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l’editoriale

Quando il bosco resta solo

Oltre 600 mila ettari di boschi, ma il territorio perde gli uomini e le comunità che per generazioni lo hanno custodito. Gli incendi sono l’ultimo segnale di una fragilità che nasce molto prima delle…

Pubblicato il: 10/08/2026 – 7:00
di Paola Militano*
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La Calabria brucia d’estate, ma il fuoco comincia quando le montagne si spopolano, quando le campagne vengono abbandonate, quando nei boschi viene meno quella presenza che per generazioni ne ha garantito la cura e il presidio.
È la contraddizione di una regione che possiede uno dei patrimoni forestali più importanti del Paese. Oltre 600 mila ettari di boschi, circa il 40% della superficie regionale coperta da foreste, tre parchi nazionali – Pollino, Sila e Aspromonte – e un parco regionale, quello delle Serre. Una ricchezza naturale che oggi deve fare i conti con la scomparsa di intere comunità che per secoli hanno abitato e protetto queste montagne e con il cambiamento climatico, che rende le estati più roventi, prolunga i periodi di siccità e rende più difficile contenere gli incendi quando divampano.
Gli incendi non nascono solo nei boschi. Spesso le prime fiamme si accendono ai margini, lungo le strade secondarie, nei terreni incolti dove basta una scintilla perché il fuoco cominci a correre tra campagne e foreste, spesso in aree difficili da raggiungere con i mezzi di terra.
Ma dietro gli incendi non c’è soltanto l’abbandono. Ogni estate il fuoco diventa anche l’arma di chi cerca vendetta, di chi persegue interessi illegali e di chi compie un gesto criminale senza misurarne le conseguenze.
I numeri raccontano una pressione che non è più episodica. Nel 2021 la Calabria ha vissuto una delle stagioni più drammatiche, con circa 739 incendi e quasi 28.500 ettari percorsi dal fuoco. Nel 2025 gli eventi sono tornati a crescere, con circa 759 incendi e oltre 15.800 ettari bruciati, più di 8.000 dei quali di superficie boscata.
Il nodo, allora, non è soltanto come spegnere gli incendi, ma chi presidia quei territori quando il fuoco ancora non c’è. Questa riflessione riporta al centro il ruolo dei lavoratori forestali, da decenni al centro di un confronto tra chi li ha considerati soprattutto un costo per la finanza pubblica e chi invece li ha ritenuti una presenza indispensabile nelle aree interne. Una discussione che riguarda, in fondo, una questione più ampia: «Una regione con oltre 600 mila ettari di boschi può intervenire solo quando il fuoco è già divampato?».

*direttore Corriere della Calabria

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