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Musica tra le macerie e l’infinito, a Limbadi le “Note di Riscatto” che guardano alle Eolie

La bellezza della natura e la forza dello Stato si sono incontrate in un luogo ad altissimo valore simbolico: l’uliveto confiscato alla criminalità organizzata

Pubblicato il: 28/09/2026 – 13:45
di Ennio Stamile
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LIMBADI Ieri, la bellezza della natura e la forza dello Stato si sono incontrate a Limbadi, in un luogo ad altissimo valore simbolico: l’uliveto confiscato alla criminalità organizzata. In questa cornice si è tenuto l’evento “Note di Riscatto”, moderato dal conduttore tv Francesco Occhiuzzi, un concerto-evento che ha trasformato un ex feudo della ‘ndrangheta in un palcoscenico di speranza, rinascita e impegno civile. L’evento ha vissuto sul contrasto visivo di una duplice, potentissima scenografia: I segni del riscatto: Da un lato, le macerie ancora visibili degli edifici abusivi abbattuti, simbolo concreto di uno Stato che demolisce l’arroganza mafiosa per riconquistare il territorio. L’infinito della natura: Dall’altro lato, un panorama mozzafiato che spingeva lo sguardo lungo il golfo di Nicotera, fino a perdersi sulla linea dell’orizzonte dove, dipinte da colori incantevoli che solo la natura sa donarci, si stagliavano le isole Eolie. In questo spazio sospeso tra il passato che crolla e il futuro che rinasce, il Conservatorio “Saverio Arlia”, ha compiuto un vero e proprio miracolo organizzando unosplendido concerto attraverso le note dei musicisti Andrea Sabatino, (tromba e filocorno), e Vince Abbracciante (fisarmonica), che hanno vibrato nell’aria, regalando al pubblico presente un’atmosfera di profonda commozione. Il prof. Antonio Spaccarotella, con i suoi straordinari collaboratori, Egidio Apuzzo e Guido Santoro, hanno ancora una volta dimostrato come la formazione musicale non è soltanto un percorso accademico finalizzato a se stesso, ma una vera e propria passione civile. Il cuore politico e sociale dell’evento è stato rappresentato dalla forte testimonianza dei Sindaci Antonino Taverniti di Limbadi, e Giuseppe Aieta di Cetraro. La loro presenza unita ha lanciato un messaggio chiaro: la lotta alla criminalità non conosce confini comunali ed è una battaglia che si vince solo facendo rete e sapendo raccogliere l’eredità di chi, come Leo Mercuri già Sindaco di Limbadi, ha saputo operare per i beni confiscati a fianco della OdV San Benedetto Abate. I due primi cittadini hanno ribadito la necessità di riappropriarsi non solo dei beni materiali, ma anche dell’identità culturale e sociale della Calabria, dimostrando che l’unione tra le istituzioni locali è la prima vera barriera contro l’illegalità. Altro Momento di grandissimo spessore è stato l’intervento del già Prefetto Antonio Reppucci, Commissario prefettizio a Limbadi, proprio nel momento storico in cui questi beni sono stati sottratti alle cosche e assegnati all’Associazione San Benedetto Abate. Reppucci ha ancora una volta mostrato quella libertà di parola franca, limpida e coraggiosa che non teme di dire la verità. Il suo discorso, privo di retorica e ricco di passione civile, ha ripercorso le difficoltà e l’orgoglio del momento dell’assegnazione, ricordando che la burocrazia e le istituzioni devono essere sempre al servizio del bene comune e della giustizia sociale e non limitarsi a fare passarelle. A rendere la giornata ancora più speciale è stata la generosa e preziosa presenza dell’Amministrazione comunale di Sant’Agata di Esaro. La delegazione dell’entroterra cosentino – guidata con entusiasmo dalla Vicesindaco Adriana Amodio, dall’Assessore Luciano Sirimarco e dal giovane consigliere comunale Mattia Bufano e un gruppo di cittadini – ha voluto testimoniare una concreta vicinanza istituzionale e fraterna alla all’OdV San Benedetto Abate. Ad accompagnarli, il talento dello chef santagatese Bruno Ranuio, che ha dato vita a un gustosissimo rinfresco a base di prodotti tipici del territorio. Il re indiscusso della degustazione è stato l’olio “Oro et Laboro”, un’eccellenza dal valore unico: il prodotto è infatti ricavato proprio dalle novecento piante di ulivo impiantate e rinate dopo due incendi dolosi, in quello stesso luogo strappato alle mafie. Oggi quell’uliveto, gestito con dedizione dall’Associazione San Benedetto Abate, non produce più proventi illeciti, ma frutti di legalità. E ieri, tra la musica del Conservatorio Arlia, le parole coraggiose dei presenti e i sapori autentici della nostra terra, ha dimostrato che dove c’era il buio della sopraffazione, oggi c’è una luce splendida che guarda dritto verso l’orizzonte.

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