Sfruttamento e caporalato, l’altra faccia dell’economia calabrese
La dignità umana continua a essere barattata per una manciata di euro al giorno, sotto l’occhio vigile di intermediari senza scrupoli
CASSANO ALLO IONIO L’operazione scattata ieri all’alba a Cassano all’Ionio ha aperto l’ennesimo squarcio su una ferita mai rimarginata nel tessuto economico e sociale della Calabria. Il blitz, che ha portato all’esecuzione di 20 fermi, ha messo a nudo un sistema sistematico di sfruttamento lavorativo e riduzione in schiavitù di braccianti agricoli stranieri. Tra i campi di agrumi e le distese di ortaggi della Piana di Sibari, la dignità umana continua a essere barattata per una manciata di euro al giorno, sotto l’occhio vigile di intermediari senza scrupoli.
Il meccanismo del ricatto e del lavoro “grigio”
Negli anni, il fenomeno dello sfruttamento nella Sibaritide ha cambiato volto, diventando più sofisticato. Non si tratta più soltanto di lavoro nero, ma di un pervasivo “lavoro grigio”: contratti formalmente regolari sui quali figurano però un numero ridotto di giornate, salari riassorbiti sotto ricatto o restituiti in contanti. Il “sistema” è ormai noto e documentato anche nella recente inchiesta coordinata dalla Dda di Catanzaro. A farne le spese sono migliaia di braccianti troppo spesso intrappolati in un triplo vincolo: l’alloggio (mini stanze simili a loculi sovraffollati), il trasporto verso i campi sono gestiti dai caporali a prezzi d’affitto da usura. E poi c’è il rinnovo dei permessi di soggiorno o l’attesa degli esiti dei decreti flussi che si trasformano in un’arma di pressione costante.
La regia ombra della ’Ndrangheta
Dietro il caporalato, sebbene sul campo operino reclutatori stranieri o locali, ci sarebbe – secondo quanto emerso nell’ultima inchiesta – quasi sempre la regia o l’avallo della ‘ndrangheta. Gli uomini dei clan guardano con interesse ai profitti potenziali legati allo sfruttamento dei lavoratori impegnati nei campi, esercitano il potere per Il controllo del territorio e della filiera. Mentre le indagini proseguono per delineare i contorni dell’ultimo blitz a Cassano, nella nota diffusa nella giornata di ieri dalle forze dell’ordine si sottolinea che «sono al vaglio di questa Procura le posizioni di diversi altri indagati», resta sullo sfondo una realtà economica in cui la competizione al ribasso viene scaricata sull’ultimo anello della catena, come sottolinea al Corriere della Calabria Simone Celebre, segretario della Fillea Cgil Calabria.

«I fatti emersi in queste ore sul fronte dello sfruttamento e del caporalato, insieme ai dati che arrivano dai controlli effettuati negli ultimi mesi, ci consegnano un quadro che non può più essere sottovalutato, il lavoro nero e lo sfruttamento sono una vera emergenza nella Sibaritide e nell’intero territorio Calabrese. In agricoltura, le drammatiche vicende legate allo sfruttamento dei lavoratori e alle recenti operazioni contro il caporalato dimostrano quanto sia ancora necessario intervenire con determinazione per spezzare ogni sistema fondato sulla precarietà, sul ricatto e sulla negazione dei diritti». Il fenomeno per Celebre riguarda anche i cantieri edili. «Nei recenti controlli dell’Ispettorato del Lavoro sono emerse 18 imprese irregolari su 19 controllate, con 28 posizioni lavorative irregolari su 54 esaminate, 18 lavoratori completamente in nero e 12 sospensioni di attività per lavoro nero e gravi violazioni in materia di sicurezza. Numeri gravissimi che, insieme a quelli emersi negli altri settori produttivi della costa ionica, dimostrano che non siamo di fronte a episodi isolati, ma a un fenomeno diffuso che attraversa l’agricoltura, l’edilizia e altri comparti economici».
«Dobbiamo avere il coraggio di denunciare una realtà che troppo spesso rimane nascosta dietro un cedolino paga. Quella di lavoratori, soprattutto nell’edilizia privata, che risultano assunti per un certo numero di ore, ma che nella realtà ne lavorano molte di più. Ore di lavoro che non vengono registrate, e salari che non corrispondono all’effettivo impegno, per non parlare del sotto inquadramento rispetto alle effettive qualifiche dei lavoratori. Tutto questo non è solo una questione di numeri, significa negare a queste persone una parte del loro stipendio, dei loro diritti e della loro dignità», aggiunge il sindacalista.
«Per questo non bastano controlli episodici. È necessario coordinare stabilmente l’attività ispettiva e di controllo tra tutte le istituzioni e gli organismi competenti, evitando interventi frammentati e costruendo un’azione permanente di prevenzione e contrasto dell’illegalità.
Chiediamo pertanto ancora una volta la convocazione degli organismi preposti, le cosiddette “Conferenze Provinciali Permanenti istituite presso ciascuna Prefettura (Ufficio Territoriale del Governo), previste dall’articolo 11 del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300, quali sedi naturali di coordinamento tra le amministrazioni dello Stato sul territorio, affinché si apra immediatamente un confronto istituzionale e si definisca un piano coordinato di controlli nei campi e nei cantieri, rafforzando la prevenzione e il contrasto al lavoro nero, allo sfruttamento e alle infiltrazioni nell’economia legale. La legalità deve entrare nei campi e nei cantieri ogni giorno. Perché il lavoro nero non è soltanto un illecito. È sfruttamento, insicurezza, concorrenza sleale e negazione della dignità delle lavoratrici e dei lavoratori», conclude Celebre. (f.benincasa@corrierecal.it)
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