Sanità, Pd e Fp Cgil all’attacco: «Trionfalismi fuori luogo»
Note critiche di Falcomatà e Schipano
LAMEZIA TERME “Ma di quale uscita dal commissariamento della sanità calabrese stiamo parlando? La realtà dei fatti smentisce definitivamente i trionfalismi di facciata”. È quanto dichiara il consigliere regionale del Partito Democratico Giuseppe Falcomatà, intervenendo sul tema della sanità. “Da un lato – aggiunge – la Corte dei Conti esprime un parere di non luogo a pronuncia, dichiarando di non avere la competenza per esprimersi. Dall’altro lato, lo stesso ministro Schillaci, interrogato sul tema, dichiara di essere in attesa della registrazione da parte della Corte dei Conti, la cosiddetta bollinatura. In questo corto circuito istituzionale, l’unica certezza incontrovertibile è che proprio ieri il Consiglio dei Ministri ha dato il via libera a un nuovo piano di rientro dal debito sanitario per i prossimi tre anni. Un piano “lacrime e sangue” che certifica formalmente come i conti della sanità calabrese siano tutt’altro che in ordine. Il Presidente Occhiuto ci chiarisca questo dubbio fondamentale e ci dica come si possa parlare di fine della stagione dei bilanci orali quando, come certificato dalla stessa Corte dei Conti, i bilanci venivano redatti persino attraverso interviste. Ci dica perché il collegio sindacale esprime alla fine un parere favorevole nonostante, per loro stessa ammissione, vi sia una mancata disponibilità dei documenti tale da determinare un impedimento insuperabile al riscontro tecnico-contabile”. “Infine – conclude il consigliere Falcomatà – Occhiuto spieghi ai calabresi perché questi bilanci debbano essere certificati da società esterne anziché avvalersi delle società di certificazione che già operano all’interno delle Asp di Cosenza e di Reggio Calabria. Servono risposte chiare, trasparenti e immediate su una partita che riguarda la salute e il futuro dei calabresi”.
Le critiche della Fp Cgil
“Occorre usare prudenza prima di usare toni trionfalistici nell’annunciare l’approvazione del piano di rientro dal debito sanitario 2026-2028 e la fine del commissariamento”. Lo afferma il Segretario Generale Fp Cgil Calabria Bruno Schipano che precisa: “Consiglio dei Ministri, Corte dei Conti e Conferenza Stato-Regioni non hanno cancellato con un colpo di spugna le sabbie mobili nelle quali versa la sanità calabrese. Al contrario, sono stati rimarcati e sottolineati i drammatici numeri che descrivono l’emergenza urgenza, l’emigrazione sanitaria, i Lea, la prevenzione. Se il piano di rientro dovesse fallire gli obiettivi richiesti, la Calabria rischia di tornare sotto commissariamento”.
Schipano illustra i campanelli d’allarme: “La fine del commissariamento è stata decisa in presenza del persistere di gravi fattori di rischio critico. Un debito sanitario pregresso di 873 milioni (89% definito secondo il Piano), mobilità passiva di circa 50mila ricoveri l’anno verso altre regioni, carenze di personale, medicina territoriale assente, un servizio di emergenza-urgenza lacunoso e livelli essenziali lontani dagli obiettivi minimi”. Il Piano di Rientro punta molto sul ruolo di Azienda Zero, alla quale sarà affidata la gestione centralizzata del reclutamento del personale e dei sistemi digitali. Tra il 2010 e il 2011 la Calabria ha perso il 24 per cento del personale sanitaria. Un dato quasi cinque volte maggiore della media delle altre regioni. “Ma Azienda Zero non è la panacea di tutti i mali – chiarisce Schipano -. Nelle scorse settimane più volte abbiamo evidenziato le sue fragilità. A partire dalla mancanza di fondi propri e dal conseguente meccanismo di svuotamento della casse delle asp provinciali”. “Non è possibile accettare un sistema di riorganizzazione che punta ad un nuovo apparato senza inserire nuova linfa – aggiunge -. Sistemi come l’emergenza urgenza soffrono la carenza di operatori sanitari sia in corsia che a bordo delle ambulanze. Il personale delle altre aziende non può essere dislocato temporaneamente su Azienda Zero e non sostituito. Se si vogliono raggiungere gli obiettivi bisogna assumere con contratti a tempo indeterminato e potenziare la medicina territoriale”. “Il diritto alla salute e i diritti dei lavoratori – conclude Schipano – non possono essere piegati a logiche trionfalistiche e racconti romanzati”. (redazione@corrierecal.it)
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