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Emergenza chiusura San Giorgio

Dialisi a Reggio, la terapia arriva a notte fonda. Fintred: «Il Gom è parte della soluzione, ora tocca alle istituzioni»

Dodici dializzati di giorno, diciotto nel turno notturno. Sedute accorciate per l’afflusso, potassio alto e pazienti «accampati» al Pronto soccorso

Pubblicato il: 08/10/2026 – 8:56
di Paola Suraci
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REGGIO CALABRIA Panchine, sedie a rotelle, ore che non passano. Per la seconda notte, dopo quella di lunedì quando è iniziata l’emergenza, i trenta dializzati rimasti senza il centro San Giorgio di Pellaro si sono ritrovati al Grande Ospedale Metropolitano, ad aspettare una terapia che dovrebbe essere ordinaria. Alla fine, la seduta è toccata a tutti. Ma la giornata, e quello che c’è dietro, lasciano una domanda aperta: fino a quando?

La giornata al Pronto soccorso

A raccontare l’attesa è Francesco Puntillo, coordinatore regionale della Fintred, la federazione dei nefropatici, dei trapiantati di rene e dei donatori. Il problema, spiega, non è solo di disagio, e ha a che fare con i tempi della cura. Una seduta di dialisi dovrebbe durare quattro ore per ciascun paziente. Ma i malati da trattare sono troppi per i posti disponibili, e così le sedute vengono accorciate. Una dialisi più breve depura meno il sangue, e il rischio è che i valori non rientrino. «Purtroppo i livelli di potassio cominciano a permanere alti e si possono creare situazioni emergenziali importanti».
Per questo ai pazienti è stato chiesto di non muoversi dal Pronto soccorso per l’intera giornata, fino all’avvio delle sedute. «Ci hanno pregato di restare qui tutta la giornata fino a sera, fin quando non iniziano a dializzare». Ancora una volta, dunque, il Pronto soccorso diventa la sala d’attesa di una cura salvavita. «Siamo qua accampati», dice Puntillo. «Ci sono persone di 90 anni, persone in sedia a rotelle, gente in grandi difficoltà». Parole dure, accompagnate dall’immagine di una giornata passata sulle panchine dell’ospedale. Stavolta, però, con un riconoscimento esplicito alla disponibilità del personale sanitario e della direzione del Gom, che ha scelto di tenere i pazienti dentro la struttura proprio per evitare che una situazione già fragile degenerasse.

Dodici di giorno, diciotto di notte

Alla fine la dialisi è arrivata per tutti e trenta. Dodici pazienti, quelli con il potassio più alto e quindi più urgenti, sono stati trattati nel corso della giornata. Per gli altri diciotto il Gom ha aperto un turno notturno, dalle 21 all’una, richiamando anche personale reperibile. «Il risultato più importante è che alla fine tutti e 30 i pazienti hanno ricevuto la loro terapia», dice Puntillo. «Questo è ciò che conta più di tutto». E poi il pensiero a chi ha tenuto aperte le sale: «Questo ha comportato sacrifici importanti per medici, infermieri e operatori, che hanno prolungato la propria attività e richiamato anche personale reperibile pur di garantire la dialisi a tutti. A loro va il nostro più sincero ringraziamento». Il turno notturno è stato il passaggio più duro. «Hanno consentito a 18 persone di ricevere la propria terapia in una fascia oraria particolarmente impegnativa, mettendo a disposizione professionalità, tempo e disponibilità personale».

