Dalle Suppletive all’opposizione alla Regione, la lunga corsa del centrosinistra calabrese verso il 2027
Dopo la pausa estiva per il “campo largo” comincia la stagione delle prove decisive. Cosa succede nei partiti
CATANZARO Il 2027 è la deadline della politica calabrese, per questo anche il centrosinistra dopo la pausa estiva metterà a punto un’agenda che dovrà cadenzare la rincorsa agli appuntamenti elettorali del prossimo anno, le Politiche, con le primarie di coalizione per la scelta del candidato premier che già si stagliano all’orizzonte, e le Amministrative, in città importantissime come Catanzaro e come Cosenza nelle quali bisognerà difendere la leadership. Appuntamenti delicatissimi, soprattutto in Calabria, terra nella quale il centrosinistra da alcuni anni praticamente non tocca palla, con due sconfitte consecutive alle Regionali e la “rimonta” subìta dal centrodestra in una grande città come Reggio (per non parlare della sconfitta del campo largo a Crotone).
Le Suppletive
Sotto questo aspetto il primo step con un peso politico considerevole è quello delle Suppletive di Reggio Calabria in programma a fine settembre: collegio roccaforte del centrodestra, in particolare di Forza Italia, che in riva allo Stretto da anni fa la “voce grossa”, come confermato con la straripante vittoria di Francesco Cannizzaro per la guida di Palazzo San Giorgio. Per il centrosinistra dunque le Suppletive sono sicuramente una corsa con il vento in faccia, anche contro un centrodestra “insidiato” da Futuro Nazionale di Vannacci, ma un buon risultato potrebbe essere un segnale confortante anche in prospettiva futura. Certo, la solita confusione nella scelta del candidato – con l’auto-discesa in campo del giornalista di origini reggine Carmine Fotia al di fuori dei partiti e altre opzioni soprattutto dem rivelatesi divisive – non è stato un buon viatico. Si vedrà.
La situazione alla Regione
La partita delle Suppletive non è ovviamente l’unica che si profila per il centrosinistra alla ripresa dell’attività: occhi puntati infatti sulla Regione e sulla “partita” dei sottosegretari e del referendum, partita che finora ha visto un indubbio successo del centrosinistra. Qui anzitutto bisognerà capire come finirà il 2 settembre, con la discussione sul ricorso della Regione davanti al Tar Calabria, e poi eventualmente con la consultazione popolare di fine novembre, nella quale il centrosinistra si gioca molto dovendo capitalizzare la “crociata” contro i sottosegretari. Una considerazione: una eventuale vittoria al referendum infatti non basterebbe a trasformare automaticamente il centrosinistra in un’alternativa forte e credibile al centrodestra, ma certo aiuterebbe la coalizione a prendere un po’ più di coraggio e di auto-convinzione. Secondo: alla Regione in tutta franchezza finora il centrosinistra come opposizione ha dimostrato di sapersi muovere molto più unitariamente ed efficacemente di quanto fatto nella precedente legislatura. E proseguire su questa strada è un impegno sicuramente inderogabile.
I partiti
Anche se questo aspetto apre il capitolo dei rapporti all’interno della coalizione e dello stato di salute dei singoli partiti. Nella coalizione l’unità non è ancora un valore, in Calabria e soprattutto a Roma, malgrado si provi a trasmettere un messaggio diverso, a esempio con la foto che riuniva attorno a un tavolo di ristorante Elly Schlein, Giuseppe Conte, Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni. Il Pd resta ovviamente il baricentro dello schieramento progressista ma il cambio di passo lanciato dal segretario dem Nicola Irto nella direzione convocata all’indomani dei tonfi alle ultime Amministrative ovviamente ha ancora bisogno di tempo e di alcuni passaggi per iniziare a dispiegare i propri effetti (a metà settembre comunque dovrebbe essere varata la nuova segreteria regionale). E sui territori, e soprattutto laddove nel 2027 si voterà alle Amministrative, il Pd sconta ancora divisioni e fibrillazioni: a Cosenza la federazione provinciale viaggia dritta verso il commissariamento, a Catanzaro città il congresso dem si terrà a settembre ma dopo diversi rinvii (e il rischio di un ennesimo slittamento). Senza dimenticare le tensioni interne al Pd per le Suppletive reggine. Sul piano dell’attivismo, poi, Avs sembra più vivace del Movimento 5 Stelle, che continua a essere la grande incognita quando la politica si deve declinare casa per casa e strada per strada. In più, c’è tutto un “mondo di mezzo” – socialisti, riformisti, centristi targati Renzi e Calenda – che ancora non è sincronizzato perfettamente al campo largo, e che però in Calabria ha un certo peso anche elettorale. (a. cant.)
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