peace Prize e nei ripetuti incontri di questi mesi… L’organizzazione del Mondiale 2026 in Stati Uniti, Canada e Messico – si legge ancora sul sito di Sky Tg 24 – ha portato con sé nuove critiche. Sotto accusa sono finiti i prezzi elevati dei biglietti, le difficoltà legate al rilascio dei visti d’ingresso negli Stati Uniti e il pesante coinvolgimento politico dell’amministrazione Trump nella macchina organizzativa. Alle contestazioni Infantino ha risposto con toni sbrigativi (“chill, relax”) e ricordando che “non controlliamo tutto”, risposte che hanno alimentato ulteriori polemiche mediatiche».

Infantino e la Calabria
Gianni Infantino ha un legame diretto con la Calabria oltre quello di sangue. Il presidente della Fifa ha più volte parlato con affetto delle sue origini calabresi. In passato ha dichiarato di conservare molti ricordi della terra paterna e di tornarvi quando possibile. Nel 2006 ha anche ricevuto il riconoscimento del San Giorgio d’Oro, un premio destinato ai calabresi che si sono distinti nel mondo. A settembre 2025 per lui la cittadinanza onoraria di Reggio Calabria: «Questa onorificenza è per me bella e importante e contribuirà a rafforzare i legami che ho sempre avuto con questa città», disse quel giorno Infantino, nel corso della cerimonia di conferimento della cittadinanza onoraria di Reggio Calabria consegnatagli dal sindaco, Giuseppe Falcomatà. «Reggio Calabria – aggiunse Infantino – è la mia città ed è la città di mio padre. Ho qui tanti ricordi. Due settimane fa ero alla Casa Bianca, accanto al presidente Trump, ma l’emozione che provo qui oggi è completamente diversa. Se sono riuscito a fare tutto quello che ho fatto, e quello che farò, è grazie anche a questa terra splendida, piena di valori che mi hanno dato la voglia di sognare e di provarci sempre». (c. a.)
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