Cosenza, morte Mohamed. I legali di Restaneo: «poteva solo chiamare i soccorsi e togliere le manette»
Gli avvocati del Brigadiere, Antonio Ingrosso e Ernesto Gallo: «Continua la campagna denigratoria nei confronti del nostro assistito»
Riceviamo e Pubblichiamo
«Continua la campagna denigratoria nei confronti del nostro assistito. Una ignominia. Sta emergendo una condizione di grave disonore, un infamia, un pubblico disprezzo, che ha gettato il sottoufficiale Luca Restaneo in uno stato di profonda frustrazione. Ribadiamo ancora una volta che il Brigadiere ha solo svolto il suo sacrosanto dovere, in un servizio “Comandato“. Durante il controllo per le persone, sottoposte al regime di una misura cautelare, come quella degli arresti domiciliari, l’Uff di PG deve verificare se all’interno del domicilio ci sono soggetti che non fanno parte del nucleo familiare. Se poi a questo si aggiunge il rinvenimento di sostanze stupefacenti e danaro in contanti, non giustificato, l’arresto si rende obbligatorio. Si applicano le manette ai polsi, specie se l’arrestato, divincolandosi va in escandescenza e involontariamente procura graffi evidenti e documentati al personale operante. Se poi con estrema calma l’arrestato chiede al Brigadiere il permesso di infilarsi le scarpe, spingendolo contestualmente contro un armadio, facendogli perdere il controllo della situazione è facile compiere l’insano gesto e nulla poteva fare Luca Restaino se non quello di chiamare immediatamente i soccorsi e tentare in tutti i modi di rianimarlo, togliendogli le manette ai polsi. Rimane il rammarico di non avere potuto salvare una giovane vita. Pertanto si ritiene che sia doveroso in questo triste momento, rispettare il dolore di una madre per la perdita di un figlio, ma anche ristabilire la verità su quanto è accaduto, anche perché al momento, il nostro assistito non risulta indagato. Abbiamo rispetto e fiducia nell’autorità Giudiziaria.
Gli avvocati Antonio Ingrosso e Ernesto Gallo
