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Cosenza, l’incubo che non passa mai. Crotone, quando vincere vale doppio

Per Coppitelli cambia il linguaggio, non il risultato. Ma la piazza ormai guarda a un nuovo futuro. Gli Squali, anche grazie a ritrovato Musso, hanno qualità, carattere e capacità di soffrire

Pubblicato il: 28/09/2026 – 11:33
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Con il Catanzaro fermo ai box per la sosta del campionato di serie B, fari puntati su Cosenza e Crotone. La crisi dei Lupi continua dopo il ko di Bari mentre gli Squali vincono e si rialzano.

Cosenza, l’incubo che non passa mai

Le parole di Federico Coppitelli alla vigilia di Bari avevano avuto l’effetto di una sveglia che suona quando potresti continuare a dormire. Dopo settimane di dichiarazioni rassegnate – «per la salvezza servirà un miracolo», «la realtà è questa» – l’allenatore aveva improvvisamente cambiato tono: «Inizia una nuova era», «abbiamo lavorato in maniera ottimale», «possiamo fare punti e abbiamo gli elementi per sognare».
A Bari, però, è rimasto tutto uguale. O quasi. È arrivata la quinta sconfitta in sette giornate, con due pareggi a completare un bilancio che non concede interpretazioni consolatorie. Il cambio di registro nelle parole non ha prodotto, almeno per ora, alcun cambio di passo sul campo.
E così il Cosenza continua a galleggiare sull’orlo del precipizio. Se non fosse per la vicenda della penalizzazione del Crotone, oggi cancellata dopo la vittoria dei pitagorici sulla Salernitana, i rossoblù sarebbero ultimi. Ma il problema, si sa, non è soltanto tecnico. È anche ambientale e societario. Perché mentre il campo restituisce sconfitte, in città il dibattito si è già spostato altrove: sull’ennesimo tentativo di alcuni imprenditori locali di immaginare un cambio di proprietà, oppure sulla possibilità di una seconda squadra. Ci riusciranno? Difficile. Di certo, però, si tratta di un nuovo segnale piuttosto eloquente del grigiore che avvolge il club rossoblù.

Crema: e qui una vecchia dichiarazione, riproposta da Cosenza nel Cuore, torna improvvisamente di moda. Nel luglio 2025 Luigi Micheli, allora consulente del Cosenza e oggi membro del CdA, spiegava che la società voleva «aprirsi alla stampa» e «ricomporre il rapporto con la tifoseria». Non proprio un dettaglio, considerando che oggi quel rapporto appare tutt’altro che ricomposto.
Ma la parte più gustosa arrivava subito dopo: «Da parte del dottor Guarascio ci sarebbe la volontà a lasciare, però dobbiamo trovare anche chi entra e chi entra deve essere una persona seria, se no voi vi ritrovate in Eccellenza».
Ecco, a distanza di tempo, quella frase conserva una certa involontaria ironia. Perché nel frattempo il consulente è diventato componente del Consiglio di amministrazione, la comunicazione con la piazza non sembrerebbe proprio aver trovato la strada giusta e l’Eccellenza, o giù di lì, evocata allora come monito, oggi è diventata un’ombra che accompagna ogni domenica il Cosenza. Il calcio, qualche volta, ha un senso dell’umorismo decisamente crudele.
Amarezza:
due punti in sette partite, ultimo posto se si guarda alla classifica senza la penalizzazione del Crotone e lo spauracchio di una nuova retrocessione che non viene più sussurrata.

Crotone, quando vincere vale doppio

Ci voleva una vittoria così. Non soltanto perché è la prima in campionato e perché cancella finalmente quel pesantissimo -6 dalla classifica, ma perché è arrivata contro una Salernitana che, almeno sulla carta, appartiene a un’altra dimensione. Il Crotone, invece, ha dimostrato di poter stare dentro una partita complicata, sporcarla quando serviva e soprattutto sopravvivere quando sembrava sul punto di perderne il controllo.
Per questo Leandro Greco ha fatto bene a togliersi qualche sassolino dalle scarpe. «Chi parlava di queste prime giornate in maniera sbagliata del Crotone non vedeva le partite», ha detto il tecnico. Una risposta diretta a chi aveva guardato soltanto la classifica, dimenticando che una squadra costretta a partire da -6 può essere giudicata anche attraverso ciò che produce, non soltanto attraverso ciò che raccoglie.
Contro la Salernitana è arrivato finalmente anche ciò che era mancato: la capacità di soffrire. Dopo il 2-0, con l’espulsione di Merelli e più di un’ora da giocare in inferiorità numerica, il Crotone avrebbe potuto smarrirsi. Invece ha trovato lucidità, ferocia e personalità. Esattamente le parole che Greco ha ripetuto più volte, quasi a volerle trasformare da concetti in identità.
E forse è proprio questa la notizia più importante. Il Crotone non ha semplicemente vinto: ha resistito. Ha capito che una partita non sempre si può dominare e che, qualche volta, per portarla a casa bisogna anche stringere i denti. È un passaggio necessario per una squadra che vuole costruire qualcosa e che, finalmente, può guardare la classifica senza quel macigno iniziale. Greco ha parlato di «anima», di «cuore», di «senso d’appartenenza». Parole grandi. Ma stavolta il campo ha restituito almeno un principio concreto: il Crotone è vivo.

Crema: bisognava soltanto aspettarlo, il vero Musso. Il centravanti rossoblù ha trovato il secondo gol consecutivo, dopo quello di Monopoli, e sembra aver finalmente cominciato a prendere confidenza con il peso che deve avere nell’attacco del Crotone. Due partite, due reti. E soprattutto un dettaglio non trascurabile: contro la Salernitana il suo gol è diventato ancora più pesante quando il Crotone è rimasto in dieci. Insieme a lui, dieci in pagella anche per Zunno, leader assoluto di questa squadra.
Amarezza:
l’amaro resta per quello che il Crotone avrebbe potuto avere già adesso. Perché se alcune delle occasioni sprecate nelle prime giornate fossero state trasformate in punti, oggi non ci sarebbe soltanto la soddisfazione di aver cancellato il -6: ci sarebbe una classifica ben diversa da guardare. (f.v.)

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