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L’INTERROGAZIONE

Revolut, Piantedosi: «La società doveva verificare»

Il ministro dell’Interno riferisce alla Camera sul caso dei dati di 680 clienti

Pubblicato il: 30/09/2026 – 15:51
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Una richiesta partita da una casella Pec riconducibile alla Prefettura di Reggio Calabria, ma «poi risultata mai utilizzata». È uno dei nuovi elementi emersi sul caso Revolut dalle parole del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, intervenuto durante il question time alla Camera.Il ministro ha riferito che sono in corso «approfondimenti giudiziari e le opportune verifiche da parte delle strutture di sicurezza cibernetica del Ministero dell’Interno», attività che restano al momento coperte dal più stretto riserbo investigativo.

I dati di 680 clienti

Piantedosi ha ricostruito anche le prime fasi della vicenda. L’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale ha comunicato di avere ricevuto il 12 settembre da Revolut la notifica di un possibile incidente informatico. Tre giorni dopo, il 15 settembre, la società avrebbe confermato l’incidente, precisando di avere fornito a un indirizzo di posta elettronica certificata riferibile alla Prefettura di Reggio Calabria i dati di 680 clienti. Revolut avrebbe inoltre comunicato di avere avvisato le persone coinvolte.

La Pec «entilocali» mai utilizzata

Il passaggio più delicato riguarda proprio la provenienza della richiesta. Secondo quanto riferito da Piantedosi, Revolut avrebbe ricevuto dalla casella Pec denominata «entilocali», riconducibile alla Prefettura di Reggio Calabria, una richiesta di informazioni. Quella casella, però, sarebbe risultata «mai utilizzata». Ed è su questo punto che il ministro ha mosso un rilievo diretto alla società: la richiesta, ha spiegato, «avrebbe potuto e dovuto essere verificata, con un minimo di diligenza», anche alla luce «dell’apparente incoerenza dei dati richiesti rispetto alla fonte della richiesta stessa» e della quantità e tipologia delle informazioni domandate.

Gli accertamenti di Acn e Polizia Postale

L’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale sta portando avanti interlocuzioni con Revolut e forme di collaborazione con il Ministero dell’Interno per la «mitigazione della minaccia». Della vicenda sono state informate anche la Polizia Postale e la Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo. Il Centro operativo per la Sicurezza cibernetica della Polizia di Stato ha inoltre informato la Procura di Reggio Calabria e sta svolgendo attività investigativa.

Il Viminale convoca il Comitato per la sicurezza cibernetica

Parallelamente, il Servizio per la Sicurezza Cibernetica del Ministero dell’Interno ha avviato verifiche per individuare le cause dell’accaduto e adottare misure di messa in sicurezza dei sistemi informatici. È stata inoltre disposta la convocazione del Comitato Analisi per la Sicurezza Cibernetica del Ministero, al quale partecipano le strutture responsabili dei diversi Dipartimenti del Viminale. L’obiettivo è individuare «le migliori soluzioni tecniche disponibili» nell’ambito dell’attuale contratto Consip per la fornitura delle caselle Pec. Piantedosi non ha escluso neppure la contestazione all’azienda fornitrice di eventuali violazioni contrattuali legate al disservizio e l’applicazione delle conseguenti sanzioni.

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