«Il Gom non è il problema: è parte della soluzione»

La Fintred tiene a chiarire che la criticità emersa non può essere attribuita al personale del Gom, che anzi ha contribuito in modo decisivo a garantire la continuità della terapia. «Abbiamo visto concretamente cosa significa mettere il paziente al centro», dice Puntillo. «Di fronte alla necessità di garantire una terapia salvavita, gli operatori hanno fatto tutto ciò che era nelle loro possibilità per non lasciare indietro nessuno. A loro va la nostra gratitudine e il nostro rispetto». E il coordinatore insiste per evitare ogni equivoco: «Non vogliamo che passi un messaggio sbagliato – precisa –. Il Gom non è stato il problema. Il Gom è stato parte della soluzione. Medici, infermieri e operatori hanno messo in campo uno sforzo straordinario per garantire ai pazienti ciò di cui avevano bisogno». Ma proprio qui sta il punto. «Quello che è stato possibile fare grazie alla disponibilità e al sacrificio degli operatori non può diventare la modalità ordinaria. Non possiamo pensare che ogni emergenza venga risolta prolungando i turni fino a notte fonda o richiamando personale reperibile».

La lettera a Occhiuto: Il decreto non è mai stato firmato

Con la crisi che si aggrava, la Fintred ha indirizzato una lettera aperta al presidente della Regione, Roberto Occhiuto, a firma dello stesso Puntillo. Nella missiva i malati precisano di non chiedere un privilegio ma di esercitare un diritto fondamentale: cure salvavita vicino a casa, nel comune in cui vivono. Il documento ricorda che la mancanza di 29 posti rene nel Reggino è una carenza nota, messa nero su bianco dall’Asp di Reggio già con le delibere 582 del 2018 e 630 del 2024. Dopo la Commissione di vigilanza del Consiglio regionale del gennaio 2025 era stato predisposto un decreto del commissario ad acta per colmare quel fabbisogno. Non è mai stato firmato. La Fintred chiede quindi a Occhiuto un’assunzione immediata di responsabilità politica: firmare il decreto fermo e costruire la rete territoriale, perché un ospedale hub come il Gom non sia costretto a farsi carico in modo permanente dei buchi dell’assistenza periferica. Un concetto che Puntillo ribadisce: «Ora tocca alle istituzioni creare le condizioni perché non sia sempre necessario chiedere agli operatori di fare uno sforzo straordinario per compensare una carenza della rete territoriale. La soluzione deve essere strutturale e deve mettere al centro il paziente, ma anche la sostenibilità del lavoro degli operatori sanitari».

La Cgil: Crisi annunciata, serve il Prefetto

Sulla stessa linea i segretari generali di Cgil e Fp Cgil di Reggio Calabria, Gregorio Pititto e Francesco Callea. Per i sindacati è una crisi annunciata: «La salute pubblica non è un costo da tagliare, ma il pilastro fondamentale della nostra comunità», affermano, ribadendo al contempo che «le strutture private, nel rispetto delle norme e delle autorizzazioni previste, devono continuare a svolgere un ruolo di supporto al servizio pubblico». «La firma dei decreti per l’attivazione dei 29 posti rene mancanti a copertura del fabbisogno territoriale non è più rinviabile. Per uscire dallo stallo, Cgil e Fp Cgil chiedono l’apertura immediata di un tavolo d’urgenza promosso dal Prefetto con Regione e Asp, che porti alla firma dei decreti».

«Nessuno è rimasto indietro»

La Fintred chiude con un grazie a medici, infermieri, tecnici e a tutto il personale: «Avete dimostrato professionalità, senso di responsabilità e attenzione verso persone che stavano vivendo una situazione di grande difficoltà. Questa sera nessuno è rimasto indietro. È questo il risultato che vogliamo sottolineare. Ora dobbiamo lavorare affinché, in futuro, garantire la dialisi a tutti non richieda sacrifici straordinari, ma sia il risultato naturale di una rete sanitaria adeguatamente programmata e organizzata». Venerdì ci sarà l’altra seduta di dialisi per i malati che sperano sia l’ultima in queste condizioni auspicando la riapertura del Centro San Giorgio.

LEGGI ANCHE: Niente accreditamento per il centro dialisi: a Reggio Calabria l’SOS dei pazienti fragili al pronto soccorso


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