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LA MISURA

’Ndrangheta, i beni del padre svelati dal figlio pentito: sequestrato il patrimonio di Assunto Megna

Nel provvedimento da 4,7 milioni anche società attive nel commercio ittico e nella gestione dei villaggi turistici

Pubblicato il: 28/09/2026 – 11:27
di Giorgio Curcio
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VIBO VALENTIA È anche attraverso le parole del figlio diventato collaboratore di giustizia che gli investigatori sarebbero riusciti ad arrivare a una parte dei beni riconducibili al padre. È uno dei retroscena che emerge dal sequestro da oltre 4,7 milioni di euro eseguito dalla Guardia di finanza nell’ambito del procedimento di prevenzione nato dalle risultanze di “Imperium”, il filone dell’inchiesta della Dda di Catanzaro sugli interessi economici della cosca Mancuso di Limbadi e Nicotera. Il nome al centro di una parte dell’operazione è quello di Assunto Natale Megna (assistito dall’avvocato Francesco Capria) imprenditore del settore ittico e padre del collaboratore di giustizia Pasquale Alessandro Megna. Condannato in primo grado, con rito abbreviato, a 20 anni di reclusione, Assunto Megna è stato ritenuto dal gup intraneo alla cosca Mancuso con il ruolo di organizzatore e responsabile anche di reati-fine quali trasferimento fraudolento di valori, usura ed estorsione.



L’impresa e il «prestanome»

Nella nota diffusa dalla Procura distrettuale antimafia di Catanzaro viene spiegato che, nel corso degli accertamenti economico-patrimoniali, è stato valorizzato il contributo dichiarativo offerto dal figlio del primo soggetto proposto per la misura, oggi collaboratore di giustizia. Le sue dichiarazioni avrebbero consentito agli investigatori di attribuire al padre una ditta individuale formalmente intestata a un «prestanome», anch’essa compresa tra i beni sequestrati. Un passaggio che porta direttamente al cuore delle contestazioni sviluppate negli anni nell’inchiesta “Imperium”: l’utilizzo, secondo l’accusa, di intestazioni fittizie di quote, cariche e attività imprenditoriali per schermare interessi economici riconducibili a soggetti appartenenti o contigui alla criminalità organizzata. Il sequestro disposto dal Tribunale di Catanzaro riguarda complessivamente due società di capitali, con sedi a Milano e Catania, un’impresa individuale a Milano e quote di un’altra società con sede a Catania. Il valore stimato supera i 4,7 milioni di euro. Le attività finite nel mirino operano, tra l’altro, nella gestione di villaggi turistici del litorale vibonese e nel commercio di prodotti ittici e floreali.

I nomi delle società

Dietro la formula utilizzata dalla Dda – due società di capitali, un’impresa individuale e quote di un’ulteriore società – ci sono alcune delle attività già finite al centro dell’inchiesta “Imperium”. Sul versante riconducibile ad Assunto Natale Megna figura la Ittipesca srl, società attiva nel commercio all’ingrosso e al dettaglio di prodotti alimentari e, in particolare, di prodotti ittici freschi e surgelati. La società, originariamente legata a Nicotera, aveva successivamente trasferito la propria sede legale a Milano. Tra i beni colpiti compare inoltre la ditta individuale Fiorin Fiorello, anch’essa con sede a Milano, formalmente intestata a Elisabetta Di Capua ma che, secondo la ricostruzione investigativa, sarebbe stata nella disponibilità effettiva di Megna. È proprio su questa attività che assume particolare rilievo il contributo del figlio collaboratore di giustizia, utilizzato dagli investigatori per ricostruirne la reale riconducibilità.

Il collaboratore Pasquale Megna

Assunto Megna e il sistema di Nicotera

Quello di Assunto Megna è un nome che attraversa buona parte della ricostruzione giudiziaria degli interessi economici dei Mancuso nell’area di Nicotera. Nelle motivazioni della sentenza emessa nel rito abbreviato di “Maestrale-Olimpo-Imperium”, Megna viene indicato come un «punto di riferimento» dei Mancuso nel comprensorio di Nicotera Marina. Secondo la ricostruzione accolta dal giudice, avrebbe intrattenuto con Luigi Mancuso un rapporto stabile, fondato su una «intima fiducia reciproca», tale da garantirgli un’autonomia operativa nelle attività economiche dell’area. Un quadro nel quale il settore ittico assume un ruolo centrale. Le indagini hanno ricostruito negli anni la posizione dell’imprenditore nel commercio e nella distribuzione del pesce e i rapporti con numerose strutture ricettive non soltanto di Nicotera Marina, ma anche lungo la costa vibonese, nel Lametino e nel Reggino. Secondo la sentenza di primo grado, proprio quella vicinanza al vertice della cosca avrebbe contribuito a costruire una posizione dominante nel contesto commerciale locale e nei rapporti con altri operatori economici.

sayonara nicotera mancuso

Le dichiarazioni del figlio

Dentro questo sistema entra, da un certo momento in poi, anche la voce di Pasquale Megna. Il figlio di Assunto ha iniziato a collaborare con la giustizia nel febbraio 2023. Ascoltato nel processo “Maestrale-Carthago”, aveva spiegato di voler rompere con il contesto criminale nel quale era cresciuto e di voler allontanare i propri figli da quell’ambiente. Le sue dichiarazioni hanno poi attraversato diversi filoni investigativi e processuali, compreso quello relativo agli interessi economici attorno ai villaggi turistici di Nicotera. Davanti ai giudici, il collaboratore ha parlato anche del Sayonara, la struttura turistica che per gli investigatori avrebbe rappresentato per decenni un luogo di particolare interesse per la cosca Mancuso. Megna ha ricostruito il ruolo attribuito a Luigi Mancuso nelle vicende riguardanti la gestione della struttura e il recupero delle somme vantate dai creditori. Un villaggio che ritorna continuamente nelle carte giudiziarie sulla presenza della cosca nell’economia turistica della costa e che, secondo le ricostruzioni investigative, già negli anni Novanta sarebbe stato utilizzato anche come luogo sicuro per incontri tra esponenti della ’ndrangheta e di Cosa nostra.

Dai villaggi al commercio ittico

Il provvedimento eseguito oggi sembra così chiudere, almeno sul piano patrimoniale e ferma restando la successiva verifica in contraddittorio prevista dal procedimento di prevenzione, un altro cerchio aperto dalle investigazioni di “Imperium”. La Dda descrive infatti società che avrebbero assunto una «connotazione illecita» per effetto delle modalità con cui sarebbero state gestite. In un caso, secondo l’impostazione investigativa recepita nei provvedimenti, l’attività avrebbe beneficiato dell’agevolazione mafiosa derivante dall’adesione del proprietario alla cosca Mancuso; nell’altro sarebbe emerso un rapporto ritenuto riconducibile al concorso esterno con la criminalità organizzata.
L’altro fronte delle misure riguarda infatti i successori dell’imprenditore siciliano Francesco Rapisarda, morto prima della definizione del giudizio di primo grado nel processo ordinario, rinviato a giudizio per concorso esterno in associazione mafiosa e trasferimento fraudolento di valori. Per i suoi successori il sequestro è stato adottato con procedura anticipata d’urgenza, in attesa del contraddittorio sulla sussistenza dei presupposti per l’eventuale confisca. Rapisarda era già comparso nelle carte di “Imperium” per la gestione di strutture turistiche tra Nicotera e Briatico e per i rapporti economici sviluppati nel territorio storicamente interessato dalla presenza dei Mancuso. (g.curcio@corrierecal.it)

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