Scuola, Unifad: «Fitti alti, docenti rifiutano supplenze a Nord»
Oltre il 70% dello stipendio è destinato all’affitto
COSENZA Ormai è una questione di sopravvivenza. Un docente neoassunto prende circa 1.400 euro netti al mese, ma al Nord oltre il 70% dello stipendio se ne va solo per l’affitto. Aggiungendo bollette, spesa e costi dei trasporti per tornare a casa, il saldo è inevitabilmente negativo”. Lo dice all’AGI Adele Sammarro, coordinatrice del dipartimento Istruzione e Merito di Italia del Meridione. Sammarro, che è anche segretario generale nazionale del sindacato Unifad, interviene sul fenomeno dei docenti che rinunciano al ruolo al Nord. “Molti insegnanti rifiutano il ruolo e restano al Sud da precari non per mancanza di passione, ma perché a causa degli ingenti aumenti non gli è più consentito lavorare sotto la soglia di sussistenza”, spiega Sammarro. Secondo la coordinatrice e leader sindacale, il danno per il sistema scolastico è enorme: “Settentrione e Mezzogiorno subiscono due effetti speculari ma ugualmente gravi: da un lato, le regioni del Nord affrontano una cronica scopertura dei posti, con un continuo turnover che penalizza la continuità didattica delle classi; dall’altro, nel Mezzogiorno si perpetua la piaga del precariato, costringendo docenti qualificati a vivere nell’incertezza pur di garantire la propria tenuta economica”. Per Sammarro, “non servono palliativi, ma urge una governance integrata che veda protagonisti il Ministero dell’Istruzione, i Trasporti e le autonomie locali” con una piattaforma in quattro punti.La proposta si articola su “istituzione dell’indennità di sede, un conguaglio retributivo basato sul costo reale della vita nei singoli territori; un piano straordinario foresterie con sinergie con le amministrazioni comunali per destinare il patrimonio immobiliare pubblico a residence scolastici con affitti agevolati; diritto alla mobilità e trasporti con l’attuazione di una vera continuità territoriale e un tetto massimo alle tariffe aeree e ferroviarie per i lavoratori della scuola; sblocco dei vincoli e consolidamento del sostegno, con una revisione delle tutele sulla mobilità e la trasformazione dei posti in deroga in organico di diritto nelle regioni meridionali”. “La scuola – prosegue – rappresenta il motore primario di sviluppo e coesione sociale del Paese. Lasciare che la professione docente sia ostaggio del costo della vita nelle grandi città o delle tariffe dei trasporti significa mortificare la funzione costituzionale dell’insegnamento”. Sammarro conclude sollecitando “un tavolo di confronto urgente con le istituzioni. Garantire condizioni economiche dignitose al personale scolastico è la premessa indispensabile per salvaguardare il valore e la tenuta della scuola pubblica”.
