Intimidazioni a Vibo, Parillo: «Magari qualcuno prova a fare cassa in vista della galera». Il “monito” ai Comuni sui pochi controlli
Dalle ipotesi sui recenti atti all’abusivismo, il punto del comandante provinciale dei Carabinieri: sotto la lente anche «l’inerzia» degli amministratori
VIBO VALENTIA «Alcune sono intimidazioni, altre no pur essendo passate come tali. Sicuramente lo sono quella di Maierato e quella in via degli Artigiani». A restituire una fotografia attuale del contesto vibonese è il comandante provinciale dei Carabinieri Antonio Parillo, nel corso della presentazione dei nuovi ufficiali che andranno a ricoprire ruoli di rilievo nell’Arma provinciale. Il colonnello ha colto l’occasione per rispondere ai giornalisti e fare un punto anche sulle recenti vicende, tra cui gli atti intimidatori all’escavatore di Maierato e nel cantiere del Terminal Bus. «Non possiamo parlare di recrudescenza a livello statistico, ma sicuramente il fenomeno c’è ed è una costante di questo territorio».
La “messa a posto” di Natale e i soldi in vista della galera
Sono tante le ipotesi al vaglio degli investigatori, seppur Parillo consiglia di evitare ricostruzioni semplicistiche. «Sicuramente sono degli “storti”, per citare “Vetrinetta” (Pantaleone Mancuso, ndr). Ma dobbiamo considerare anche un dato cronologico di rilievo: a novembre qualcuno con ogni probabilità dovrà tornare in galera e potrebbe essere interessato a far cassa. Ma è solo un’ipotesi, forse semplicistica e logica, ma una delle possibili considerazioni che dobbiamo fare. Magari qualcuno in vista del Natale si sta preparando il terreno per la “messa a posto” in vista delle festività».
Il monito sull’inerzia delle amministrazioni
La criminalità si muove, soprattutto, nella parte più ricca del territorio: la Costa degli Dei. È lì che l’Arma ha intensificato i controlli, dagli scarichi abusivi alle concessioni demaniali: «Abbiamo già fatto controlli e li continueremo a fare. Dove quest’estate abbiamo riscontrato criticità e le abbiamo segnalate, ci ripresenteremo sul posto anche nel periodo autunnale e invernale per verificare che sia tutto a posto». Un compito che spetterebbe anche alle amministrazioni, che però spesso si muovono lentamente o restano inerti. È questo uno dei passaggi più delicati del discorso del colonnello Parillo: sotto la lente degli investigatori c’è anche il comportamento degli amministratori: «Abbiamo riscontrato una non perfetta padronanza degli strumenti amministrativi, minore propensione al controllo, effettuato solo “quando e se devo”». Soprattutto, «con i tempi che l’ordinamento mi consente per far si che l’imprenditore comunque finisca la stagione». Parillo riconosce che alcuni comuni «hanno dimostrato un buon livello di attenzione», seppur nessuno sia «assolutamente virtuoso». In altri, invece, è emersa inerzia: «Noi dobbiamo capire il perché dell’inerzia. A volte si possono non conoscere gli strumenti amministrativi, a volte si conoscono fin troppo bene per far si che quelle regole diventino cavilli». E sull’ipotesi che in qualche caso possa esserci anche malafede il colonnello risponde: «In alcuni casi io credo che ci sia, è chiaro».
Furti d’auto e allarmi “social”
Non solo criminalità organizzata, il comandante provinciale ha affrontato anche i vari temi che preoccupano la comunità. Tra questi i furti d’auto, ma il colonnello specifica: «Sono una piaga qui a Vibo, come lo sono altrove. Sappiamo che alcuni modelli sono più rubati di altri, perché purtroppo comanda la legge del mercato. Poi noi confiniamo con la Piana di Gioia Tauro, quindi inevitabilmente abbiamo una serie di incursioni da parte di attori malevoli che provengono da territori limitrofi». Parillo invoca però prudenza sulle statistiche e agli allarmi sui “social” e cita un episodio avvenuto questa estate: «Fu lanciato un allarme a Ricadi, qualche cittadino lamentava presenze malevole significative. Ma la denuncia si rivelò abbastanza infondata». Per questo Parillo ribadisce la necessità di non affidarsi solo ai social, ma di utilizzare i canali tradizionali dei Carabinieri: «Facendo una chiamata al 112 si garantisce un intervento tempestivo rendendo la denuncia più efficace».
Tanti esposti anonimi, ma «bisogna metterci la faccia»
Cosa che sto accadendo, invece, per le truffe agli anziani, anche in virtù delle campagne di sensibilizzazione che hanno segnato un’inversione di rotta. «Oggi parliamo di tentativi di truffa e non di truffa consumata, perché la persona anziana si rende conto di essere in procinto di cadere in un tranello e si ferma prima. Noi parliamo anche con i giovani, perché spesso il problema giudiziario riguarda figli o nipoti: diciamo loro di stabilire un codice comunicativo con i nonni affinché li possano riconoscere». Sul fronte denunce, il colonnello riconosce ai vibonesi una certa «propensione agli esposti anonimi. Per la mia esperienza, qui siamo sopra la media rispetto ai posti in cui sono stato. Noi prendiamo atto degli esposti, facciamo accertamenti, ma alcuni fenomeni continueranno ad esserci finché non impareremo a metterci la faccia». (m.russo@corrierecal.it)
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