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NUOVO STUDIO

Tumore al colon, un semplice prelievo può individuare le lesioni precancerose

Il test sperimentale DENEB ha riconosciuto circa nove tumori colorettali su dieci e l’81% degli adenomi avanzati. Lo studio internazionale su oltre 1.500 persone: serviranno ora sperimentazioni più a…

Pubblicato il: 15/08/2026 – 10:53
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Un semplice prelievo di sangue potrebbe in futuro consentire di individuare non soltanto il tumore del colon-retto, ma anche alcune lesioni precancerose ad alto rischio, permettendo di intervenire prima che la malattia si sviluppi. È quanto emerge da un nuovo studio internazionale pubblicato su The Lancet Gastroenterology & Hepatology, che ha valutato le prestazioni di un test sperimentale denominato DENEB. La ricerca ha coinvolto oltre 1.500 adulti sottoposti a programmi di screening mediante colonscopia in Cina, Giappone e Spagna. I risultati indicano che il test è riuscito a individuare circa il 91-92% dei tumori colorettali e, soprattutto, l’81% degli adenomi avanzati, cioè polipi considerati ad alto rischio perché possono evolvere nel tempo in una forma tumorale.

Il punto di forza: trovare le lesioni precancerose

Ed è proprio quest’ultimo dato a rendere particolarmente interessante lo studio. Diversi test del sangue sviluppati negli ultimi anni hanno mostrato buone capacità nell’individuare tumori già presenti, mentre l’identificazione delle lesioni che precedono il cancro è rimasta molto più difficile. Gli adenomi avanzati possono infatti essere rimossi durante una colonscopia, interrompendo in alcuni casi il percorso che potrebbe condurre allo sviluppo di un tumore colorettale. Il nuovo test è stato progettato proprio con l’obiettivo di riconoscere non soltanto il cancro, ma anche queste lesioni ad alto rischio. DENEB analizza nel sangue particolari microRNA presenti nel materiale circolante e negli esosomi, utilizzando un modello sviluppato attraverso tecniche di machine learning per distinguere tra soggetti senza lesioni rilevanti, persone con adenomi e pazienti affetti da tumore colorettale.

La colonscopia resta fondamentale

I ricercatori sottolineano però che il test non è pronto a sostituire la colonscopia, che rimane l’esame di riferimento per lo screening e permette, nello stesso momento, di individuare e rimuovere eventuali polipi. Un eventuale risultato positivo a un esame del sangue dovrebbe quindi essere seguito comunque da una colonscopia. L’obiettivo futuro potrebbe essere piuttosto quello di utilizzare un test non invasivo per selezionare le persone con maggiore probabilità di avere una lesione significativa, aumentando l’adesione allo screening e indirizzando più rapidamente alla colonscopia chi presenta un rischio maggiore.

Servono studi più ampi

I risultati, per quanto promettenti, richiedono ancora conferme. La fase di validazione dello studio è stata condotta su una popolazione nella quale tumori e adenomi avanzati erano rappresentati in proporzione maggiore rispetto a quanto accadrebbe in una normale popolazione sottoposta a screening. Gli stessi autori indicano quindi la necessità di grandi studi prospettici prima di stabilire l’effettiva utilità del test nella pratica clinica e nei programmi di screening di massa. Il test ha inoltre mostrato maggiori difficoltà nell’individuare alcune lesioni piatte o sessili, altro elemento che dovrà essere approfondito nelle prossime sperimentazioni. La prospettiva, però, è significativa: riuscire attraverso un semplice esame del sangue a intercettare una parte consistente delle lesioni ad alto rischio prima della comparsa del tumore, offrendo uno strumento aggiuntivo per la prevenzione del cancro colorettale.

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