Olio, prezzi in caduta e concorrenza estera, la Calabria cerca nuove strategie
Nell’azienda Statti a Lamezia Terme l’Academy Olivo in Campo promossa da Regione ed ARSAC in collaborazione con L’Informatore Agrario
LAMEZIA TERME È iniziata stamane la prima delle due giornate di Academy Olivo in Campo, l’iniziativa promossa da Regione Calabria e ARSAC, in collaborazione con L’Informatore Agrario, che porta in Calabria un appuntamento nazionale dedicato all’aggiornamento tecnico e alle nuove prospettive del comparto olivicolo. Primo appuntamento direttamente in campo, nella cornice dell’azienda Statti a Lamezia Terme: agricoltori, imprenditori, tecnici, agronomi, frantoiani, operatori dell’intera filiera e studenti di un istituto agrario hanno approfondito tecniche agronomiche, indirizzi colturali, meccanizzazione, innovazione e ricerca. L’obiettivo è quello di fornire agli olivicoltori, attraverso gli approfondimenti previsti, tutti gli strumenti utili per affrontare le sfide imposte da una produzione moderna ed esposta alle dinamiche, sempre più internazionali, del mercato.
«È un’iniziativa di informazione e divulgazione che ha l’obiettivo – sottolinea Antonio Boschetti, direttore de L’Informatore Agrario – di fornire agli agricoltori conoscenze in merito alle nuove e più moderne tecniche agronomiche e tecnologie utilizzabili in oliveto. Vogliamo aiutarli a ridurre i costi di produzione e a migliorare le produzioni in termini quantitativi e qualitativi. Questa è la prima giornata direttamente in campo, domani invece, in Cittadella regionale, parleremo di modelli organizzativi e di come valorizzare l’olio extravergine di oliva».
Il direttore de L’Informatore Agrario approfondisce poi il contesto economico e produttivo in cui si sviluppa l’iniziativa: «Gli olivicoltori sono in un momento di estrema difficoltà dovuta ad un vero e proprio crollo dei prezzi, ecco perché sono sempre più urgenti gli strumenti destinati a valorizzare il prodotto olio». Degno di nota il paragone con altre filiere agroalimentari, che riguarda direttamente quello che può essere indicato come un limite storico della produzione olivicola calabrese: «Oggi – osserva Boschetti – le filiere agroalimentari italiane che vanno meglio, quelle più resilienti, sono quelle caratterizzate da una forte presenza di cooperazione e certificazione del prodotto. Pensate alle grandi DOP del latte, dei formaggi, Grana Padano, Parmigiano Reggiano, ma poi anche le altre un po’ più piccole, come Asiago o Gorgonzola: queste filiere, in un momento di surplus di latte sul mercato, sono riuscite a reggere i prezzi e a remunerare comunque gli allevatori proprio in virtù del posizionamento sul mercato legato alla certificazione, al legame con il territorio, all’aggregazione della produzione».
Il paragone di Boschetti, che fa riferimento al surplus di olio sul mercato, fa il paio con altre inevitabili considerazioni. Chiunque approfondisca le dinamiche internazionali della produzione e vendita dell’olio d’oliva sa bene, infatti, che sul mercato si sono affacciati, accanto a quelli storici e performanti, nuovi Paesi produttori. «Infatti – ci dice Boschetti – è proprio così, quei Paesi sono peraltro caratterizzati da costi di produzione ed economie di scala che per noi sono assolutamente irraggiungibili, ma non dobbiamo dimenticare che c’è anche una concorrenza dei Paesi europei. La Spagna è il più grande produttore al mondo di olio extravergine di oliva e produce 4-5 volte quello che produciamo noi, il Portogallo ha fatto importantissimi investimenti soprattutto sul modello super-intensivo e sta mettendo sul mercato tanto prodotto che è destinato ad aumentare ancor di più perché il loro ritmo di investimenti è impressionante. Quindi – osserva ancora Boschetti – torno un po’ alla tematica del valore del prodotto: noi possiamo soltanto lavorare ottimizzando i fattori della produzione, riducendo da un lato i costi e dall’altro puntando sull’eccellenza. Il nostro olio e la sua qualità devono essere identificabili. Se produciamo olio extravergine di oliva e poi lo vendiamo sfuso permettiamo a commercianti ed industriali di miscelarlo con oli provenienti da altri Paesi e così facendo si livella il valore del prodotto. Dobbiamo invece arrivare sul mercato con l’olio 100% italiano, ma certificato, con un legame territoriale forte».
Quello descritto è un impegno che richiede coraggio ed anche lungimiranza. «L’assessore Gallo – sottolinea Boschetti – ci ha stimolato molto da questo punto di vista, ci ha visto giusto ed abbiamo portato qui una trentina di esperti che arrivano da tutta Italia, anche dall’estero, dalla Spagna nello specifico, perché dobbiamo conoscere il nostro principale concorrente, capire quale logica usa, qual è il break even point delle sue produzioni, sapere fino a quanto può reggere sul mercato e quali sono i progetti futuri». (redazione@corrierecal.it)
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