Dal rischio di morte alla cura, a Cosenza il caso del superbatterio curato con Xacduro
L’infezione da Acinetobacter baumannii. Bruni: «E’ il medesimo antibiotico utilizzato per curare le persone coinvolte nel rogo di Crans-Montana»
COSENZA «Un paziente, a seguito di un incidente stradale, ha contratto un’infezione da un microrganismo multiresistente, l’Acinetobacter baumannii, molto raro e capace di tollerare tutti i tipi di antibiotici attualmente in commercio». Il direttore del reparto di Terapia Intensiva dell’ospedale Annunziata di Cosenza, Andrea Bruni, svela – in una intervista al Corriere della Calabria – i dettagli delle cure salvavita offerte ad un trentenne giunto – nelle scorse settimane – in condizioni disperate al nosocomio bruzio. «Il paziente presentava febbre alta, ipotenzione, pressione bassa: grazie agli esami di microbiologia siamo riusciti ad identificare il microrganismo».
L’antibiotico importato dagli States
Inizialmente, il 30enne si è mostrato particolarmente resistente alla cura antibiotica di ultima generazione spingendo l’equipe medica ad eseguire esami approfonditi. «Abbiamo compreso come fosse necessaria un altro approccio terapeutico, ed abbiamo utilizzato il medesimo antibiotico utilizzato per curare le persone coinvolte nel rogo di Crans-Montana – spiega Bruni – fortunatamente avevamo una scorta del farmaco molto utilizzato negli Stati Uniti e che abbiamo importato dall’estero». «Esistono alcuni ceppi di questo microrganismo particolarmente resistenti, quello che aveva contratto il nostro paziente era praticamente letale, per molti contrarlo vuol dire rischiare davvero la morte».
L’approccio terapeutico
«Nonostante gli antibiotici somministrati, nel corso della prima fase di ricovero il paziente continuava ad avere febbre alta, a sviluppare sepsi e shock. La nostra microbiologia è in grado anche di testare la resistenza verso i nuovi antibiotici ed è riuscita a cristallizzare questo ceppo particolarmente resistente anche agli antibiotici di ultimissima generazione». In quel momento, abbiamo compreso come l’unica arma a disposizione fosse lo Xacduro, l’antibiotico – come anticipato prima – utilizzato per la prima volta durante il rogo del Cans-Montana. E’ disponibile in pochi altri centri in Italia, anche in letteratura sono rare le notizie sull’utilizzo del farmaco». L’importazione è caratterizzata da un iter decisamente complesso. «E’ necessaria una procedura speciale, occorre almeno un mese per avere il farmaco». Dopo un iter particolarmente tortuoso, il pazione oggi sta bene, è stato trasferito a Roma per sottoporsi ad alcune cure specifiche di ricostruzione e poi farà ritorno in Calabria. «Sta bene, il peggio è stato scongiurato», conclude Bruni. (f.benincasa@corrierecal.it)
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