’Ndrangheta, l’«alleanza strategica» tra Bruzzaniti e Senese. Da Bova Marina a Roma per gli affari nel fotovoltaico
Il rapporto nato durante la detenzione a Oristano e l’incontro del 2019 con Natale Bruzzaniti. Nell’ordinanza emerge il progetto di investire nel settore energetico
ROMA Un rapporto nato durante la detenzione e che, una volta fuori dal carcere, avrebbe dovuto trasformarsi in affari. Da una parte ci sono Michele Senese, storico boss della criminalità romana. Dall’altra Leone Bruzzaniti, altro pezzo da novanta della criminalità organizzata calabrese e, secondo gli investigatori, indicato a capo della cosca omonima. A fare da collante tra i due una sorta di «alleanza strategica», quella che gli investigatori della Dda di Roma collocano dentro una rete di relazioni capace di mettere insieme ambienti criminali romani e famiglie della ’ndrangheta reggina. È questo uno dei passaggi più significativi dell’inchiesta “Roma Diabolika” incentrata sulla morte dello storico ultrà della Lazio Fabrizio Piscitelli, ma che racconta un affresco di alleanze e rapporti tra la criminalità romana e pezzi della ‘ndrangheta calabrese attiva nella Capitale e nei dintorni.
Da Roma alla Calabria e viceversa
La storia, riportata nell’ordinanza, porta direttamente in Calabria e, il 2 maggio 2019, conduce Natale Bruzzaniti davanti a Roberto Macori, uomo della stretta cerchia relazionale di Senese. Obiettivo? Parlare di investimenti nel settore energetico, con un interesse specifico per il fotovoltaico, storicamente molto remunerativo per le aziende in cui la criminalità organizzata riesce a mettere le mani. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti romani, ad organizzare il contatto è Emanuele Gregorini. Non un nome qualunque, tutt’altro. Nipote di Michele Senese, Gregorini anche noto come “Dollarino” comparirà qualche tempo più tardi nei faldoni della maxinchiesta “Hydra” della Distrettuale antimafia di Milano ma è noto anche per essere stato catturato, nei mesi scorsi, addirittura in Colombia. Gregorini avrebbe un compito preciso: accompagnare Bruzzaniti da Macori perché, annotano gli investigatori, era considerato «proprio di famiglia».
Il rapporto nato nel carcere di Oristano
La genesi dell’incontro viene ricostruita nell’ordinanza a partire da alcuni anni prima. Michele Senese e Leone Bruzzaniti erano stati detenuti insieme nel carcere di Oristano dal 13 ottobre 2016 al 6 aprile 2017. È durante quel periodo, annota il gip, che i due avrebbero stretto quella che viene espressamente definita un’«alleanza strategica». Una relazione che, nella lettura investigativa, avrebbe dovuto essere resa «produttiva» attraverso una collaborazione con Piero Monti e veicolata nella Mediolanum Holding, società che nell’ordinanza viene indicata come utilizzata per attività di riciclaggio. Il quadro in cui si inserisce la Mediolanum è ancora più ampio e tocca l’altra inchiesta romana, Assedio, attraverso una complessa rete di interessi nella quale convergevano la famiglia Senese, le consorterie calabresi Morabito e Mancuso e gruppi campani riconducibili ai Mazzarella. Il progetto imprenditoriale nato attorno al deposito fiscale F.lli Vianello viene definito negli atti un vero e proprio «portale» attraverso il quale far confluire interessi differenti.
L’arrivo di Natale Bruzzaniti
Quindi il 2 maggio 2019 viene intercettato l’incontro tra Roberto Macori e Natale Bruzzaniti. L’ordinanza identifica Natale Bruzzaniti (nato a Melito Porto Salvo nel 1990) come figlio di Leone Bruzzaniti e lo indica come esponente di rilievo della famiglia Morabito di Bova Marina. Nello stesso atto viene precisato che Natale Bruzzaniti risultava incensurato. Ad accompagnarlo da Macori, come anticipato, sarebbe stato Emanuele Gregorini. Per gli investigatori, l’incontro era stato voluto direttamente da Michele Senese proprio in virtù del rapporto costruito in carcere con Leone Bruzzaniti. Il collegamento con la ’ndrangheta reggina viene ulteriormente sottolineato dal provvedimento: l’ordinanza descrive la ’ndrina di riferimento come alleata con i Morabito e i Palamara e ricorda il rapporto familiare tra Bruzzaniti e Pasquale Morabito, originario di Bova Marina e indicato negli atti come esponente di spicco della cosca Palamara.
«Allora ditemi che dobbiamo fare. Che vi serve?»
Quando Bruzzaniti arriva davanti a Macori, quest’ultimo cerca immediatamente di accreditarsi. Secondo la ricostruzione dell’ordinanza, Macori rivendica innanzitutto il proprio rapporto personale con Pasquale Morabito. Racconta che, prima dell’arresto, Morabito frequentava assiduamente il loro ambiente: «Stava sempre a casa nostra». Non solo. Macori sostiene di avere già una collaborazione in corso con esponenti dei Mazzaferro, indicati dagli investigatori come operanti nella stessa area criminale e collegati a Morabito. «Sono proprio amici di famiglia», dice parlando di quei rapporti. E ancora: «Lavorano con lui… per lui». Gli investigatori richiamano anche un dato oggettivo: tra maggio e novembre del 2017 sarebbero stati registrati circa 70 contatti telefonici tra un’utenza utilizzata da Nicolò Sfara e un numero intestato a Pasquale Morabito. A quel punto Macori entra nel vivo: «Allora ditemi che dobbiamo fare?… Che vi serve?».
Il progetto sul fotovoltaico
È Gregorini a spiegare il motivo dell’incontro. Secondo quanto riportato nell’ordinanza, infatti, la famiglia Bruzzaniti intendeva investire risorse nel settore energetico e, in particolare, nel fotovoltaico. Per questo Gregorini aveva organizzato l’appuntamento con Piero Monti, ritenuto in grado di mettere a disposizione competenze e conoscenze in quel comparto. Il passaggio assume un significato particolare nella ricostruzione complessiva dell’inchiesta perché, annota il gip, non si sarebbe trattato di un semplice incontro d’affari isolato anche perché Macori viene descritto come uno degli uomini incaricati di mettere in relazione mondi criminali differenti e progetti imprenditoriali. Nell’inchiesta “Assedio”, richiamata nel nuovo provvedimento, proprio Macori viene indicato come uno dei protagonisti delle attività di riciclaggio legate al settore degli idrocarburi e come il «regista» della nascita del gruppo Mediolanum. (g.curcio@corrierecal.it)
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