Il caso Vibo, una Provincia “ingolfata”: l’effetto Delrio su un ente ostaggio degli scontri politici
Palazzo ex Enel simbolo dei limiti di una riforma lasciata a metà. Il paradosso di Zambrone e un ente senza risorse ma in balia dei giochi di potere
VIBO VALENTIA «Purtroppo non abbiamo i soldi…». Un triste leitmotiv ripetuto più volte durante il vertice in Prefettura sulla viabilità, emblema di un ente svuotato e depotenziato che osserva quasi inerte tutte le criticità del Vibonese. Ridotto ad essere, soprattutto, un mero terreno di scontri politici. Eppure, nel lontano 1992, la Provincia di Vibo Valentia era nata con aspettative diverse: essere l’ente capofila di un territorio che per la sua bellezza, la sua storia, la sua identità poteva ambire a diventare traino per la Calabria e il Sud Italia. Almeno queste, forse, erano le intenzioni del senatore Antonino Murmura che ne fu promotore, mentre oggi Palazzo ex Enel soffoca tra carenza di risorse, servizi, infrastrutture e vittima di intrecci e dinamiche politiche. E da pochi giorni, dopo la decadenza di L’Andolina, anche senza il suo presidente.
Gli effetti della legge Delrio
La responsabilità, è la tesi più comune tra amministratori e tecnici, va ricercata negli effetti della legge Delrio, la discussa riforma del 2014 che ha di fatto ridotto poteri e ruolo delle province. Un passo, forse necessario, ma lasciato a metà: nessuna abolizione, nessuna “rivoluzione”, ma meno potere agli enti mantenendo gli stessi “carichi” di lavoro precedenti. Soprattutto, meno risorse con prevedibili conseguenze su servizi come scuole e strade. Non a caso, la viabilità provinciale vibonese è finita sotto esame più volte per le sue condizioni di degrado e incuria: «Non abbiamo soldi per la manutenzione ordinaria» è stata la frase più utilizzata dai tecnici della Provincia nell’ultimo vertice in Prefettura. Le risorse a “grappolo” che arrivano dal Governo una tantum sembrano più un intervento tampone che rimanda per un po’ la “patata bollente”, ovvero Province ad oggi incapaci (per risorse e personale) di gestire infrastrutture fondamentali per il cittadino.
Il paradosso di Zambrone
Ma c’è anche un altro paradosso nelle province, figlio proprio di quel meccanismo e di cui Vibo è un caso emblematico: il Presidente, senza Giunta, è in sostanza “scollegato” dal Consiglio provinciale che non può sfiduciarlo. Ma lo stesso può essere indirettamente fatto decadere: se i consiglieri del suo Comune si dimettono in massa e il Consiglio comunale viene sciolto, il sindaco decade e con lui anche il Presidente della provincia. In pratica, un piccolo paese può determinare il futuro del principale organo di una provincia intera. L’amministrazione L’Andolina ne è l’esempio perfetto: lo scorso anno il Consiglio provinciale si dimise in massa in contrasto con il Presidente, senza però avere alcun effetto. È stato invece il piccolo Comune di Zambrone (poco meno di 1800 abitanti) a determinare la fine della sua amministrazione a Palazzo ex Enel, privando una provincia da quasi 150 mila abitanti del suo principale organo di governo.
I due volti della Provincia vibonese
Negli ultimi giorni sono andati in scena i due volti di Palazzo ex Enel. Da una parte quello dei problemi reali: cittadini, Prefettura e tecnici seduti allo stesso tavolo per discutere dell’ex Statale 522 (oggi SP95) e dello stato delle strade provinciali vibonesi. Dall’altra quello della politica, che contemporaneamente si muoveva su un altro piano: sabato il “blitz” con le dimissioni dei consiglieri comunali, subito seguito dalla “reazione” di L’Andolina che ha sostituito il vicepresidente Domenico Console con Franco Barbalace. Da un lato la Provincia che chiede risorse per le strade, dall’altro quella che si consuma in una partita di potere. Il tutto a meno di un anno dalle dimissioni del Consiglio provinciale e alle prime “manovre” sottotraccia in vista delle prossime elezioni.
Il “caso Vibo” che potrebbe riaprire il dibattito
Ma a complicare tutto, c’è un nodo ancora da sciogliere: la data delle future elezioni. La legge impone di tornare a votare entro 90 giorni dalla decadenza del Presidente, ma farlo subito significherebbe rendere vana la recente norma sul riallineamento dei mandati che aveva prorogato la scadenza di L’Andolina a dicembre 2027 per coincidere con quella del Consiglio provinciale. Un vulnus che riporta d’attualità quanto accaduto un anno fa: dopo le dimissioni del Consiglio, alle successive elezioni la coalizione di centrodestra non presentò le liste auspicando che Vibo Valentia potesse diventare un “caso nazionale” per tornare a discutere di una riforma seria che vada oltre la legge Delrio. Oggi, Palazzo ex Enel resta ostaggio di giochi politici, lasciando in secondo piano il dibattito sugli effetti di una riforma lasciata a metà. Nel frattempo chi vive il territorio continua ad avere bisogno di strade, scuole e servizi, ma trova una Provincia che, senza risorse e ora senza Presidente, continua a ripetere: «Purtroppo non abbiamo i soldi». (m.russo@corrierecal.it)
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