L’intimidazione al Corriere della Calabria, il direttore: «Noi ci teniamo i fatti»
La replica dopo le accuse lanciate sui social da Antonio Zangari: «Riconosco, dietro la facciata dell’indignazione improvvisata, chi oggi punta a delegittimare il lavoro della testata»
Ci sono accuse che meritano qualcosa di più di una replica affidata alla stessa piazza dove sono state lanciate, perché quando si sostiene pubblicamente che il direttore di una testata sia stato pagato per far pubblicare un pezzo, si parla di «fior di centinaia di mila euro» e si evoca alle sue spalle un mandante politico, non siamo più nel territorio delle opinioni, né in quello, del tutto legittimo, della critica a un giornale. Antonio Zangari, nel video pubblicato su TikTok dopo la protesta di centinaia di onesti agricoltori arrivati a Pizzo, ha scelto di chiamare in causa la sottoscritta e il Corriere della Calabria, sostenendo che «alla signora Paola Militano, giornalista, gli viene la brillante idea di fare un video» per «discriminare il nostro operato» e «smantellarmi», aggiungendo che «non è farina del suo sacco» e indicando in un assessore il presunto regista dell’operazione, fino ad arrivare all’accusa secondo cui mi avrebbe versato «fior di fiorini, fior di centinaia di mila euro». Dal dissenso per un articolo alla teoria del mandante il passo è brevissimo, peccato che un’accusa di questo peso abbia ancora il vizio di pretendere delle prove.
La sottoscritta non ha mai ricevuto da alcun esponente politico indicazioni sulla linea editoriale del Corriere della Calabria e mai accadrà. Le campagne di comunicazione istituzionale appartengono a tutt’altro piano e coinvolgono, secondo le procedure previste, l’intero sistema dell’informazione calabrese, nessuno escluso. È per questo che ho già dato mandato ai miei legali di procedere a tutela della mia persona e del Corriere della Calabria, perché sarà fuori dalla dimensione effimera dei social, dove un’affermazione può circolare molto più rapidamente della sua verifica, che quelle parole dovranno finalmente misurarsi con i fatti e con le prove, assumendo il peso della responsabilità di chi le ha pronunciate. Quanto alla vicenda giudiziaria di Zangari, il Corriere della Calabria non ritiene che spetti a chi è coinvolto in un procedimento giudiziario fissare il perimetro entro il quale una redazione debba esercitare il proprio mestiere, né stabilire quali fatti possano legittimamente assurgere a notizia e quali invece debbano essere consegnati all’oblio. E se dovessero emergere ulteriori elementi di rilevanza pubblica, sarà nostro dovere darne conto ai lettori, perché il criterio che orienta una redazione non può essere il gradimento del protagonista, ma l’interesse pubblico e dei lettori.
So bene quali poteri abbiamo chiamato per nome, quali interessi abbiamo incrociato e talvolta disturbato, e posso dirlo con la certezza di chi conosce la propria storia professionale, il Corriere della Calabria non ha mai praticato sconti e non comincerà certo a farne adesso, perché chi immagina che un attacco personale possa indurre una testata a correggere la propria rotta ha semplicemente sbagliato interlocutore. Faccio questo mestiere da troppi anni per avere paura delle minacce, delle intimidazioni e della ’ndrangheta. Gli avvertimenti ricevuti nel tempo sono stati respinti al mittente e denunciati alle Procure competenti quando hanno assunto la consistenza di un reato o di un’intimidazione, perché ho imparato che la pressione su un giornale raramente si manifesta nella forma brutale di un ordine esplicito e predilige piuttosto modalità più insinuanti, la domanda apparentemente innocua su chi si muova dietro un articolo, per esempio, o il consiglio immancabilmente presentato come dettato dal buon senso di occuparsi magari di altro.
È in questa zona grigia fatta di premure interessate che il condizionamento cerca di farsi strada nel lavoro di una redazione, ma è un copione che conosco da tempo e al quale non ho mai concesso il privilegio di diventare metodo, così come conosco bene gli interessi che si muovono dietro questo attacco sui social e non ho alcuna difficoltà a riconoscere, dietro la facciata dell’indignazione improvvisata, chi oggi ha interesse a delegittimare il lavoro di questa testata. Per il resto, ciascuno si tenga pure la propria versione dei fatti. Noi ci teniamo i fatti. (paola.militano@corrierecal.it)
*direttore Corriere della Calabria
Il Corriere della Calabria è anche su WhatsApp. Basta cliccare qui per iscriverti al canale ed essere sempre aggiornato
