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«Mi dimetto e mi ricandido». Un anno fa l’annuncio shock di Occhiuto che ha terremotato la politica calabrese – VIDEO

Il 31 luglio 2025 il governatore colse tutti di sorpresa con una mossa che decretò il ritorno anticipato alle urne e quindi il suo secondo successo consecutivo

Pubblicato il: 31/07/2026 – 12:28
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CATANZARO Lo sfondo logistico era il cantiere della Metropolitana di Catanzaro (oggi quasi completata: mancano gli ultimi collaudi per la conclusione anche della seconda linea). Lo sfondo politico, invece, era quello fortemente condizionato dalle polemiche legate all’indagine aperta nei suoi confronti dalla Procura di Catanzaro. Esattamente un anno fa lo “scossone” con cui Roberto Occhiuto ha terremotato gli equilibri politici della Calabria: il 31 luglio 2025, infatti, è il giorno in cui il presidente della Regione e leader del centrodestra annunciò la decisione di dimettersi dalla carica e, contestualmente, di ricandidarsi alla guida della Cittadella, con il conseguente scioglimento anticipato della legislatura e il ritorno anticipato alle urne. Un video – che riproponiamo in fondo all’articolo – destinato a cambiare la storia politica della Calabria.

Cosa disse Occhiuto

«Ho deciso di portarvi qui, di farvi vedere questo cantiere, il cantiere della metropolitana di Catanzaro. Ma avrei potuto portarvi in tanti altri luoghi della Calabria: a Sibari, nell’ospedale della Sibaritide; a Vibo, nell’ospedale di Vibo; a Palmi; nei cantieri degli aeroporti; in quelli della SS 106, per farvi vedere quante opere si stanno realizzando e quante opere oggi si vorrebbero fermare. Chi vorrebbe fermarle, la magistratura? No, io non ce l’ho con la magistratura», esordì Occhiuto, che aggiunse: «Non cambio idea: ho sempre detto che, in una regione complicata come la Calabria, i magistrati devono fare il loro lavoro serenamente. D’altra parte, io ho chiarito ogni cosa, non ho nulla da temere dall’inchiesta giudiziaria». «Sapete con chi ce l’ho?», chiese poi il presidente della Regione. «Ce l’ho con tutti questi politici di secondo piano, con tutti quelli che in politica non hanno mai realizzato nulla per la Calabria in tanti anni. Ce l’ho con questi odiatori, con queste persone arrabbiate con la vita, che tifano per il fallimento della Calabria, che quasi sono contente quando si parla male della Calabria. Ce l’ho con quanti utilizzano l’inchiesta giudiziaria come una clava per indebolire o per uccidere politicamente il presidente della Regione: non sarà così». «Però devo considerare anche quello che sta succedendo nella mia amministrazione», spiegò. «Guardate, io penso che in un Paese civile nessuno debba dimettersi perché riceve un avviso di garanzia, nessuno. Però nella mia amministrazione oggi sta succedendo che è tutto bloccato: nessuno si assume la responsabilità di firmare nulla, tutti pensano che questa esperienza finirà come quelle precedenti. Negli ultimi trent’anni, in Calabria, nell’ultimo anno o nell’ultimo anno e mezzo di legislatura, i presidenti venivano coinvolti in un’inchiesta giudiziaria; poi magari venivano archiviati, finiva tutto nel nulla, però venivano decapitati politicamente e la legislatura si fermava. Anzi, per un anno si parlava soltanto di questo. La Calabria non se lo può consentire». «La Calabria – proseguì Occhiuto – ha avviato un percorso che finalmente la sta facendo diventare una regione che non è più in ginocchio rispetto alle altre regioni d’Italia. E allora ho deciso di dimettermi, ma ho deciso anche di ricandidarmi. Ho deciso di dire ai calabresi: siate voi a scrivere il futuro della Calabria, siate voi a dire se la Calabria si deve fermare o se questo lavoro deve proseguire», disse ancora Roberto Occhiuto. «Tra qualche settimana, quindi, si andrà a votare e saranno i calabresi a decidere il futuro della Calabria, non altri», concluse il presidente.

Cosa successe dopo

Dichiarazioni che, ovviamente, provocarono un autentico “terremoto” politico, aprendo uno scenario elettorale strettissimo: il ritorno alle urne agli inizi di ottobre. Occhiuto rivelò di aver condiviso la sua clamorosa decisione con i leader della coalizione, Giorgia Meloni, Antonio Tajani e Matteo Salvini. Una scelta che gettò nel panico soprattutto il centrosinistra, colto completamente di sorpresa e del tutto impreparato ad affrontare una campagna elettorale organizzata in poche settimane. Il fronte progressista riuscì a individuare un candidato soltanto dopo Ferragosto, indicando per la presidenza della Regione l’europarlamentare del Movimento 5 Stelle Pasquale Tridico. Lo sforzo del centrosinistra fu encomiabile, ma ovviamente insufficiente a scalfire la compattezza della coalizione di centrodestra, che alle elezioni regionali di ottobre stravinse con Occhiuto, destinato a diventare il primo presidente nella storia politica della Calabria a essere eletto per due mandati consecutivi. (a. c.)

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