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I VERBALI

’Ndrangheta e curva Inter, uccidere Boiocchi non è bastato. Ferdico: «Poi è arrivato Bellocco, eravamo intoccabili»

L’ex capo ultrà nerazzurro ora pentito racconta la ricerca di protezioni calabresi per consolidare il comando dopo il delitto

Pubblicato il: 19/09/2026 – 16:30
di Giorgio Curcio
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MILANO «Poi è arrivato Bellocco e si è completato il tris». Marco Ferdico – ex capo ultrà nerazzurro oggi pentito – riassume così l’alleanza che avrebbe dovuto rendere inattaccabile il nuovo vertice della curva Nord dell’Inter. Lui, Andrea Beretta e Antonio Bellocco. Il controllo degli affari dello stadio, la gestione del tifo e una forza criminale che, nella sua rappresentazione, avrebbe resistito persino agli arresti: «Ci arrestavate, però su Milano rimanevamo a livello criminale intoccabili». È uno dei passaggi dell’interrogatorio del 30 maggio 2026, nel quale Ferdico ripercorre davanti ai magistrati la preparazione dell’omicidio di Vittorio Boiocchi e la successiva ricerca di protezioni per consolidare il comando della curva. Un racconto che distingue due momenti: il progetto di eliminare il vecchio capo e la necessità di impedire che altri occupassero lo spazio lasciato dalla sua morte. L’arrivo di Bellocco viene collocato in questa seconda fase, come elemento capace di rafforzare il gruppo.

Il delitto e il problema del «dopo»

Boiocchi viene ucciso il 29 ottobre 2022, davanti alla sua abitazione nella periferia di Milano. La ricostruzione del delitto è al centro del processo nel quale Ferdico ha ammesso il proprio ruolo organizzativo. Ma nel verbale del 30 maggio il collaboratore si sofferma anche su ciò che, secondo lui, sarebbe potuto accadere una volta eliminato il capo ultrà. Il timore riguardava gli altri gruppi della Nord, capaci di contendere a lui e a Beretta la gestione della curva. Ferdico sostiene di aver posto il problema quando il progetto omicidiario era già avviato: «Se ammazziamo Boiocchi questi ci fanno il mestiere». E chiarisce subito il significato di quelle parole: «Ci pigliano la Curva». Uccidere Boiocchi, dunque, non avrebbe garantito automaticamente la successione. Nella sua ricostruzione, gli Irriducibili disponevano già di una presenza organizzata sugli spalti, intervenivano nei cortei e imponevano la propria forza. Beretta, inoltre, non poteva andare a Milano. Per Ferdico bisognava pensare anche a come tenere lontani i concorrenti.

Un’esecuzione per intimidire

Il racconto assume un significato ancora più netto quando i magistrati tornano sulle modalità dell’agguato. Ferdico spiega che l’omicidio avrebbe dovuto avere anche una funzione intimidatoria: «In modo che poi stessero lontane le persone. Cioè doveva essere un’esecuzione». Il pm Stefano Ammendola gli domanda se il progetto fosse quello di compiere «un’esecuzione con modalità mafiose per allontanare potenziali concorrenti mafiosi». Ferdico risponde: «Mafiosi, certo». Alla successiva domanda sull’intesa con Beretta aggiunge: «Questo è il piano che abbiamo condiviso e concordato con Beretta». Sono le dichiarazioni rese nell’interrogatorio, da distinguere dalle valutazioni giudiziarie sulle responsabilità e sulla qualificazione del delitto. Ma descrivono con chiarezza il significato che Ferdico attribuisce al progetto: eliminare Boiocchi e, attraverso la violenza dell’azione, scoraggiare chi avrebbe potuto insidiare il nuovo comando.

«Non ci facevano capaci»

Quel messaggio, secondo il collaboratore, non avrebbe però prodotto l’effetto sperato. «La gente non si è spaventata di noi perché non ci faceva capaci a noi di fare una roba del genere», racconta. L’esecuzione veniva attribuita, nella lettura che Ferdico restituisce ai pm, a qualcuno di criminalmente più forte. Un sospetto che avrebbe consentito al gruppo di allontanare l’attenzione, senza però agevolarne l’ascesa nella curva. Gli autori del progetto non potevano rivendicare apertamente il delitto per trasformarlo in uno strumento di comando. È in questo passaggio che la ricerca di una protezione calabrese assume centralità. Ferdico sostiene di averla sollecitata già prima dell’omicidio, consapevole che la partita non si sarebbe chiusa con la morte di Boiocchi.

Gli appoggi cercati prima di Bellocco

Nel verbale compare un primo tentativo attraverso un barbiere di sua conoscenza. L’uomo, secondo il racconto, avrebbe potuto mettere a disposizione relazioni calabresi utili a sostenere il gruppo nella curva. Ferdico precisa però che l’intermediario non c’entrava con l’omicidio: il suo eventuale intervento avrebbe dovuto riguardare gli equilibri successivi. Il tentativo si sarebbe fermato di fronte al rischio di riaprire vecchi contrasti tra famiglie di Africo. È una spiegazione che Ferdico riferisce di avere ricevuto dal barbiere, non una vicenda alla quale dichiara di aver assistito direttamente. Intanto, sostiene il collaboratore, Beretta avrebbe concentrato il proprio interesse sul negozio, lasciandogli il problema dei rapporti con gli altri ultras. «Veditela te con gli Hammer», è la frase che gli attribuisce. La ricerca di sostegno sarebbe quindi proseguita attraverso altri contatti, fino all’arrivo di Antonio Bellocco.

Il «tris» e gli affari dello stadio

«Poi è arrivato Bellocco», ripete Ferdico. È il punto di approdo del percorso descritto ai magistrati: la protezione cercata per consolidare il potere e difendere gli interessi economici della curva. Nello stesso interrogatorio, parlando della ripartizione degli incassi, Ferdico indica i tre componenti del gruppo: «Io, Beretta e Bellocco il dividendo». Potere e denaro si sovrappongono nel suo racconto. E quando gli vengono chieste le iniziative immaginate con Antonio, risponde: «Con Antonio ne abbiamo pensate di fare mille», ma aggiunge che avevano tra le mani un «giocattolino» troppo appetibile per metterlo a rischio. Il riferimento è allo stadio. Quella pretesa intoccabilità non avrebbe impedito all’alleanza di spezzarsi. Il 4 settembre 2024 Bellocco viene ucciso da Beretta a Cernusco sul Naviglio. Beretta intraprende poi la collaborazione con la giustizia, una scelta decisiva anche per l’inchiesta sull’omicidio Boiocchi. (g.curcio@corrierecal.it)

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