La riforma elettorale diventa legge. Ecco tutte le misure
La maggioranza “tiene” senza problemi, via libera al testo alla Camera
ROMA L’Aula della Camera ha definitivamente approvato, a scrutinio segreto, la proposta di legge di riforma elettorale con 227 voti favorevoli e 164 contrari (nessun astenuto), nel testo identico a quello modificato dal Senato. Il via libera finale è arrivato in terza lettura complessiva e dopo tre voti di fiducia chiesti dal Governo per l’approvazione dei primi tre articoli del provvedimento. Le opposizioni hanno ribadito l’incostituzionalità della riforma.
Le misure
L’introduzione di un sistema proporzionale con premio di maggioranza, l’obbligo di indicazione del candidato presidente del Consiglio, preferenze scelte da una lista di candidati e capilista bloccati. Sono i punti principali del testo di riforma della Legge elettorale, presentato dal centrodestra, approvato in via definitiva, in terza lettura parlamentare, a scrutinio segreto, dall’Aula della Camera. Il provvedimento prevede una quota già fissata di seggi aggiuntivi – 70 a Montecitorio e 35 al Senato -, che sarà attribuita alla lista o coalizione che avrà raggiunto almeno il 42 per cento dei voti in ciascuna delle due Camere. Il tetto massimo di seggi non potrà comunque superare quota 220 alla Camera e 113 a palazzo Madama. Niente ballottaggio nel caso in cui nessuno raggiunga il 42 per cento: in tale circostanza, tutti i seggi del premio di maggioranza verranno ripartiti in modo proporzionale. Durante l’esame a palazzo Madama è stata cambiata la norma sull’elezione dei candidati nei collegi plurinominali: le liste saranno formate da un capolista bloccato e da un elenco di sei candidati, tra i quali gli elettori potranno scegliere, con le crocette, fino a tre preferenze. Viene, poi, eliminata l’alternanza di genere per i capilista che era contenuta nella Legge elettorale sinora vigente, il cosiddetto Rosatellum, dal nome del suo relatore, e primo firmatario, il deputato Ettore Rosato. Per accedere in Parlamento occorrerà superare una soglia di sbarramento a livello nazionale del 10 per cento dei consensi per quanto riguarda le coalizioni e del 3 per cento per le liste, con la possibilità di ripescaggio della prima lista coalizzata rimasta al di sotto della soglia indicata. Via libera, inoltre, all’obbligo, pena l’inammissibilità della lista, quando viene depositato il contrassegno, dell’indicazione del nome che verra’ proposto dalla lista o dalla coalizione al presidente della Repubblica come candidato premier e la presentazione del programma, fatta sempre salva la prerogativa del capo dello Stato di nominare il presidente del Consiglio dei ministri. Il nome ed il cognome del premier non figureranno sulla scheda elettorale. In Senato sono state ridisegnate le “circoscrizioni dei collegi della regione Trentino-Alto Adige-Sudtirol”, con particolare riferimento al perimetro dei collegi uninominali della provincia di Bolzano. Via libera anche al voto dei fuorisede per motivi di studio, lavoro e cure mediche, con la definizione di tempi, requisiti e procedure. Si prevede la possibilita’ di votare nel luogo in cui si è temporaneamente domiciliati da almeno nove mesi (tre mesi nel caso di persone che sono fuori dal Comune appunto per cure mediche), iscrivendosi nell’apposito Albo entro 30 giorni dalla maturazione dei requisiti e ad almeno 45 giorni dalle elezioni. A palazzo Madama è stata introdotta l’estensione del diritto di voto per i fuori sede ai caregiver familiari. Novita’, infine, sulle circoscrizioni Estero che vengono ridotte, diventando due per Montecitorio (Europa e Americhe-Asia-Oceania-Antartide) ed una per palazzo Madama. A dispetto dell’ampiezza delle circoscrizioni, resta immutato il numero di almeno 500 firme previste per la presentazione delle liste. Cancellato in Senato, in quanto a rischio di incostituzionalità, un emendamento presentato da Forza Italia, in prima lettura alla Camera, per evitare la proliferazione delle piccole liste: per quanto concerne l’assegnazione del premio di maggioranza saranno, dunque, calcolati anche i voti delle liste che ottengono lo zero virgola. Le formazioni politiche che non sono presenti in Parlamento dovranno raccogliere almeno 6 mila firme in ogni collegio per presentare le liste: si tratta di un numero quadruplicato rispetto alle 1.500 firme che finora erano necessarie. Resta l’esenzione dalla raccolta delle firme per i partiti costituiti in gruppo parlamentare, in almeno una delle due Camere, al 31 dicembre del 2025. Rimane, poi, l’obbligo di raccogliere almeno 1.500 firme a collegio per chi ha un gruppo o una componente in almeno uno dei due rami del Parlamento. Niente sottoscrizioni elettorali in modalita’ digitale, con Spid o firma elettronica, come auspicato dalle opposizioni. In Senato sono state ridisegnate le “circoscrizioni dei collegi della regione Trentino-Alto Adige-Sudtirol”, con particolare riferimento al perimetro dei collegi uninominali della provincia di Bolzano. Via libera anche al voto dei fuorisede per motivi di studio, lavoro e cure mediche, con la definizione di tempi, requisiti e procedure. Si prevede la possibilità di votare nel luogo in cui si e’ temporaneamente domiciliati da almeno nove mesi (tre mesi nel caso di persone che sono fuori dal Comune appunto per cure mediche), iscrivendosi nell’apposito Albo entro 30 giorni dalla maturazione dei requisiti e ad almeno 45 giorni dalle elezioni. A palazzo Madama è stata introdotta l’estensione del diritto di voto per i fuori sede ai caregiver familiari. Novità, infine, sulle circoscrizioni Estero che vengono ridotte, diventando due per Montecitorio (Europa e Americhe-Asia-Oceania-Antartide) ed una per palazzo Madama. A dispetto dell’ampiezza delle circoscrizioni, resta immutato il numero di almeno 500 firme previste per la presentazione delle liste. (redazione@corrierecal.it)
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