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il protocollo d’intesa

La Calabria greco-bizantina, un patrimonio inestimabile. La sfida è ottenere il riconoscimento dell’Unesco

Nuovo passo della Regione verso la candidatura Unesco del sito seriale italo-greco. Una rete di Comuni, istituzioni culturali e religiose dovrà costruire un progetto condiviso

Pubblicato il: 23/08/2026 – 10:02
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CATANZARO La Regione Calabria compie un nuovo passo nel percorso che punta a portare il patrimonio della cultura italo-greca tra i siti riconosciuti dall’Unesco come Patrimonio Mondiale. Con la deliberazione 497 del 6 agosto 2026, la Giunta regionale ha approvato un nuovo Protocollo d’intesa per sostenere la candidatura del sito seriale “Le testimonianze della cultura Italo-Greca tra Alto e Basso Medioevo”, già inserito nella Tentative List nazionale con il riferimento 6697 dal dicembre 2023. Contestualmente, la Regione ha revocato la precedente deliberazione 750 del 2024, rendendo necessario un nuovo accordo aggiornato all’attuale assetto istituzionale.

Un patrimonio che attraversa la Calabria

L’obiettivo della possibile candidatura è valorizzare in una prospettiva internazionale le testimonianze della presenza e della cultura greco-bizantina che hanno caratterizzato ampie aree della Calabria nel corso dei secoli. Si tratta di un patrimonio che non comprende soltanto edifici e testimonianze artistiche, ma anche tradizioni, espressioni culturali e tracce della presenza religiosa e civile che continuano a caratterizzare l’identità di numerosi territori calabresi. La Regione sottolinea proprio la ricchezza storica e artistica di questa eredità, considerata una componente significativa del patrimonio materiale e immateriale regionale. L’eventuale riconoscimento Unesco potrebbe inoltre accrescere la visibilità internazionale dei territori interessati.

Perché un nuovo Protocollo

La nuova deliberazione non rappresenta semplicemente una conferma dell’accordo precedente. Nel frattempo è cambiata l’organizzazione del Ministero della Cultura. In particolare, il precedente Segretariato regionale del Ministero della Cultura per la Calabria è stato soppresso e le relative funzioni sono state assorbite dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Catanzaro e Crotone, individuata come Soprintendenza capofila. Da qui la necessità di aggiornare il quadro dei soggetti coinvolti e di ridefinire la collaborazione istituzionale necessaria per proseguire il percorso verso la candidatura.

Una rete che comprende istituzioni e territori

Il nuovo Protocollo mette insieme la Regione Calabria, le strutture territoriali del Ministero della Cultura, i Comuni interessati e le istituzioni religiose. Tra i territori coinvolti figurano Santa Severina, Stilo, Gerace, Corigliano Rossano e Bivongi, insieme alla Diocesi di Locri-Gerace, all’Arcidiocesi di Rossano-Cariati, all’Arcidiocesi di Crotone-Santa Severina e alla Diocesi Ortodossa Romena d’Italia. Nel Protocollo sono inoltre coinvolte le Soprintendenze competenti sul territorio calabrese. La scelta di costruire una rete ampia risponde a una delle esigenze centrali del percorso Unesco: la candidatura non riguarda soltanto la tutela dei singoli beni, ma richiede un sistema di gestione capace di coordinare istituzioni, comunità locali e altri soggetti interessati.

Il primo obiettivo: capire se la candidatura è sostenibile

Prima di arrivare alla presentazione definitiva della candidatura sarà necessario affrontare diverse fasi. Il nuovo Protocollo individua come primo passaggio la redazione di uno Studio di fattibilità, destinato a verificare la sostenibilità complessiva del progetto sotto il profilo scientifico, tecnico, logistico, economico e amministrativo. Lo studio dovrà, tra le altre cose, esaminare la rispondenza preliminare dei beni ai criteri Unesco, la possibile configurazione dell’Outstanding Universal Value, lo stato di conservazione dei beni e l’efficacia degli strumenti di tutela esistenti. Dovrà inoltre affrontare la possibile individuazione delle cosiddette Core Zone e Buffer Zone e valutare i modelli di governance più adatti alla gestione integrata del sito. Per questa prima fase la Regione ha previsto una disponibilità finanziaria massima di 100 mila euro per il 2026, attraverso risorse del Pac 2007/2013. La copertura è articolata in 50 mila euro sul capitolo U9050300101 e altri 50 mila euro sul capitolo U9050300301 del bilancio regionale.

Tre fasi verso l’Unesco

Il Protocollo disegna un percorso articolato in tre passaggi principali. La prima fase riguarda lo Studio di fattibilità, chiamato a stabilire se esistano le condizioni per sostenere concretamente la candidatura. La seconda fase prevede la definizione dei contenuti e la predisposizione del Preliminary Assessment, secondo le procedure previste dalle linee guida operative Unesco. La terza fase sarà quella della documentazione definitiva, con la predisposizione del dossier scientifico e del Piano di Gestione necessari per la candidatura. Non si tratta quindi di un riconoscimento già ottenuto: la deliberazione rappresenta un passaggio amministrativo e organizzativo all’interno di un procedimento molto più ampio, che dovrà ancora essere sviluppato e sottoposto alle successive valutazioni previste dal sistema Unesco.

Comunità locali al centro del percorso

Un elemento particolarmente rilevante del nuovo accordo riguarda il coinvolgimento delle comunità. La Regione considera infatti la partecipazione della popolazione locale e degli stakeholder una componente strategica del percorso. L’obiettivo è costruire una visione condivisa del patrimonio candidato e una responsabilità comune rispetto alla sua tutela e al suo futuro. Il Protocollo richiama, in questo senso, le cinque priorità indicate dal Centro del Patrimonio Mondiale: credibilità, conservazione, capacity building, comunicazione e comunità. È un’impostazione che sposta il significato della candidatura oltre la semplice valorizzazione turistica. Il riconoscimento internazionale, infatti, richiede che il valore del patrimonio sia accompagnato da adeguati strumenti di conservazione, gestione e partecipazione.

Un progetto che potrebbe rafforzare l’identità culturale della Calabria

La candidatura del patrimonio italo-greco punta dunque a mettere in rete luoghi e testimonianze differenti, riconducendoli a una storia culturale comune. Per la Calabria si tratta di un progetto che potrebbe avere ricadute non soltanto sul piano della tutela, ma anche su quello della conoscenza e della promozione internazionale del territorio. La stessa deliberazione evidenzia come il riconoscimento Unesco possa tradursi in maggiore visibilità e prestigio per l’intera regione. Il percorso, però, è ancora in itinere. La Regione dovrà ora dare attuazione al nuovo Protocollo attraverso il Dipartimento Turismo, Cultura e Identità territoriale e procedere con le attività necessarie per arrivare alle successive fasi della candidatura. La decisione del 6 agosto segna quindi soprattutto l’avvio di una nuova fase operativa: la Calabria prova a trasformare la propria eredità greco-bizantina in un progetto unitario, capace di confrontarsi con gli standard internazionali richiesti per entrare nella Lista del Patrimonio Mondiale Unesco. (c. a.)

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