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l’identikit

Commissariamento Pd Cosenza, serve un “Montalbano” per risolvere il caso dell’estate

Quattro priorità per la figura che Roma si prepara a inviare (per la terza volta in 7 anni) 

Pubblicato il: 21/08/2026 – 6:50
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COSENZA Un nome per il commissario? Montalbano! La battuta durante il caffè mattutino in un summit informale tra esponenti del centrosinistra cosentino in una località turistica del Tirreno rende, al netto della giusta ironia agostana, l’idea dello stallo che riguarda – e riguarderà, ma ancora per poco – l’identikit del commissario del Pd di Cosenza: un nome che gioco forza corrisponde al profilo di un inviato dei vertici nazionali del Nazareno, una figura autorevole e terza rispetto alle correnti calabresi, da inviare a Cosenza nell’autunno caldissimo 2026 – dopo un’estate sonnecchiante benché rovente – dal responsabile nazionale dell’organizzazione del partito, Igor Taruffi. La sua accelerazione ferragostana ha avuto il risultato di mettere nero su bianco la priorità dei litigiosi dem cosentini, dando al contempo uno scossone per mettere fine a una paralisi politica interna non più sostenibile. 
L’obiettivo fondamentale e a questo punto inevitabili è il più classico “traghettamento” della Federazione provinciale fuori dalle continue tensioni interne per preparare il terreno in vista delle decisive elezioni comunali e amministrative del giugno 2027 (per le Politiche inizia a circolare l’ipotesi 11 aprile). 

Quattro caratteristiche per un identikit 

Le principali caratteristiche del profilo ricercato sono 4: origine “romana” e terzietà (il profilo esclude categoricamente esponenti delle fazioni locali per garantire l’assoluta neutralità, in questo l’identikit ricalca la scelta strategica già adottata nel 2021 quando fu nominato Marco Miccoli); capacità di mediazione (la figura individuata dovrà saper mediare tra l’anima progressista e l’anima centrista del partito cosentino, i cui recenti scontri hanno portato al blocco del congresso provinciale e alla mancata elezione di un segretario unitario individuato nel “bevilacquano” Francesco De Luca); orientamento Elettorale (il compito primario del commissario non è la gestione ordinaria, ma la costruzione di una coalizione competitiva per le elezioni comunali del 2027 a Cosenza, tutelando al contempo la stabilità dell’amministrazione guidata dal sindaco Franz Caruso) e riorganizzazione strutturale ovvero possedere forti competenze organizzative per azzerare i “giochetti di corrente” denunciati dai vertici locali e avviare un tesseramento trasparente per i futuri congressi.

I precedenti

I precedenti storici di commissariamento del Partito democratico di Cosenza mostrano come il ricorso a figure esterne inviate da Roma sia una costante per superare i blocchi politici locali, specialmente a ridosso di scadenze elettorali. Negli ultimi anni la Federazione provinciale bruzia ha vissuto due importanti gestioni straordinarie prima di quella attuale: anzitutto il biennio Marco Miccoli (2019 – 2021), la prima grande svolta centralista consumatasi a fine dicembre 2019, sotto la segreteria nazionale di Nicola Zingaretti (il fratello dell’attore della serie tv…) dopo gli scontri feroci legati alla gestione del tesseramento e alle candidature per le elezioni regionali culminati con forti tensioni tra la dirigenza locale e i vertici romani (è esattamente lo scenario che il Nazareno vuole evitare alla vigilia di altre consultazioni) e l’obiettivo di ripulire le anagrafi degli iscritti; Miccoli denuncia pubblicamente il rischio di “pacchetti di tessere” in mano a cordate di potere locali; l’epilogo sarà desolante perché dopo mesi di scontro totale con i capi-corrente calabresi, Miccoli rassegna improvvisamente le sue dimissioni a giugno 2021, citando impegni personali ma di fatto certificando l’ennesima spaccatura insanabile.
Subito dopo l’addio di Miccoli, in quella stessa estate 2021, il Nazareno decide di alzare il livello dello scontro politico inviando un profilo di primissimo piano: il deputato ed ex ministro Francesco Boccia, oggi capo dei senatori dem, assume la guida ad interim della Federazione di Cosenza. La sua strategia è diversa e improntata alla collegialità, tanto che per calmare le acque sul territorio sceglie di farsi affiancare da sub-commissari locali (Aldo Zagarese e Maria Locanto, oggi vicesindaca finita ripetutamente nel mirino del secondo gruppo dem in Consiglio comunale). Questo equilibrio serve a traghettare il partito sia durante le delicate elezioni comunali di Cosenza del 2021 (vinte poi da Franz Caruso), sia verso la fase congressuale (il commissariamento, infatti, decade ufficialmente a inizio 2022 con lo svolgimento dei congressi provinciali e regionali che avrebbero dovuto garantire stabilità. Una stabilità poi rivelatasi temporanea. 

Corsi e ricorsi

La storia recente dimostra che la decisione di Taruffi di ricorrere a un nuovo commissariamento ricalca fedelmente lo schema del 2019. Anche in questo caso, il fallimento dei tentativi di trovare un segretario unitario (dopo le dimissioni di Matteo Lettieri) e la necessità di blindare l’amministrazione in vista del 2027 hanno costretto Roma a commissariare nuovamente Cosenza. Per l’ennesima volta in meno di sette anni: ci vorrebbe davvero un Montalbano per risolvere la trama finale di una serie che va avanti da troppo tempo. Titolo: “Lo strano caso del Pd Cosenza”. (redazione@corrierecal.it)

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